58. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 30 ottobre 2016 – TRENTUNESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 19,1-10.

Oggi ci viene insegnato che l'uomo ha il desiderio naturale ma inefficace di vedere Dio; solo il Signore può rendere spirituale, efficace e dunque, sacramentale, il desiderio della divinità. Si parla di Zaccheo, il peccatore che si converte, che sale sul Sicomoro per vedere Gesù.

La pericope evangelica si compone fondamentalmente in tre passaggi:

1) Zaccheo è insoddisfatto e vuole vedere Gesù;

2) Diventa un incontro efficace per Zaccheo perché Gesù lo chiama;

3) Zaccheo non cambia mestiere, si converte.

Chi era Zaccheo? Egli era un pubblicano, quindi per Scribi, Farisei, Dottori della legge, un peccatore (molte volte estorcevano denaro in più rispetto alle tasse da riscuotere). Gesù lo cerca, lo trova, va a casa sua. Per Gesù Zaccheo è importante! Zaccheo si rende conto di quel che è solo incontrando Gesù. Il Cristiano, per sua natura, è incline a compiere il bene. "Zaccheo significa Dio ricorda". Gesù riconosce Zaccheo come figlio di Abramo ma nella linea della fede.

Gesù alza gli occhi e vede Zaccheo, i due quindi hanno lo stesso intento, uno ricerca l'altro. Vi è un avverbio, molto ricorrente in Luca, che chiarisce quanto detto, l'avverbio  - SEMERON, che significa il giorno d'oggi, oggi, il momento, il tempo presente, l'oggi di cui si parla, per Zaccheo: oggi la salvezza è entrata in questa casa.

La restituzione quantitativa dei beni da parte di Zaccheo, è ben di più delle prescrizioni ebraiche che fissavano a un quinto del reddito la cifra massima da elargire ai poveri: la conversione di Zaccheo inizia qui.

Luca rivolge la sua attenzione soprattutto ai peccatori, evidenziando la bontà di Dio e per tal motivo si parla della conversione di un pubblicano, Zaccheo.

Il termine salvezza è reso invece con  - soteria e l'originale greco è traducibile con liberazione, salvezza, salute, camino della salvezza o per la salvezza, salvezza eterna, totale e definitiva. La conversione non è un punto di arrivo per Zaccheo, comporta un lungo cammino e il fatto di voler restituire quattro volte tanto e dare la metà dei beni a poveri è solo l'inizio di questo bel cammino che porterà alla salvezza "eterna, totale e definitiva".

Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a:

maestro.max@hotmail.it


massimiliano.lanza.121@istruzione.it  

Bibliografia:

Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato.

41. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 07 agosto 2016 DICIANNOVESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

 Vangelo: Luca 12,32-48 (I lettura Sapienza 18,6-9 ; II lettura Lettera agli Ebrei 11,1-2.8-19).

La parola “chiave” di questa domenica è: dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

Gesù chiede di donare tutto per amore. In noi scatta un meccanismo psicologico di attaccarsi ai beni. Vendere tutti i beni e darli in elemosina: è il consiglio evangelico, una proposta di Gesù che incute molta paura. Gesù non ci ha detto di prendere tutti i nostri beni e buttarli dalla finestra; Egli dice di gestire i propri beni, tutto ciò che Dio ci ha donato. Noi dobbiamo giocare i nostri beni alla luce dell'amore.

La prima considerazione che possiamo far scaturire dalla parabola di oggi è il tema della vigilanza: Beati quei servi che sono trovati vigilanti, pronti e disponibili al momento del bisogno. Il discepolo di Gesù deve essere sempre disponibile; Gesù è servo e lo è per amore: Dio è, come dice Isaia, il Dio-con-noi, Dio Padre tergerà ogni lacrima dai nostri occhi.

Dio è come un ladro, viene di notte, all'improvviso; solo chi si ritiene padrone dei beni della terra e considera appunto Gesù un ladro, non lo considera l'autore dei beni e teme che gli vengano sottratti da Dio stesso.

Questa parabola è per noi o altri? È certamente per chi ha maggiori disponibilità, queste persone hanno capito ciò che Dio vuole e alimentano il bene anche per gli altri. Le ricchezze del mondo non sono assolute ma un dono di Dio per i fratelli, una vita sul sentiero del vero discepolo di Gesù, altrimenti è una follia. Le ricchezze non devono occupare il nostro cuore, secondo gli Ebrei la parte più intima per l’uomo, per Freud fu l’inconscio, per i cristiani la sede dei sentimenti, centro del rapporto intimo con Dio e il cuore, come si afferma nella Bibbia e come asserisce Rengestorf è sede della volontà (buona o cattiva dipende da noi).

I soggetti del vangelo della domenica odierna sono:

1)   La Vigilanza nell’attesa;

2)   La fedeltà (in attesa di Cristo) nell’attesa;

3)   La tragicità di questo tempo di attesa;

4)   Essere capaci a leggere i segni dei tempi;

5)   Gli uomini sono a un bivio: pentirsi o morire.

Il Discepolo di Gesù ha fiducia nella vittoria sul male del Regno di Dio. Il discepolo di Gesù ha fede; come affermò il teologo protestante Tillich, in altre parole “Credere è accettare di essere accettato da Dio”.

Le parabole ivi narrate sono dette parabole dell’imminenza escatologica. Secondo Laconi, “l’era escatologica sta per suonare”. La prospettiva è sempre quella della parusia: bisogna stare attenti perché non sappiamo quando il Signore verrà. Per accogliere il Signore è necessario avere i cinti pronti, come a Pasqua, aspettando il suo arrivo! La speranza è quella delle beatitudini; le lucerne accese ricordano la parabola delle dieci vergini.

Vi è un termine greco di riferimento,  oiconomoV - oikonomos, che richiama il valore dei vescovi (i padroni) alla guida della Chiesa, con l’incarico di responsabili della salvezza delle anime.

 

 Massimiliano Lanza

Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a:

maestro.max@hotmail.it

o

massimiliano.lanza.121@istruzione.it  

Bibliografia:

·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

·         Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

·         Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline

·         Rengestorf Karl Heinrich, Il Vangelo secondo Luca, 278

31. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche
di domenica 05 giugno 2016 – X DOMENICA PER
ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A
cura di Massimiliano Lanza
Vangelo: Luca 7,11-17 (I lettura Primo Libro dei Re
17,17-24 ; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo
ai Galati 1,11-19).
A cura di Massimiliano Lanza
Dopo le solennità del tempo ordinario ritorniamo alle
domeniche per annum così come le conosciamo e oggi si
parla di risurrezione. La prima lettura parla della
risurrezione, per mezzo di Elia, del figlio unico della
vedova in Zarepta di Sidone e il Vangelo narra della
risurrezione del figlio unico della vedova di Naim; durante
il T.O., come al solito, prima lettura e vangelo
concordano.
I due miracoli sono segno della potenza di Dio che libera
dalla morte, ma mentre Elia compie gesti complicati (era
profeta, non Dio), Gesù segue una “procedura” (se così la
possiamo definire) semplice, a dimostrare che “un
grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo
popolo” e la visita è la caratteristica del profeta, è un
vero atto di profezia, è un uomo preso dalla parola di Dio,
non si tratta di magia, le parole diventano opere
(confronta Dei Verbum). Il profeta entra in rapporto
immediato con Dio (G. Von Rad) che, come recita la
preghiera di colletta propria, illumina il mistero del dolore
e della morte. Inoltre Dio fa crescere, edifica, esorta,
solleva dal male e dal dolore (A.S. Bessone).
Le pericopi di oggi, la veterotestamentaria e il vangelo, ci
parlano di risurrezione, dottrina introdotta tardivamente
nell’Antico Testamento (II secolo a.C.) e chiaramente ben
sviluppata nel Nuovo che parte subito dalla risurrezione
come fondamento teologico.
Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, durante gli
anni di insegnamento presso la Facoltà Teologica
dell’Italia Settentrionale, così argomentava: “Paolo”
apostolo “tenta di rispondere alle obiezioni dei Corinzi di
mentalità greca: essi avevano difficoltà a pensare alla
risurrezione dei corpi e si chiedevano come fosse il corpo
dei risorti […]”. Per spiegarlo l’apostolo collegava il
discorso della risurrezione con l’attesa della
sopravvivenza di là della morte, mistero presente in tutte
le culture, comprese quelle atee (pensiamo alle filosofie
indiane, le famose religioni senza Dio, tra cui il
Buddismo).
L’episodio della vedova di Naim è tramandato soltanto da
Luca; un racconto simile, oltre la prima lettura di oggi, si
trova nel Secondo Libro dei Re (4,18-37), con la
differenza che la prima è operata da Elia e la seconda da
Eliseo (il maestro e il discepolo). Luca intende porre Gesù
in linea con gli antichi profeti, come sarà proclamato dalla
folla entusiasta. Il paragone va anche a Giovanni il
battezzatore (v. 22: i morti risorgono).
Naim non dista molto da Sunem, la località, dove il
profeta Eliseo compì il miracolo (vedi sopra).
Nel brano evangelico è la prima volta che Gesù è
chiamato o KurioV - o Kyrios (il Signore), titolo che era
attribuito solamente a Jahvé. In realtà è un invito ad
adorare il Signore che l’evangelista, ispirato, propone.
Qui Gesù è svelato come vero uomo (si commuove alla
vista del bambino morto) e vero Dio, Signore, che è
capace di sacrificare la vita anche ai morti. Oggi si è
parlato anche di morte e un altro commento afferma:
“Oggi si parla della morte: la società non ne parla mai, ed
è giusto, l'uomo è fatto per la vita! Eppure Dio farà
risorgere anche i nostri corpi umiliati per la sepoltura. Se
ci atterrisce e spaventa il pensiero della morte dall'altra
parte è di grande consolazione sapere che Cristo, in quel
momento, sarà pronto ad accoglierci nella sua pace e a
portarci alla vita eterna in paradiso e alla risurrezione dei
nostri corpi!”.
La folla coglie la dimensione messianica di Gesù, Elia
redivivo, che viene a visitare il suo popolo. Il verbo
visitare è tradotto dall’ebraico paqad e greco epesceyato
- epeschepsato. La presenza e le parole di Gesù
rappresentano la volontà salvifica di Dio. Cristo è il suo
strumento nella storia. Il miracolo narrato oggi ha valore
apologetico e taumaturgico, ma anche epifanico, cioè ha
natura di rivelazione e fa vedere la forza dell’intervento
storico-salvifico di Dio, il quale viene nella storia a
visitare il suo popolo. La realtà di questa storia è al
femminile: abbiamo una donna, vedova e affranta, così
com’era capitato ad Elia ed Eliseo. Dio è poi glorificato e
non è un qualcosa di propagandistico di fronte alla folla
ma è un elemento didattico e dottrinale nei confronti del
popolo che deve “imparare”.
Massimiliano Lanza
Bibliografia:
·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno
C, Biella
·          Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa,
Riflessioni domenicali per credenti e non credenti,
Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova
·          Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della
Bibbia, Luca, Edizioni Paoline
·          Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno
pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso
privato per gli studenti
·         Von Rad Gerhard (1979), Deuteronomio, Brescia

 

 

30. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 maggio 2016 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DÌ CRISTO (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 9,11-17 (I lettura Genesi 14,18-20 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 11,23-26).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si sa se avvenuta a Betsaida, o tra Betsaida e il deserto o altrove. Gesù dunque moltiplica i pani e i pesci, utilizzando un vero e proprio “rito di consacrazione”. Il richiamo è all’eucarestia (il rendere grazie, lo spezzare il pane) e alla Chiesa apostolica.

La solennità di oggi è tardiva, poiché l’eucarestia si ricorda il giovedì santo, durante la Santa Messa in Cena Domini; il giovedì santo è però inserito nel triduo pasquale e non è soltanto l’ultima cena! In essa si sviluppa il tradimento di Giuda; era necessario che la Chiesa istituisse una solennità apposita, in cui si celebrasse l’adunanza “festosa” del popolo di Dio.

Il memoriale eucaristico non è semplice ricordo ma attualità di Cristo che muore e risorge durante la consacrazione (meglio la transustanziazione) del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Dio. Il "Corpus Domini" richiama la Pasqua per due aspetti: la Pasqua vera e propria giacché passaggio (passaggio anche da pane e vino a corpo e sangue di Cristo) e la Pentecoste poiché si invoca lo Spirito Santo sulle specie eucaristiche. Eucarestia, peraltro, deriva del verbo greco eucaristo e significa azione di grazie.

Venendo ai simboli, prendendo ad esempio il vino, in conformità a studi esegetici si può affermare che esso rappresenta la gioia di vivere, in conformità a Cantico dei Cantici l’amore tra un uomo e la donna, la sapienza, la responsabilità, il dolore e la sofferenza (se riferito direttamente al sangue di Cristo), il sangue dell’alleanza (sulla base di Mosè che benedisse il popolo con il sangue dell’aspersione), ecc.

La prima lettura riferita alla solennità odierna è una pericope di Genesi; viene narrato l’incontro tra Abram e Melchisedek, re di Salem, al quale viene offerto pane e vino. Melchisedek è un personaggio complesso da spiegare, in estrema sintesi è l’immagine del vero Sommo Sacerdote, Cristo. Nella breve narrazione Dio viene tradotto da El Elion, il vero Dio di Abramo. Melkisedek è qui rappresentato come Messia, Re (di Gerusalemme) e Sacerdote. L’augurio finale è la benedizione (irrevocabile anche secondo il Vecchio Testamento), conclusione di ogni eucarestia e/o azione liturgica.

J. Dupont, a riguardo del brano evangelico, ci dice che i Dodici (come del resto è risaputo) sono gli Apostoli; nella vicenda non hanno un ruolo marginale, a differenza del Vangelo di Giovanni (gli apostoli si confondono tra la folla, perché i protagonisti sono Gesù e le folle), anche se non capiscono la profonda intenzione di Gesù, che va valutata tramite la fede. Egli non vuole rimandare le folle digiune ma non vuole che i discepoli facciano provviste, provvede Lui stesso. Essi non sono designati con il titolo esatto  - oi apostoloi ma con  – oi dodeca; il primo titolo è ufficiale e “non è una semplice designazione che conveniva ai dodici nel momento esatto della loro missione pubblica, quanto un titolo che appartiene loro in proprio e che definisce la loro prerogativa agli occhi dei credenti”.

Far sedere la folla a gruppi di cinquanta è una norma mutuata da Esodo, poiché Mosè aveva ordinato ai giudici di far sedere le folle a gruppi di cinquanta.

Il richiamo della moltiplicazione è paragonabile alla manna distribuita da Dio stesso nel deserto, figura della realtà più grande, l’eucarestia.

Alla fine il miracolo stupisce e fa esultare la folla.

 

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Dupont J. (1968-69), Le salut des Gentils et le significations theologique du Livre de Actes, in N.T. St. 6, pp. 132-155

  • Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

Il Malato

Ero stanco, sfiduciato,
vedevo le tenebre;
un giorno mi hanno chiamato,
così ero vocato,
a servire il prossimo,
in un reparto ospedaliero,
trattava tanti mali e tante patologie,
curava il sangue, le reni,la psiche...ho visto la luce,
gli ammalati ho aituato,solo con mansioni semplici, solo con un sorriso e una parola,la luce ha distrutto le mie tenebre,
ogni volta che l'avete fatto a uno solo di questi piccoli
l'avete fatto a me,

 

 

 

 

 

 

30. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 maggio 2016 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DÌ CRISTO (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 9,11-17 (I lettura Genesi 14,18-20 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 11,23-26).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si sa se avvenuta a Betsaida, o tra Betsaida e il deserto o altrove. Gesù dunque moltiplica i pani e i pesci, utilizzando un vero e proprio “rito di consacrazione”. Il richiamo è all’eucarestia (il rendere grazie, lo spezzare il pane) e alla Chiesa apostolica.

La solennità di oggi è tardiva, poiché l’eucarestia si ricorda il giovedì santo, durante la Santa Messa in Cena Domini; il giovedì santo è però inserito nel triduo pasquale e non è soltanto l’ultima cena! In essa si sviluppa il tradimento di Giuda; era necessario che la Chiesa istituisse una solennità apposita, in cui si celebrasse l’adunanza “festosa” del popolo di Dio.

Il memoriale eucaristico non è semplice ricordo ma attualità di Cristo che muore e risorge durante la consacrazione (meglio la transustanziazione) del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Dio. Il "Corpus Domini" richiama la Pasqua per due aspetti: la Pasqua vera e propria giacché passaggio (passaggio anche da pane e vino a corpo e sangue di Cristo) e la Pentecoste poiché si invoca lo Spirito Santo sulle specie eucaristiche. Eucarestia, peraltro, deriva del verbo greco eucaristo e significa azione di grazie.

Venendo ai simboli, prendendo ad esempio il vino, in conformità a studi esegetici si può affermare che esso rappresenta la gioia di vivere, in conformità a Cantico dei Cantici l’amore tra un uomo e la donna, la sapienza, la responsabilità, il dolore e la sofferenza (se riferito direttamente al sangue di Cristo), il sangue dell’alleanza (sulla base di Mosè che benedisse il popolo con il sangue dell’aspersione), ecc.

La prima lettura riferita alla solennità odierna è una pericope di Genesi; viene narrato l’incontro tra Abram e Melchisedek, re di Salem, al quale viene offerto pane e vino. Melchisedek è un personaggio complesso da spiegare, in estrema sintesi è l’immagine del vero Sommo Sacerdote, Cristo. Nella breve narrazione Dio viene tradotto da El Elion, il vero Dio di Abramo. Melkisedek è qui rappresentato come Messia, Re (di Gerusalemme) e Sacerdote. L’augurio finale è la benedizione (irrevocabile anche secondo il Vecchio Testamento), conclusione di ogni eucarestia e/o azione liturgica.

J. Dupont, a riguardo del brano evangelico, ci dice che i Dodici (come del resto è risaputo) sono gli Apostoli; nella vicenda non hanno un ruolo marginale, a differenza del Vangelo di Giovanni (gli apostoli si confondono tra la folla, perché i protagonisti sono Gesù e le folle), anche se non capiscono la profonda intenzione di Gesù, che va valutata tramite la fede. Egli non vuole rimandare le folle digiune ma non vuole che i discepoli facciano provviste, provvede Lui stesso. Essi non sono designati con il titolo esatto  - oi apostoloi ma con  – oi dodeca; il primo titolo è ufficiale e “non è una semplice designazione che conveniva ai dodici nel momento esatto della loro missione pubblica, quanto un titolo che appartiene loro in proprio e che definisce la loro prerogativa agli occhi dei credenti”.

Far sedere la folla a gruppi di cinquanta è una norma mutuata da Esodo, poiché Mosè aveva ordinato ai giudici di far sedere le folle a gruppi di cinquanta.

Il richiamo della moltiplicazione è paragonabile alla manna distribuita da Dio stesso nel deserto, figura della realtà più grande, l’eucarestia.

Alla fine il miracolo stupisce e fa esultare la folla.

 

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Dupont J. (1968-69), Le salut des Gentils et le significations theologique du Livre de Actes, in N.T. St. 6, pp. 132-155

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

28. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 15 maggio 2016 PENTECOSTE - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

1) Santa Messa vigilare - Vangelo: Giovanni 7,37-39 (I e II lettura non riportate, poiché ivi proposta varietà di testi biblici);

2) Vangelo: Giovanni 14,15-16.23-26 (I lettura Atti degli Apostoli 2,1-11 ; II lettura Romani 8,8-17).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Veni creator Spiritus, imple superna gratia!

Durante la solennità odierna, data la varietà di brani biblici proposti, mi orienterò a commentare le letture bibliche della Santa Messa del giorno, uguali (I lettura e salmo) per i tre anni liturgici, differenti II lettura e Vangelo. All’inizio commenterò comunque la pericope evangelica della Santa Messa vigilare.

Il brano evangelico tratto dal capitolo VII di Giovanni ci parla di “fiumi di acqua viva che sgorgheranno”: questa promessa messianica va riferita alla liturgia della festa ebraica delle capanne. Essa consisteva in una preghiera per richiedere la pioggia seguita da un ringraziamento per il miracolo dell’acqua.

La pericope evangelica proclamata durante il giorno dimostra che Gesù è Dio, è parte della Trinità, ha l’autorità di Dio stesso. Lo Spirito Santo “confonderà” il mondo, proprio perché non si osserva la Parola del Signore.

Oggi è ricordata l'effusione dello Spirito Santo, mistero teologico riguardante la Chiesa attuale e che originò la Chiesa nel post-risurrezione, cinquanta giorni dopo, anche se alcuni autori e alcune versioni bibliche collocano la Pentecoste lo stesso giorno della risurrezione. In effetti Pentecoste sta per Pasqua, oppure Pentecoste a compimento del mistero pasquale. Un autore del VI secolo, facendo l'esegesi della prima lettura, afferma che la Chiesa, essendo diffusa in tutto il mondo, parla tutte le lingue e ben sappiamo come la sede del Papa sia orientata alla mondialità. La prima lettura, tratta da Atti degli Apostoli, parla di persone che comprendevano l’esposizione di Pietro nella lingua natia. In realtà, non escludendo il verificarsi del miracolo, si può affermare (opinione anche diffusa tra i biblisti) che si trattasse di un evento al contrario di Babele, in cui, se ricordate il famoso episodio della confusione delle lingue, gli uomini non si comprendevano più. Nel tempo del Nuovo Testamento, lo Spirito Santo crea unione e sintonia tra le genti, le quali si comprendono. Lo Spirito, inoltre, non è evento nuovo: l’intera Bibbia parla dello Spirito. L’osservanza dei Comandamenti è possibile solo con l’ausilio dello Spirito Santo.

San Paolo ci dice che "Gesù è il Signore"! È lo Spirito che ha ispirato Paolo a scrivere delle epistole meravigliose, è lo Spirito che, nonostante tutti i limiti, fa parlare il magistero, ordinario e straordinario nella Chiesa, in una parola i diaconi, i presbiteri, gli episcopi (i vescovi) e il Papa sono e devono stare sotto lo Spirito Santo sovrano, Re dei Re, Signore dei Signori, nella Parola.

Lo Spirito è fuoco: nel Cantico dei Cantici è scritto che l'amore è fuoco e che i grandi fiumi non possono spegnerlo. Il fuoco, pauroso e affascinante al contempo, che tutto avvolge e diventa una cosa sola, come i credenti con il Signore.

Infine è lo Spirito Santo che agisce nei credenti, è il "pneuma", è il soffio vitale, è "Colui che è", come a Mosé la rivelazione del roveto ardente: "Io sono colui che sono". Lo Spirito è rappresentato dal verbo essere ebraico, il quale è vita, richiama all'esistenza, è fortezza e gloria sia dei progenitori sia dei credenti in Cristo!

Inoltre, lo Spirito Santo fornisce i doni di:

  1. Parlare ed esortare;

  2. È energia spirituale che zampilla, come una sorgente, dal cuore dell’uomo;

  3. È dono che Dio elargisce gratuitamente.

La mia personale esperienza, all'inizio dei miei studi teologici, durante le convocazioni del Rinnovamento nello Spirito Santo è stata l'esplosione dei carismi ma a volte il fanatismo a essi frammisto. Lo Spirito Santo, oltre a infonderci saggezza ed equilibrio, ci dia anche una vera guarigione. Nel passato fui testimone di un "miracolo" o "guarigione straordinaria" (tra l’altro il fatto fu studiato sul piano medico), frutto dell'invocazione continua dello Spirito (si trattava di una donna sofferente da una forma di sclerosi multipla, poi completamente sanata).

L'Effusione dello Spirito Santo, avviene sacramentalmente durante la Confermazione o Cresima ma è presente sostanzialmente in tutti gli altri sacramenti.

Gesù è mediatore tra Dio e il popolo, come Mosè. Il popolo non è ancora pronto a stare vicino a Dio e solo Mosè, l'eletto, è ammesso a stare alla presenza di Dio, colloquiando con lui come con un amico, come già era avvenuto in passato con Abramo. Ora, invece, grazie al Battesimo e alla figliolanza divina, tramite l'ausilio dello Spirito Santo, questa grazia è riservata a tutti, così da diventare altri Gesù. Noi formiamo l'umanità nuova rigenerata da Gesù morto in croce. Ognuno di noi può parlare con Dio nell'intimo del suo cuore. Noi siamo la Chiesa, siamo il luogo, dove Dio è vicino, è amico, è Padre! Man mano che diamo il nostro assenso, siamo un seme che deve germogliare e crescere. Il lavorio dello Spirito è lento perché si adatta alla nostra partecipazione sempre più consentita, con speranza, la quale ci porta in paradiso, nella realtà di Dio. Abbiamo tuttavia Maria, madre della Chiesa nascente, tramite il discepolo Giovanni sulla croce. La madre è presenza accogliente con il dono dello Spirito su tutta la Chiesa. Siamo partecipi e piccoli strumenti dello Spirito Santo, fonte zampillante per la vita eterna. Noi siamo occasione e strumento con il quale il Signore può servirsi, come Maria.

Preghiamo ogni giorno lo Spirito Santo, non solo a Pentecoste.

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 – 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

  • Lanza M. (2014), Commentari biblici, anno pastorale 2013 - 2014 in Omelie anno A, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

 

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Massimiliano Lanza Assistente Amministrativo Presso Liceo "G. e Q. Sella" Biella - Via Addis Abeba, 20 - 13900 Biella (BI) Tel. 015/8409141 - Fax 015/8491797 Volontario presso Struttura Complessa di Oncologia Ospedale degli Infermi Ponderano Via del Ponderanesi, 2 Tel. 015 1515 3138

27. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 01 maggio 2016 VI DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 14,23-29 (I lettura Atti degli Apostoli 15,1-2.22-29 ; II lettura Apocalisse 21,10-14.22-23)

 

La domenica odierna ci insegna che la fede in Dio è la caratteristica del cristiano. È salutare sperare e avere fede. Oggi, troppe volte, assistiamo al dramma del suicidio, il quale è tragico e contagioso, dovuto a motivi psicologici e psichiatrici, alla depressione, alla crisi economica, ma anche alla mancanza di fede tra i cristiani e i cattolici; tale fenomeno non deve caratterizzarci! La nostra "ancora di salvezza " è Gesù Cristo, che ci aiuta a superare le nostre povertà e i mali che ci affliggono! È necessario anche che ci s’interroghi sul significato di peccato, giustizia e giudizio.

Verso la fine della prima lettura, pericope tratta da Atti degli Apostoli si legge. “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso...”. Il significato della frase estrapolata dall’ambiente è che le decisioni prese dallo Spirito Santo sono anche le nostre, perché a Esso siamo incorporati.

La preghiera di colletta (recitata subito dopo il Gloria) ci esorta a testimoniare il Vangelo di Cristo con le parole e con le opere.

Il brano evangelico ci trasmette le seguenti parole: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…

Queste cose vi ho detto quanto ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”.

Soggetto di questa pericope evangelica è lo Spirito Santo, il verbo è “mandare”. Egli vuole stabilire la dimora tra gli uomini e lo Spirito permise agli Apostoli di ricordare tutte le parole di Gesù nella sua vita terrena. In noi, discendenti dei testimoni oculari, si sviluppano tre aspetti spirituali:

  1. La presenza dello Spirito;

  2. La dimora divina in noi;

  3. L’insegnamento dello Spirito Santo.

I cristiani non sono panteisti ma hanno la garanzia di Dio che si è incarnato nell’uomo in Cristo, il quale ha sperimentato tutta la drammaticità della vita umana e l’ha redenta. Sempre l’evangelista Giovanni incalza: “Verrà lo spirito che vi difende. Io ve lo manderò. Egli verrà e mostrerà di fronte al mondo che cosa significano peccato, giustizia, giudizio”. In linguaggio accessibile significa (si confronti il brano evangelico a conferma):

  1. Peccato perché i conterranei di Gesù non gli credevano;

  2. Giustizia perché Gesù doveva ritornare al Padre;

  3. Giudizio perché il dominatore del mondo, Satana, è stato già condannato.

Noi tutti, anche chi scrive, ha bisogno di una guida, lo Spirito Santo che procede dal Padre, abbiamo bisogno di Gesù, e anche della Chiesa, la quale ci guida alla comprensione della Parola di Dio, la Bibbia. In ambiente protestante ciò non occorre poiché ognuno è autonomo nell’interpretazione, ma senza l’aiuto dello Spirito non siamo in grado di comprendere. Per terminare ho mutuato una frase di Yves Congar: “Il nostro modello sta nell’accettare la fede che nello studiarla”. Leggendo il Vangelo di Luca, secondo l’interpretazione del Beato John Enrich Newman, ci accorgiamo che Maria è modello di chi ha accettato la fede.

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Congar Yves (1983), La tradizione e la vita della Chiesa, Roma, pag. 115

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti, Biella, pag. 25

 

 

 

 

 

 

Domenica dell'amore fraterno

To: Anna Maria Peterlini

26. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 24 aprile 2016 V DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 13,31-33.34-35 (I lettura Atti degli Apostoli 14,21-27 ; II lettura Apocalisse 21,1-5)

Il Vangelo di oggi ci parla di carità fraterna; l’amore (sinonimo di carità) ha una sua dimensione ontologica, cioè parte dall’essere, dal profondo dell’uomo. Bessone afferma che “prima di essere un dovere morale”, l’amore fraterno “è la presenza del Signore risuscitato dentro di noi”. Parafrasando un altro commento si può affermare che Gesù, nella sua vita, sperimentò il tradimento e lo sgomento. Il Figlio di Dio ci ha fatto conoscere il Padre e la sua misericordia senza limiti. I gesti: la lavanda dei piedi. Io dono lo Spirito, io sono la vite, voi i tralci. Gesù proclama la preghiera sacerdotale. Dio ci dà un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. L'amore reciproco si vive anche per chi ha il dono della fede: è la prova che tutti noi siamo legati a Gesù nella realizzazione delle promesse di Dio. Nuovi cieli e Nuova terra per una vera storia di salvezza! Viviamo come una sposa adorna per il suo sposo.

È necessario lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno. Il pane eucaristico ci fa vivere quanto ci è stato insegnato.

Amare il prossimo “significa prendere come misura non la ristrettezza del nostro cuore” ma la grandezza del cuore di Dio, il quale è più grande del cuore dell’uomo. Schnachenburg afferma che “nella misura dell’amore di Gesù nasce il dovere dei discepoli”. L’amore di Gesù riversato nei nostri cuori è l’origine del nostro amore verso il prossimo. L’amore è dono. Nell’Evangelo di Giovanni è contenuto il termine  - didomi, che significa dare. È Dio che ci ha messi al mondo e che ci ha amati per primo. La legge dell’amore è la vita nuova inaugurata dal Cristo Risorto e asceso al cielo, è l’amore che vige all’interno del Circolo Trinitario, in cui il Padre e il Figlio si amano con il legame indissolubile dello Spirito Santo. San Tommaso d’Acquino affermava che l’amore di Dio è la ricetta di ciò che dobbiamo fare. Per attualizzare quanto scritto l’affermazione corrispondente è “il sociale è l’alibi della carità”.

Per terminare mi soffermo sull'esegesi della Seconda lettura tratta da Apocalisse.

Nella pericope (brano biblico) di riferimento si parla di cieli e terra nuovi. Nuovo cielo, dal greco  – URANON CAINON, Nuova terra, dal greco  – GHEN CAINEN, perché i cieli e la terra di prima erano scomparsi. Riguardo a quest'ultima il termine scomparsi è  – APELZON: la traduzione autentica, letterale dal greco è allontanarsi, salpare alla volta di... Com’è stato affermato nella Chiesa Cattolica, con il contributo del Santo Papa Giovanni Paolo II, dobbiamo prendere il largo: la Chiesa è una barca che naviga, quindi significa prendere il largo dalle cose passate e protendersi per le future. La nave della Chiesa, a differenza dei giorni odierni, i cieli e terra nuovi non saranno più oppressi dai nemici. Ritornando a "Nuovo cielo/Nuova terra" la traduzione letterale rispetto a nuovo è recente, nel senso di: non ancora usato, non ancora conosciuto, nuova Gerusalemme, alleanza, creazione.

Nella pericope si parla di una "sposa adorna per il suo sposo"; il termine greco per indicare sposa è  – NUMFON: il vocabolo sta per sposa e anche fidanzata. Si parla anche, in gergo biblico, di "fidanzata dell'Agnello", ovvero Gesù": la fidanzata, la sposa dell'Agnello è la Chiesa.

Dio-con-loro, in greco è riportato nella seguente forma:

 O THEOS MET'AUTON ESTAI. Ed egli sarà il Dio-con-loro.

Il termine  – PENZOS sta per dolore, lutto e pianto. Parafrasando l'omelia riportata più sopra possiamo affermare di volere "lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno".

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti.

  • Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia

 

 

23. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 03 aprile 2016 II DOMENICA DÌ PASQUA (FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

 Vangelo: Giovanni 20,19-31 (I lettura Atti degli Apostoli 5,12-16 ; II lettura Apocalisse 1,9-11a.17-19)

 A cura di Massimiliano Lanza

Il presente commento è stato già pubblicato lo scorso anno ma è stato riveduto e corretto.

La prima lettura ci dice che i primi doni che il Signore Risorto dà ai suoi discepoli sono l’unità e l’amore reciproco.

La seconda lettura, pericope tratta da Apocalisse, ci dice che Giovanni ebbe una visione di domenica (il giorno del Signore). La visione lo fa cadere a terra tramortito ma il Signore stesso lo desta, dicendo. “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo. Io ero morto ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi”.

La pericope evangelica di oggi si può dividere in tre paragrafi: 1) Il Signore dà la Pace; 2) Gesù Effonde lo Spirito Santo; 3) Il Signore si manifesta a Tommaso.

Qualunque possa essere lo spunto che ha indotto l’evangelista a raccontare l’incontro di Tommaso con il Risorto, ha comunque un eminente significato teologico e pastorale. Secondo Rudolf Schnackenburg “esso mira a guidare i credenti allo stesso Risorto, che per Giovanni è realtà perennemente viva”.

La domenica di oggi termina l'ottavario pasquale e il tema è pressoché identico, salvo variazioni, alla Pasqua di Risurrezione. Ricordiamo che con la Pasqua la croce non è dimenticata ma trasfigurata!

Tommaso detto Didimo (gemello) era assente la sera di Pasqua. Il santo "epistemologo" emette la famosissima professione di fede: Mio Signore, mio Dio! Tommaso non è in torto perché cerca le prove ma perché le cerca a sproposito, mettendo letteralmente “il carro davanti ai buoi”. Bessone afferma che “prima c’è la sapienza e dopo la logica formale; prima la scoperta poi la verifica, prima l’intuito della costruzione e poi il calcolo del cemento armato”.

Il fatto più importante della risurrezione è il passaggio (appunto la ‘Pasqua’) da questo mondo al Padre, non solamente un cadavere rianimato, come del resto era accaduto a Lazzaro. Purtroppo il razionalismo, nemico di Dio e dell’Intelletto non comprende la logica della vita divina. Tommaso avrebbe dovuto intuire la verità!

Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a porte chiuse si fermò in mezzo a loro”. Non sono le prove che creano la verità, ma in realtà è il contrario: Gesù fa vivere la Chiesa e la fa ardere d’amore.

Il Vangelo di oggi è famosissimo ed è comunemente letto tutti e tre gli anni del ciclo liturgico, la seconda domenica dopo Pasqua. Il brano ci parla dell'Incredulo Tommaso che poi, vedendo e toccando le piaghe di Cristo, si "ri-crede". Tommaso è l'immagine del positivista, cioè di chi deve verificare empiricamente gli avvenimenti affinché siano veritieri. Egli è l'immagine di noi tutti, a volte siamo dubbiosi; un padre della Chiesa diceva che anche se ai nostri sensi quello che vediamo è pane e vino, quello che gustiamo al palato è pane e vino, per fede è indispensabile credere che si tratti del Corpo e Sangue di Cristo; sono simboli, appunto sacramento, di realtà superiori ma, termina il Santo, realmente sono Corpo e Sangue di Gesù. E' necessaria la fede per credere!

Tommaso non è né un positivista né un epistemologo e Gesù non è un facilone che ci dice che si crede solo e sempre senza vedere. Tommaso ha bisogno di sicurezza (come noi tutti) e Gesù invece richiede una fede la quale è come l'amore, cieca!

Il rimprovero a Tommaso (“Perché mi hai veduto, hai creduto”) è introduzione alla successiva beatitudine (“Beati coloro che crederanno senza aver visto”), forma stilistica (la beatitudine) usata sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento, singolarmente utilizzata nel vangelo giovanneo.

Gesù è tornato otto giorni dopo, come ogni domenica, da duemila anni e, fortunatamente, anche se chiudiamo le porte del nostro cuore, riesce ugualmente a entrare. È necessaria la fede! La nostra fede deve “avere come oggetto il Cristo Signore, cioè il Figlio di Dio”. La conoscenza del Cristo storico aiuta a sviluppare meglio la fede nella sua divinità. A livello di cultura generale ricordo, tra le varie filmografie su Gesù, il film Il Vangelo di Matteo di Pier Paolo Pasolini. È la conoscenza di Gesù maestro e profeta a essere fondamentale: egli non dà norme di diritto ma d’amore, l’amore contro l’odio ad esempio, i doni della pace e del perdono!

La parola “fede” è tradotta dal greco pisteusanteV - PISTEUSANTES e il termine episteme deriva da fede e significa metodologia delle scienze: una volta che uno scienziato fa una scoperta, è necessario che i colleghi credano, abbiamo fede (in senso lato) affinché la ricerca dia i suoi frutti. Noi siamo credenti e dobbiamo avere una grande fede a capire che Gesù sia che vegliamo (siamo nella vita fisica) sia che dormiamo (siamo nella morte apparente e solamente fisica, siamo nella vita spirituale) siamo redenti, salvati e viviamo con Lui. Tommaso riscopre Gesù suo Signore e suo Dio, il quale è sempre vivo nella sua Chiesa!

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

·         Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

·         Lanza M. (2015), Commentari biblici, Anno Pastorale 2014-15, in Omelie ed Esegesi, anno B – ad uso privato per gli studenti.

·         Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia

20. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 13 marzo 2016 – QUINTA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 8,1-11 (I lettura Isaia 43,16-21 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 3,8-14)

Il Vangelo di oggi ci parla nuovamente di misericordia.

Sant’Agostino, a proposito dell’episodio dell’adultera afferma che “la miseria si trovò, sola, davanti alla misericordia” a dire che la nostra miseria sta davanti a Cristo che è misericordia. Dio, infatti, ha condannato il peccato, non l’uomo!

La pericope evangelica di oggi è un testo bellissimo. Gesù sta insegnando nel tempio e giungono farisei e dottori della legge con una donna colta in flagrante adulterio. Il marito non fu catturato, probabilmente era riuscito a fuggire, ma la mentalità dei capi del popolo ebraico era misogina e sessuofoba, quindi il peccato era certamente più grave per la donna (oggi impensabile, anche se in certi casi tale mentalità non è stata ancora superata). La pena era capitale, per lapidazione.

Gesù predica non la vendetta ma il perdono, non il castigo ma la conversione! Tutto ciò era preso in odio dai capi religiosi di Israele. Essi, per metterlo alla prova, gli pongono una questione difficile e delicata, per poterlo trarre in inganno (poco prima era stato quasi arrestato, ma le guardie del sommo sacerdote non vi riuscirono perché la folla lo considerava un profeta e poi anche per l’arringa di difesa di alcuni membri del Sinedrio, tra cui Nicodemo). Gesù è “tra l’incudine e il martello”: se avesse risposto di applicare la legge di Mosè non sarebbe stato misericordioso; se avesse assolto la donna, si sarebbe dimostrato a suo favore, cioè adultero come lei. In realtà egli non risponde, scrive per terra. Alcuni esegeti sostengono che lo scrivere in terra significava che egli descriveva con degli aggettivi il peccato degli uomini che accusavano l’adultera, ma la questione è aperta a varie interpretazioni. Alcuni interpretano il fatto secondo il diritto Romano: i giudici, prima di emettere la sentenza, dovevano scrivere il verdetto di proprio pugno. Ma ai giudei sembra non importare e incalzano ad interrogarlo. Allora Gesù esprime la famosa frase “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, a dire “non voglio il sangue di questa donna!”. E scriveva di nuovo per terra al termine dell’affermazione. Egli, poco prima, non guardava in faccia gli accusatori, ma solo al momento della fatidica frase, alza la testa.

In realtà i capi religiosi di trovarono in una situazione imbarazzante: secondo la cultura ebraica chi aveva diritto a scagliare la prima pietra? Il testimone che aveva sorpreso la peccatrice e che aveva ingenerato la sentenza di morte. Gesù, in pratica, chiede chi fosse il testimone qualificato che per primo avrebbe dovuto scagliare la pietra. Il testimone doveva essere incensurato ma non penso che Gesù lo ritenesse tale.

Nella pericope odierna “si chiede il parere su una sentenza da dare o forse già data”. I farisei cercano di trarre in inganno un uomo considerato dal popolo un maestro e un nuovo Mosè. Il caso è chiaro: donna adultera. Pena: capitale. Fonte: la legge ebraica data da Mosè, scritta nel libro del Levitico: “L’uomo che commette adulterio con la donna del suo prossimo dovrà morire, lui e la sua complice” (Levitico 20,10). Gli Ebrei, ritornando all’accenno del diritto romano di cui si parla più sopra, non erano più abilitati a comminare sentenze di morte (causa la dittatura Romana che li sottoponeva allo Ius gladii) e si pensava che praticassero in moltissimi casi giustizia sommaria (un po’ come Comeini e prima Hitler, Stalin, Mao Tze Tung, per fare esempi calzanti) e quindi ignorando la legge dell’Impero.

Il teologo Rudolf Schnackenburg affermava: “Chi scrive sulla sabbia e in tutto ciò che non ha consistenza, è esente da colpa”. Diffusa è la semplice spiegazione che il gesto di Gesù significasse riflessione, il rinviare una decisione, la volontà di non intervenire sul caso (questa e altre di cui sopra sono tutte possibili interpretazioni), il non volere giudicare. Sant’Agostino affermava: “sarà scritto nella polvere chi si allontana da te; perché essi hanno abbandonato il Signore, la fonte dell’acqua zampillante”. A volte, ecco perché la condanna, si tende a fare paura alle persone perché non pecchino o commettano reati, come gli “spaventapasseri” negli orti, ma la giustizia di questo mondo è comunque miseria. San Giovanni Paolo II, nell’enciclica Dives in misericordia affermava: “L’esperienza del passato e del nostro tempo dimostra che la giustizia da sola non basta e che, anzi, può condurre alla negoziazione e all’annientamento di se stessa, se non consente a quella forza più profonda che è l’amore, di plasmare la vita umana nelle sue varie dimensioni” (Giovanni Paolo II, Dives in misericordia).

Il dialogo che intercorre tra Gesù e l’adultera è breve ma efficace. In realtà porta alla liberazione, è liberatorio. “Nemmeno io ti condanno”, dice, “va, e d’ora in poi non peccare più”. Egli salva la donna ma condanna chiaramente il peccato, suo e degli accusatori.

Non occorrono successivi commenti sulla misericordia. Per Israele gli adulteri, in realtà, erano chi tradiva i rapporti profondi, tra i molti i rapporti spirituali, i rapporti di fedeltà nei confronti di Dio, pensiamo alla contaminazione del culto idolatrico e negromantico.

Oggi Dio è stato un po’ dimenticato, è difficile considerare un adultero / un’adultera nei confronti di Dio. Il peccato di adulterio non è quasi più considerato, a volte anche la gerarchia ecclesiastica o i teologi ne mitigano notevolmente la colpevolezza; tutto ciò accade per una forte crisi di fede contemporanea. Chi crede poco in Dio non si considera né adultero né peccatore ma ognuno ha il libero arbitrio, pertanto è libero di compiere le proprie scelte. Siamo condizionati dai segni dei tempi: se uno compie un atto simile, è giustificato e scusato, dicendo che non ha compiuto nulla di scandaloso (anche quest’ultimo concetto sottoposto a varie interpretazioni).

La cosa più importante, come affermava Padre David Maria Turoldo, è essere consapevoli dei propri peccati e pensare che “Dio per noi ha fatto prodigi, abbiamo il cuore pieno di gioia”.

Massimiliano Lanza

 

Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a:

maestro.max@hotmail.it

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massimiliano.lanza.121@istruzione.it  

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Schnackenburg R. (1977), Il Vangelo di Giovanni, Brescia, II, pp. 306-306

 

 

 

 

 

 

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Massimiliano Lanza Assistente Amministrativo presso I.I.S. "G. e Q. SELLA" - Biella ; Volontario AIL (Fondo Clelio Angelino) presso Ospedale degli Infermi, Medicina D (Oncologia)340-4019128
    

Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 09 agosto 2015 – XIX domenica del tempo ordinario - ANNO B - A cura di Massimiliano Lanza

 

Vangelo: Giovanni 6,41-51 (I lettura Primo libro dei Re 19,4-8 - II LETTURA Efesini 4,30-5,2.)

Il discorso termina con la domanda incalzante: anche voi volete andarvene? E Pietro risponde “da chi andremo"? Tu solo hai parole di vita eterna. In ambito protestante è rifiutata quest’asserzione, poiché si crea una dicotomia, una divisione tra la “questione della fede” e il “problema del sacramento”. Le apparenti contraddizioni sono infondate. Un pastore protestante convertito al Cattolicesimo, aveva commentato il capitolo in questione: dapprima lo definì troppo tradizionalista e cattolico, poi capì che il Cattolicesimo comprende tutto nella verità. All'inizio del suo scritto pregava per la conversione dei Cattolici, combatteva l'idolatria ma il Buon Dio lo ascoltò, facendolo diventare cattolico, non idolatrico! Si scoprì che molti cattolici non credono più alla verità di fede Cattolica, tra cui l'eucarestia. È necessario nutrirsi del pane della Vita ma molti cattolici non ne approfittano. Anche Elia fu svegliato dall'angelo per mangiare, all'Oreb fu invitato per ben due volte a nutrirsi (e il nuovo testamento ci parla di un pane che appaga in eterno la nostra fame d’infinito). Dio stesso si fa cibo sulla via e sostegno per noi, Lui ci chiede di prenderlo e mangiarlo con fede e con amore. Elia (come "nuovo Mosè", il quale sull'Oreb aveva siglato l'alleanza con Dio e ricevuto le tavole della legge; l'Oreb, peraltro, è simbolo della purezza originaria del popolo d'Israele) camminò quaranta giorni e quaranta notti, nella Bibbia il numero quaranta indica completezza. E Gesù completa dicendo: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha in sé la vita eterna”. La parabola delle nozze, dell'amico che si presentò senza abito da sposo, è efficace e la chiave di lettura è il richiamo alla purezza, di vita e di fede, per ricevere la Santa Comunione.

Paolo ci invita a camminare nella verità e nella carità. L'eucarestia è non solo nutri

27. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 01 maggio 2016 VI DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 14,23-29 (I lettura Atti degli Apostoli 15,1-2.22-29 ; II lettura Apocalisse 21,10-14.22-23)

 

La domenica odierna ci insegna che la fede in Dio è la caratteristica del cristiano. È salutare sperare e avere fede. Oggi, troppe volte, assistiamo al dramma del suicidio, il quale è tragico e contagioso, dovuto a motivi psicologici e psichiatrici, alla depressione, alla crisi economica, ma anche alla mancanza di fede tra i cristiani e i cattolici; tale fenomeno non deve caratterizzarci! La nostra "ancora di salvezza " è Gesù Cristo, che ci aiuta a superare le nostre povertà e i mali che ci affliggono! È necessario anche che ci s’interroghi sul significato di peccato, giustizia e giudizio.

Verso la fine della prima lettura, pericope tratta da Atti degli Apostoli si legge. “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso...”. Il significato della frase estrapolata dall’ambiente è che le decisioni prese dallo Spirito Santo sono anche le nostre, perché a Esso siamo incorporati.

La preghiera di colletta (recitata subito dopo il Gloria) ci esorta a testimoniare il Vangelo di Cristo con le parole e con le opere.

Il brano evangelico ci trasmette le seguenti parole: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…

Queste cose vi ho detto quanto ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”.

Soggetto di questa pericope evangelica è lo Spirito Santo, il verbo è “mandare”. Egli vuole stabilire la dimora tra gli uomini e lo Spirito permise agli Apostoli di ricordare tutte le parole di Gesù nella sua vita terrena. In noi, discendenti dei testimoni oculari, si sviluppano tre aspetti spirituali:

  1. La presenza dello Spirito;

  2. La dimora divina in noi;

  3. L’insegnamento dello Spirito Santo.

I cristiani non sono panteisti ma hanno la garanzia di Dio che si è incarnato nell’uomo in Cristo, il quale ha sperimentato tutta la drammaticità della vita umana e l’ha redenta. Sempre l’evangelista Giovanni incalza: “Verrà lo spirito che vi difende. Io ve lo manderò. Egli verrà e mostrerà di fronte al mondo che cosa significano peccato, giustizia, giudizio”. In linguaggio accessibile significa (si confronti il brano evangelico a conferma):

  1. Peccato perché i conterranei di Gesù non gli credevano;

  2. Giustizia perché Gesù doveva ritornare al Padre;

  3. Giudizio perché il dominatore del mondo, Satana, è stato già condannato.

Noi tutti, anche chi scrive, ha bisogno di una guida, lo Spirito Santo che procede dal Padre, abbiamo bisogno di Gesù, e anche della Chiesa, la quale ci guida alla comprensione della Parola di Dio, la Bibbia. In ambiente protestante ciò non occorre poiché ognuno è autonomo nell’interpretazione, ma senza l’aiuto dello Spirito non siamo in grado di comprendere. Per terminare ho mutuato una frase di Yves Congar: “Il nostro modello sta nell’accettare la fede che nello studiarla”. Leggendo il Vangelo di Luca, secondo l’interpretazione del Beato John Enrich Newman, ci accorgiamo che Maria è modello di chi ha accettato la fede.

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Congar Yves (1983), La tradizione e la vita della Chiesa, Roma, pag. 115

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti, Biella, pag. 25

 

 

 

 

 

mento ma anche aiuto perché noi stessi diventiamo come Gesù e con Gesù "sacrificio di soave odore al Padre".

Buona domenica a tutti!

Massimiliano Lanza

 

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58. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 30 ottobre 2016 – TRENTUNESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 19,1-10.

Oggi ci viene insegnato che l'uomo ha il desiderio naturale ma inefficace di vedere Dio; solo il Signore può rendere spirituale, efficace e dunque, sacramentale, il desiderio della divinità. Si parla di Zaccheo, il peccatore che si converte, che sale sul Sicomoro per vedere Gesù.

La pericope evangelica si compone fondamentalmente in tre passaggi:

1) Zaccheo è insoddisfatto e vuole vedere Gesù;

2) Diventa un incontro efficace per Zaccheo perché Gesù lo chiama;

3) Zaccheo non cambia mestiere, si converte.

Chi era Zaccheo? Egli era un pubblicano, quindi per Scribi, Farisei, Dottori della legge, un peccatore (molte volte estorcevano denaro in più rispetto alle tasse da riscuotere). Gesù lo cerca, lo trova, va a casa sua. Per Gesù Zaccheo è importante! Zaccheo si rende conto di quel che è solo incontrando Gesù. Il Cristiano, per sua natura, è incline a compiere il bene. "Zaccheo significa Dio ricorda". Gesù riconosce Zaccheo come figlio di Abramo ma nella linea della fede.

Gesù alza gli occhi e vede Zaccheo, i due quindi hanno lo stesso intento, uno ricerca l'altro. Vi è un avverbio, molto ricorrente in Luca, che chiarisce quanto detto, l'avverbio  - SEMERON, che significa il giorno d'oggi, oggi, il momento, il tempo presente, l'oggi di cui si parla, per Zaccheo: oggi la salvezza è entrata in questa casa.

La restituzione quantitativa dei beni da parte di Zaccheo, è ben di più delle prescrizioni ebraiche che fissavano a un quinto del reddito la cifra massima da elargire ai poveri: la conversione di Zaccheo inizia qui.

Luca rivolge la sua attenzione soprattutto ai peccatori, evidenziando la bontà di Dio e per tal motivo si parla della conversione di un pubblicano, Zaccheo.

Il termine salvezza è reso invece con  - soteria e l'originale greco è traducibile con liberazione, salvezza, salute, camino della salvezza o per la salvezza, salvezza eterna, totale e definitiva. La conversione non è un punto di arrivo per Zaccheo, comporta un lungo cammino e il fatto di voler restituire quattro volte tanto e dare la metà dei beni a poveri è solo l'inizio di questo bel cammino che porterà alla salvezza "eterna, totale e definitiva".

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Bibliografia:

Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato.

41. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 07 agosto 2016 DICIANNOVESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

 Vangelo: Luca 12,32-48 (I lettura Sapienza 18,6-9 ; II lettura Lettera agli Ebrei 11,1-2.8-19).

La parola “chiave” di questa domenica è: dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

Gesù chiede di donare tutto per amore. In noi scatta un meccanismo psicologico di attaccarsi ai beni. Vendere tutti i beni e darli in elemosina: è il consiglio evangelico, una proposta di Gesù che incute molta paura. Gesù non ci ha detto di prendere tutti i nostri beni e buttarli dalla finestra; Egli dice di gestire i propri beni, tutto ciò che Dio ci ha donato. Noi dobbiamo giocare i nostri beni alla luce dell'amore.

La prima considerazione che possiamo far scaturire dalla parabola di oggi è il tema della vigilanza: Beati quei servi che sono trovati vigilanti, pronti e disponibili al momento del bisogno. Il discepolo di Gesù deve essere sempre disponibile; Gesù è servo e lo è per amore: Dio è, come dice Isaia, il Dio-con-noi, Dio Padre tergerà ogni lacrima dai nostri occhi.

Dio è come un ladro, viene di notte, all'improvviso; solo chi si ritiene padrone dei beni della terra e considera appunto Gesù un ladro, non lo considera l'autore dei beni e teme che gli vengano sottratti da Dio stesso.

Questa parabola è per noi o altri? È certamente per chi ha maggiori disponibilità, queste persone hanno capito ciò che Dio vuole e alimentano il bene anche per gli altri. Le ricchezze del mondo non sono assolute ma un dono di Dio per i fratelli, una vita sul sentiero del vero discepolo di Gesù, altrimenti è una follia. Le ricchezze non devono occupare il nostro cuore, secondo gli Ebrei la parte più intima per l’uomo, per Freud fu l’inconscio, per i cristiani la sede dei sentimenti, centro del rapporto intimo con Dio e il cuore, come si afferma nella Bibbia e come asserisce Rengestorf è sede della volontà (buona o cattiva dipende da noi).

I soggetti del vangelo della domenica odierna sono:

1)   La Vigilanza nell’attesa;

2)   La fedeltà (in attesa di Cristo) nell’attesa;

3)   La tragicità di questo tempo di attesa;

4)   Essere capaci a leggere i segni dei tempi;

5)   Gli uomini sono a un bivio: pentirsi o morire.

Il Discepolo di Gesù ha fiducia nella vittoria sul male del Regno di Dio. Il discepolo di Gesù ha fede; come affermò il teologo protestante Tillich, in altre parole “Credere è accettare di essere accettato da Dio”.

Le parabole ivi narrate sono dette parabole dell’imminenza escatologica. Secondo Laconi, “l’era escatologica sta per suonare”. La prospettiva è sempre quella della parusia: bisogna stare attenti perché non sappiamo quando il Signore verrà. Per accogliere il Signore è necessario avere i cinti pronti, come a Pasqua, aspettando il suo arrivo! La speranza è quella delle beatitudini; le lucerne accese ricordano la parabola delle dieci vergini.

Vi è un termine greco di riferimento,  oiconomoV - oikonomos, che richiama il valore dei vescovi (i padroni) alla guida della Chiesa, con l’incarico di responsabili della salvezza delle anime.

 

 Massimiliano Lanza

Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a:

maestro.max@hotmail.it

o

massimiliano.lanza.121@istruzione.it  

Bibliografia:

·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

·         Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

·         Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline

·         Rengestorf Karl Heinrich, Il Vangelo secondo Luca, 278

31. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche
di domenica 05 giugno 2016 – X DOMENICA PER
ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A
cura di Massimiliano Lanza
Vangelo: Luca 7,11-17 (I lettura Primo Libro dei Re
17,17-24 ; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo
ai Galati 1,11-19).
A cura di Massimiliano Lanza
Dopo le solennità del tempo ordinario ritorniamo alle
domeniche per annum così come le conosciamo e oggi si
parla di risurrezione. La prima lettura parla della
risurrezione, per mezzo di Elia, del figlio unico della
vedova in Zarepta di Sidone e il Vangelo narra della
risurrezione del figlio unico della vedova di Naim; durante
il T.O., come al solito, prima lettura e vangelo
concordano.
I due miracoli sono segno della potenza di Dio che libera
dalla morte, ma mentre Elia compie gesti complicati (era
profeta, non Dio), Gesù segue una “procedura” (se così la
possiamo definire) semplice, a dimostrare che “un
grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo
popolo” e la visita è la caratteristica del profeta, è un
vero atto di profezia, è un uomo preso dalla parola di Dio,
non si tratta di magia, le parole diventano opere
(confronta Dei Verbum). Il profeta entra in rapporto
immediato con Dio (G. Von Rad) che, come recita la
preghiera di colletta propria, illumina il mistero del dolore
e della morte. Inoltre Dio fa crescere, edifica, esorta,
solleva dal male e dal dolore (A.S. Bessone).
Le pericopi di oggi, la veterotestamentaria e il vangelo, ci
parlano di risurrezione, dottrina introdotta tardivamente
nell’Antico Testamento (II secolo a.C.) e chiaramente ben
sviluppata nel Nuovo che parte subito dalla risurrezione
come fondamento teologico.
Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, durante gli
anni di insegnamento presso la Facoltà Teologica
dell’Italia Settentrionale, così argomentava: “Paolo”
apostolo “tenta di rispondere alle obiezioni dei Corinzi di
mentalità greca: essi avevano difficoltà a pensare alla
risurrezione dei corpi e si chiedevano come fosse il corpo
dei risorti […]”. Per spiegarlo l’apostolo collegava il
discorso della risurrezione con l’attesa della
sopravvivenza di là della morte, mistero presente in tutte
le culture, comprese quelle atee (pensiamo alle filosofie
indiane, le famose religioni senza Dio, tra cui il
Buddismo).
L’episodio della vedova di Naim è tramandato soltanto da
Luca; un racconto simile, oltre la prima lettura di oggi, si
trova nel Secondo Libro dei Re (4,18-37), con la
differenza che la prima è operata da Elia e la seconda da
Eliseo (il maestro e il discepolo). Luca intende porre Gesù
in linea con gli antichi profeti, come sarà proclamato dalla
folla entusiasta. Il paragone va anche a Giovanni il
battezzatore (v. 22: i morti risorgono).
Naim non dista molto da Sunem, la località, dove il
profeta Eliseo compì il miracolo (vedi sopra).
Nel brano evangelico è la prima volta che Gesù è
chiamato o KurioV - o Kyrios (il Signore), titolo che era
attribuito solamente a Jahvé. In realtà è un invito ad
adorare il Signore che l’evangelista, ispirato, propone.
Qui Gesù è svelato come vero uomo (si commuove alla
vista del bambino morto) e vero Dio, Signore, che è
capace di sacrificare la vita anche ai morti. Oggi si è
parlato anche di morte e un altro commento afferma:
“Oggi si parla della morte: la società non ne parla mai, ed
è giusto, l'uomo è fatto per la vita! Eppure Dio farà
risorgere anche i nostri corpi umiliati per la sepoltura. Se
ci atterrisce e spaventa il pensiero della morte dall'altra
parte è di grande consolazione sapere che Cristo, in quel
momento, sarà pronto ad accoglierci nella sua pace e a
portarci alla vita eterna in paradiso e alla risurrezione dei
nostri corpi!”.
La folla coglie la dimensione messianica di Gesù, Elia
redivivo, che viene a visitare il suo popolo. Il verbo
visitare è tradotto dall’ebraico paqad e greco epesceyato
- epeschepsato. La presenza e le parole di Gesù
rappresentano la volontà salvifica di Dio. Cristo è il suo
strumento nella storia. Il miracolo narrato oggi ha valore
apologetico e taumaturgico, ma anche epifanico, cioè ha
natura di rivelazione e fa vedere la forza dell’intervento
storico-salvifico di Dio, il quale viene nella storia a
visitare il suo popolo. La realtà di questa storia è al
femminile: abbiamo una donna, vedova e affranta, così
com’era capitato ad Elia ed Eliseo. Dio è poi glorificato e
non è un qualcosa di propagandistico di fronte alla folla
ma è un elemento didattico e dottrinale nei confronti del
popolo che deve “imparare”.
Massimiliano Lanza
Bibliografia:
·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno
C, Biella
·          Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa,
Riflessioni domenicali per credenti e non credenti,
Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova
·          Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della
Bibbia, Luca, Edizioni Paoline
·          Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno
pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso
privato per gli studenti
·         Von Rad Gerhard (1979), Deuteronomio, Brescia

 

 

30. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 maggio 2016 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DÌ CRISTO (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 9,11-17 (I lettura Genesi 14,18-20 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 11,23-26).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si sa se avvenuta a Betsaida, o tra Betsaida e il deserto o altrove. Gesù dunque moltiplica i pani e i pesci, utilizzando un vero e proprio “rito di consacrazione”. Il richiamo è all’eucarestia (il rendere grazie, lo spezzare il pane) e alla Chiesa apostolica.

La solennità di oggi è tardiva, poiché l’eucarestia si ricorda il giovedì santo, durante la Santa Messa in Cena Domini; il giovedì santo è però inserito nel triduo pasquale e non è soltanto l’ultima cena! In essa si sviluppa il tradimento di Giuda; era necessario che la Chiesa istituisse una solennità apposita, in cui si celebrasse l’adunanza “festosa” del popolo di Dio.

Il memoriale eucaristico non è semplice ricordo ma attualità di Cristo che muore e risorge durante la consacrazione (meglio la transustanziazione) del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Dio. Il "Corpus Domini" richiama la Pasqua per due aspetti: la Pasqua vera e propria giacché passaggio (passaggio anche da pane e vino a corpo e sangue di Cristo) e la Pentecoste poiché si invoca lo Spirito Santo sulle specie eucaristiche. Eucarestia, peraltro, deriva del verbo greco eucaristo e significa azione di grazie.

Venendo ai simboli, prendendo ad esempio il vino, in conformità a studi esegetici si può affermare che esso rappresenta la gioia di vivere, in conformità a Cantico dei Cantici l’amore tra un uomo e la donna, la sapienza, la responsabilità, il dolore e la sofferenza (se riferito direttamente al sangue di Cristo), il sangue dell’alleanza (sulla base di Mosè che benedisse il popolo con il sangue dell’aspersione), ecc.

La prima lettura riferita alla solennità odierna è una pericope di Genesi; viene narrato l’incontro tra Abram e Melchisedek, re di Salem, al quale viene offerto pane e vino. Melchisedek è un personaggio complesso da spiegare, in estrema sintesi è l’immagine del vero Sommo Sacerdote, Cristo. Nella breve narrazione Dio viene tradotto da El Elion, il vero Dio di Abramo. Melkisedek è qui rappresentato come Messia, Re (di Gerusalemme) e Sacerdote. L’augurio finale è la benedizione (irrevocabile anche secondo il Vecchio Testamento), conclusione di ogni eucarestia e/o azione liturgica.

J. Dupont, a riguardo del brano evangelico, ci dice che i Dodici (come del resto è risaputo) sono gli Apostoli; nella vicenda non hanno un ruolo marginale, a differenza del Vangelo di Giovanni (gli apostoli si confondono tra la folla, perché i protagonisti sono Gesù e le folle), anche se non capiscono la profonda intenzione di Gesù, che va valutata tramite la fede. Egli non vuole rimandare le folle digiune ma non vuole che i discepoli facciano provviste, provvede Lui stesso. Essi non sono designati con il titolo esatto  - oi apostoloi ma con  – oi dodeca; il primo titolo è ufficiale e “non è una semplice designazione che conveniva ai dodici nel momento esatto della loro missione pubblica, quanto un titolo che appartiene loro in proprio e che definisce la loro prerogativa agli occhi dei credenti”.

Far sedere la folla a gruppi di cinquanta è una norma mutuata da Esodo, poiché Mosè aveva ordinato ai giudici di far sedere le folle a gruppi di cinquanta.

Il richiamo della moltiplicazione è paragonabile alla manna distribuita da Dio stesso nel deserto, figura della realtà più grande, l’eucarestia.

Alla fine il miracolo stupisce e fa esultare la folla.

 

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Dupont J. (1968-69), Le salut des Gentils et le significations theologique du Livre de Actes, in N.T. St. 6, pp. 132-155

  • Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

Il Malato

Ero stanco, sfiduciato,
vedevo le tenebre;
un giorno mi hanno chiamato,
così ero vocato,
a servire il prossimo,
in un reparto ospedaliero,
trattava tanti mali e tante patologie,
curava il sangue, le reni,la psiche...ho visto la luce,
gli ammalati ho aituato,solo con mansioni semplici, solo con un sorriso e una parola,la luce ha distrutto le mie tenebre,
ogni volta che l'avete fatto a uno solo di questi piccoli
l'avete fatto a me,

 

 

 

 

 

 

30. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 maggio 2016 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DÌ CRISTO (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 9,11-17 (I lettura Genesi 14,18-20 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 11,23-26).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si sa se avvenuta a Betsaida, o tra Betsaida e il deserto o altrove. Gesù dunque moltiplica i pani e i pesci, utilizzando un vero e proprio “rito di consacrazione”. Il richiamo è all’eucarestia (il rendere grazie, lo spezzare il pane) e alla Chiesa apostolica.

La solennità di oggi è tardiva, poiché l’eucarestia si ricorda il giovedì santo, durante la Santa Messa in Cena Domini; il giovedì santo è però inserito nel triduo pasquale e non è soltanto l’ultima cena! In essa si sviluppa il tradimento di Giuda; era necessario che la Chiesa istituisse una solennità apposita, in cui si celebrasse l’adunanza “festosa” del popolo di Dio.

Il memoriale eucaristico non è semplice ricordo ma attualità di Cristo che muore e risorge durante la consacrazione (meglio la transustanziazione) del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Dio. Il "Corpus Domini" richiama la Pasqua per due aspetti: la Pasqua vera e propria giacché passaggio (passaggio anche da pane e vino a corpo e sangue di Cristo) e la Pentecoste poiché si invoca lo Spirito Santo sulle specie eucaristiche. Eucarestia, peraltro, deriva del verbo greco eucaristo e significa azione di grazie.

Venendo ai simboli, prendendo ad esempio il vino, in conformità a studi esegetici si può affermare che esso rappresenta la gioia di vivere, in conformità a Cantico dei Cantici l’amore tra un uomo e la donna, la sapienza, la responsabilità, il dolore e la sofferenza (se riferito direttamente al sangue di Cristo), il sangue dell’alleanza (sulla base di Mosè che benedisse il popolo con il sangue dell’aspersione), ecc.

La prima lettura riferita alla solennità odierna è una pericope di Genesi; viene narrato l’incontro tra Abram e Melchisedek, re di Salem, al quale viene offerto pane e vino. Melchisedek è un personaggio complesso da spiegare, in estrema sintesi è l’immagine del vero Sommo Sacerdote, Cristo. Nella breve narrazione Dio viene tradotto da El Elion, il vero Dio di Abramo. Melkisedek è qui rappresentato come Messia, Re (di Gerusalemme) e Sacerdote. L’augurio finale è la benedizione (irrevocabile anche secondo il Vecchio Testamento), conclusione di ogni eucarestia e/o azione liturgica.

J. Dupont, a riguardo del brano evangelico, ci dice che i Dodici (come del resto è risaputo) sono gli Apostoli; nella vicenda non hanno un ruolo marginale, a differenza del Vangelo di Giovanni (gli apostoli si confondono tra la folla, perché i protagonisti sono Gesù e le folle), anche se non capiscono la profonda intenzione di Gesù, che va valutata tramite la fede. Egli non vuole rimandare le folle digiune ma non vuole che i discepoli facciano provviste, provvede Lui stesso. Essi non sono designati con il titolo esatto  - oi apostoloi ma con  – oi dodeca; il primo titolo è ufficiale e “non è una semplice designazione che conveniva ai dodici nel momento esatto della loro missione pubblica, quanto un titolo che appartiene loro in proprio e che definisce la loro prerogativa agli occhi dei credenti”.

Far sedere la folla a gruppi di cinquanta è una norma mutuata da Esodo, poiché Mosè aveva ordinato ai giudici di far sedere le folle a gruppi di cinquanta.

Il richiamo della moltiplicazione è paragonabile alla manna distribuita da Dio stesso nel deserto, figura della realtà più grande, l’eucarestia.

Alla fine il miracolo stupisce e fa esultare la folla.

 

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Dupont J. (1968-69), Le salut des Gentils et le significations theologique du Livre de Actes, in N.T. St. 6, pp. 132-155

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

28. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 15 maggio 2016 PENTECOSTE - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

1) Santa Messa vigilare - Vangelo: Giovanni 7,37-39 (I e II lettura non riportate, poiché ivi proposta varietà di testi biblici);

2) Vangelo: Giovanni 14,15-16.23-26 (I lettura Atti degli Apostoli 2,1-11 ; II lettura Romani 8,8-17).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Veni creator Spiritus, imple superna gratia!

Durante la solennità odierna, data la varietà di brani biblici proposti, mi orienterò a commentare le letture bibliche della Santa Messa del giorno, uguali (I lettura e salmo) per i tre anni liturgici, differenti II lettura e Vangelo. All’inizio commenterò comunque la pericope evangelica della Santa Messa vigilare.

Il brano evangelico tratto dal capitolo VII di Giovanni ci parla di “fiumi di acqua viva che sgorgheranno”: questa promessa messianica va riferita alla liturgia della festa ebraica delle capanne. Essa consisteva in una preghiera per richiedere la pioggia seguita da un ringraziamento per il miracolo dell’acqua.

La pericope evangelica proclamata durante il giorno dimostra che Gesù è Dio, è parte della Trinità, ha l’autorità di Dio stesso. Lo Spirito Santo “confonderà” il mondo, proprio perché non si osserva la Parola del Signore.

Oggi è ricordata l'effusione dello Spirito Santo, mistero teologico riguardante la Chiesa attuale e che originò la Chiesa nel post-risurrezione, cinquanta giorni dopo, anche se alcuni autori e alcune versioni bibliche collocano la Pentecoste lo stesso giorno della risurrezione. In effetti Pentecoste sta per Pasqua, oppure Pentecoste a compimento del mistero pasquale. Un autore del VI secolo, facendo l'esegesi della prima lettura, afferma che la Chiesa, essendo diffusa in tutto il mondo, parla tutte le lingue e ben sappiamo come la sede del Papa sia orientata alla mondialità. La prima lettura, tratta da Atti degli Apostoli, parla di persone che comprendevano l’esposizione di Pietro nella lingua natia. In realtà, non escludendo il verificarsi del miracolo, si può affermare (opinione anche diffusa tra i biblisti) che si trattasse di un evento al contrario di Babele, in cui, se ricordate il famoso episodio della confusione delle lingue, gli uomini non si comprendevano più. Nel tempo del Nuovo Testamento, lo Spirito Santo crea unione e sintonia tra le genti, le quali si comprendono. Lo Spirito, inoltre, non è evento nuovo: l’intera Bibbia parla dello Spirito. L’osservanza dei Comandamenti è possibile solo con l’ausilio dello Spirito Santo.

San Paolo ci dice che "Gesù è il Signore"! È lo Spirito che ha ispirato Paolo a scrivere delle epistole meravigliose, è lo Spirito che, nonostante tutti i limiti, fa parlare il magistero, ordinario e straordinario nella Chiesa, in una parola i diaconi, i presbiteri, gli episcopi (i vescovi) e il Papa sono e devono stare sotto lo Spirito Santo sovrano, Re dei Re, Signore dei Signori, nella Parola.

Lo Spirito è fuoco: nel Cantico dei Cantici è scritto che l'amore è fuoco e che i grandi fiumi non possono spegnerlo. Il fuoco, pauroso e affascinante al contempo, che tutto avvolge e diventa una cosa sola, come i credenti con il Signore.

Infine è lo Spirito Santo che agisce nei credenti, è il "pneuma", è il soffio vitale, è "Colui che è", come a Mosé la rivelazione del roveto ardente: "Io sono colui che sono". Lo Spirito è rappresentato dal verbo essere ebraico, il quale è vita, richiama all'esistenza, è fortezza e gloria sia dei progenitori sia dei credenti in Cristo!

Inoltre, lo Spirito Santo fornisce i doni di:

  1. Parlare ed esortare;

  2. È energia spirituale che zampilla, come una sorgente, dal cuore dell’uomo;

  3. È dono che Dio elargisce gratuitamente.

La mia personale esperienza, all'inizio dei miei studi teologici, durante le convocazioni del Rinnovamento nello Spirito Santo è stata l'esplosione dei carismi ma a volte il fanatismo a essi frammisto. Lo Spirito Santo, oltre a infonderci saggezza ed equilibrio, ci dia anche una vera guarigione. Nel passato fui testimone di un "miracolo" o "guarigione straordinaria" (tra l’altro il fatto fu studiato sul piano medico), frutto dell'invocazione continua dello Spirito (si trattava di una donna sofferente da una forma di sclerosi multipla, poi completamente sanata).

L'Effusione dello Spirito Santo, avviene sacramentalmente durante la Confermazione o Cresima ma è presente sostanzialmente in tutti gli altri sacramenti.

Gesù è mediatore tra Dio e il popolo, come Mosè. Il popolo non è ancora pronto a stare vicino a Dio e solo Mosè, l'eletto, è ammesso a stare alla presenza di Dio, colloquiando con lui come con un amico, come già era avvenuto in passato con Abramo. Ora, invece, grazie al Battesimo e alla figliolanza divina, tramite l'ausilio dello Spirito Santo, questa grazia è riservata a tutti, così da diventare altri Gesù. Noi formiamo l'umanità nuova rigenerata da Gesù morto in croce. Ognuno di noi può parlare con Dio nell'intimo del suo cuore. Noi siamo la Chiesa, siamo il luogo, dove Dio è vicino, è amico, è Padre! Man mano che diamo il nostro assenso, siamo un seme che deve germogliare e crescere. Il lavorio dello Spirito è lento perché si adatta alla nostra partecipazione sempre più consentita, con speranza, la quale ci porta in paradiso, nella realtà di Dio. Abbiamo tuttavia Maria, madre della Chiesa nascente, tramite il discepolo Giovanni sulla croce. La madre è presenza accogliente con il dono dello Spirito su tutta la Chiesa. Siamo partecipi e piccoli strumenti dello Spirito Santo, fonte zampillante per la vita eterna. Noi siamo occasione e strumento con il quale il Signore può servirsi, come Maria.

Preghiamo ogni giorno lo Spirito Santo, non solo a Pentecoste.

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 – 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

  • Lanza M. (2014), Commentari biblici, anno pastorale 2013 - 2014 in Omelie anno A, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

 

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Massimiliano Lanza Assistente Amministrativo Presso Liceo "G. e Q. Sella" Biella - Via Addis Abeba, 20 - 13900 Biella (BI) Tel. 015/8409141 - Fax 015/8491797 Volontario presso Struttura Complessa di Oncologia Ospedale degli Infermi Ponderano Via del Ponderanesi, 2 Tel. 015 1515 3138

27. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 01 maggio 2016 VI DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 14,23-29 (I lettura Atti degli Apostoli 15,1-2.22-29 ; II lettura Apocalisse 21,10-14.22-23)

 

La domenica odierna ci insegna che la fede in Dio è la caratteristica del cristiano. È salutare sperare e avere fede. Oggi, troppe volte, assistiamo al dramma del suicidio, il quale è tragico e contagioso, dovuto a motivi psicologici e psichiatrici, alla depressione, alla crisi economica, ma anche alla mancanza di fede tra i cristiani e i cattolici; tale fenomeno non deve caratterizzarci! La nostra "ancora di salvezza " è Gesù Cristo, che ci aiuta a superare le nostre povertà e i mali che ci affliggono! È necessario anche che ci s’interroghi sul significato di peccato, giustizia e giudizio.

Verso la fine della prima lettura, pericope tratta da Atti degli Apostoli si legge. “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso...”. Il significato della frase estrapolata dall’ambiente è che le decisioni prese dallo Spirito Santo sono anche le nostre, perché a Esso siamo incorporati.

La preghiera di colletta (recitata subito dopo il Gloria) ci esorta a testimoniare il Vangelo di Cristo con le parole e con le opere.

Il brano evangelico ci trasmette le seguenti parole: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…

Queste cose vi ho detto quanto ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”.

Soggetto di questa pericope evangelica è lo Spirito Santo, il verbo è “mandare”. Egli vuole stabilire la dimora tra gli uomini e lo Spirito permise agli Apostoli di ricordare tutte le parole di Gesù nella sua vita terrena. In noi, discendenti dei testimoni oculari, si sviluppano tre aspetti spirituali:

  1. La presenza dello Spirito;

  2. La dimora divina in noi;

  3. L’insegnamento dello Spirito Santo.

I cristiani non sono panteisti ma hanno la garanzia di Dio che si è incarnato nell’uomo in Cristo, il quale ha sperimentato tutta la drammaticità della vita umana e l’ha redenta. Sempre l’evangelista Giovanni incalza: “Verrà lo spirito che vi difende. Io ve lo manderò. Egli verrà e mostrerà di fronte al mondo che cosa significano peccato, giustizia, giudizio”. In linguaggio accessibile significa (si confronti il brano evangelico a conferma):

  1. Peccato perché i conterranei di Gesù non gli credevano;

  2. Giustizia perché Gesù doveva ritornare al Padre;

  3. Giudizio perché il dominatore del mondo, Satana, è stato già condannato.

Noi tutti, anche chi scrive, ha bisogno di una guida, lo Spirito Santo che procede dal Padre, abbiamo bisogno di Gesù, e anche della Chiesa, la quale ci guida alla comprensione della Parola di Dio, la Bibbia. In ambiente protestante ciò non occorre poiché ognuno è autonomo nell’interpretazione, ma senza l’aiuto dello Spirito non siamo in grado di comprendere. Per terminare ho mutuato una frase di Yves Congar: “Il nostro modello sta nell’accettare la fede che nello studiarla”. Leggendo il Vangelo di Luca, secondo l’interpretazione del Beato John Enrich Newman, ci accorgiamo che Maria è modello di chi ha accettato la fede.

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Congar Yves (1983), La tradizione e la vita della Chiesa, Roma, pag. 115

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti, Biella, pag. 25

 

 

 

 

 

 

Domenica dell'amore fraterno

To: Anna Maria Peterlini

26. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 24 aprile 2016 V DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 13,31-33.34-35 (I lettura Atti degli Apostoli 14,21-27 ; II lettura Apocalisse 21,1-5)

Il Vangelo di oggi ci parla di carità fraterna; l’amore (sinonimo di carità) ha una sua dimensione ontologica, cioè parte dall’essere, dal profondo dell’uomo. Bessone afferma che “prima di essere un dovere morale”, l’amore fraterno “è la presenza del Signore risuscitato dentro di noi”. Parafrasando un altro commento si può affermare che Gesù, nella sua vita, sperimentò il tradimento e lo sgomento. Il Figlio di Dio ci ha fatto conoscere il Padre e la sua misericordia senza limiti. I gesti: la lavanda dei piedi. Io dono lo Spirito, io sono la vite, voi i tralci. Gesù proclama la preghiera sacerdotale. Dio ci dà un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. L'amore reciproco si vive anche per chi ha il dono della fede: è la prova che tutti noi siamo legati a Gesù nella realizzazione delle promesse di Dio. Nuovi cieli e Nuova terra per una vera storia di salvezza! Viviamo come una sposa adorna per il suo sposo.

È necessario lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno. Il pane eucaristico ci fa vivere quanto ci è stato insegnato.

Amare il prossimo “significa prendere come misura non la ristrettezza del nostro cuore” ma la grandezza del cuore di Dio, il quale è più grande del cuore dell’uomo. Schnachenburg afferma che “nella misura dell’amore di Gesù nasce il dovere dei discepoli”. L’amore di Gesù riversato nei nostri cuori è l’origine del nostro amore verso il prossimo. L’amore è dono. Nell’Evangelo di Giovanni è contenuto il termine  - didomi, che significa dare. È Dio che ci ha messi al mondo e che ci ha amati per primo. La legge dell’amore è la vita nuova inaugurata dal Cristo Risorto e asceso al cielo, è l’amore che vige all’interno del Circolo Trinitario, in cui il Padre e il Figlio si amano con il legame indissolubile dello Spirito Santo. San Tommaso d’Acquino affermava che l’amore di Dio è la ricetta di ciò che dobbiamo fare. Per attualizzare quanto scritto l’affermazione corrispondente è “il sociale è l’alibi della carità”.

Per terminare mi soffermo sull'esegesi della Seconda lettura tratta da Apocalisse.

Nella pericope (brano biblico) di riferimento si parla di cieli e terra nuovi. Nuovo cielo, dal greco  – URANON CAINON, Nuova terra, dal greco  – GHEN CAINEN, perché i cieli e la terra di prima erano scomparsi. Riguardo a quest'ultima il termine scomparsi è  – APELZON: la traduzione autentica, letterale dal greco è allontanarsi, salpare alla volta di... Com’è stato affermato nella Chiesa Cattolica, con il contributo del Santo Papa Giovanni Paolo II, dobbiamo prendere il largo: la Chiesa è una barca che naviga, quindi significa prendere il largo dalle cose passate e protendersi per le future. La nave della Chiesa, a differenza dei giorni odierni, i cieli e terra nuovi non saranno più oppressi dai nemici. Ritornando a "Nuovo cielo/Nuova terra" la traduzione letterale rispetto a nuovo è recente, nel senso di: non ancora usato, non ancora conosciuto, nuova Gerusalemme, alleanza, creazione.

Nella pericope si parla di una "sposa adorna per il suo sposo"; il termine greco per indicare sposa è  – NUMFON: il vocabolo sta per sposa e anche fidanzata. Si parla anche, in gergo biblico, di "fidanzata dell'Agnello", ovvero Gesù": la fidanzata, la sposa dell'Agnello è la Chiesa.

Dio-con-loro, in greco è riportato nella seguente forma:

 O THEOS MET'AUTON ESTAI. Ed egli sarà il Dio-con-loro.

Il termine  – PENZOS sta per dolore, lutto e pianto. Parafrasando l'omelia riportata più sopra possiamo affermare di volere "lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno".

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti.

  • Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia

 

 

23. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 03 aprile 2016 II DOMENICA DÌ PASQUA (FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

 Vangelo: Giovanni 20,19-31 (I lettura Atti degli Apostoli 5,12-16 ; II lettura Apocalisse 1,9-11a.17-19)

 A cura di Massimiliano Lanza

Il presente commento è stato già pubblicato lo scorso anno ma è stato riveduto e corretto.

La prima lettura ci dice che i primi doni che il Signore Risorto dà ai suoi discepoli sono l’unità e l’amore reciproco.

La seconda lettura, pericope tratta da Apocalisse, ci dice che Giovanni ebbe una visione di domenica (il giorno del Signore). La visione lo fa cadere a terra tramortito ma il Signore stesso lo desta, dicendo. “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo. Io ero morto ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi”.

La pericope evangelica di oggi si può dividere in tre paragrafi: 1) Il Signore dà la Pace; 2) Gesù Effonde lo Spirito Santo; 3) Il Signore si manifesta a Tommaso.

Qualunque possa essere lo spunto che ha indotto l’evangelista a raccontare l’incontro di Tommaso con il Risorto, ha comunque un eminente significato teologico e pastorale. Secondo Rudolf Schnackenburg “esso mira a guidare i credenti allo stesso Risorto, che per Giovanni è realtà perennemente viva”.

La domenica di oggi termina l'ottavario pasquale e il tema è pressoché identico, salvo variazioni, alla Pasqua di Risurrezione. Ricordiamo che con la Pasqua la croce non è dimenticata ma trasfigurata!

Tommaso detto Didimo (gemello) era assente la sera di Pasqua. Il santo "epistemologo" emette la famosissima professione di fede: Mio Signore, mio Dio! Tommaso non è in torto perché cerca le prove ma perché le cerca a sproposito, mettendo letteralmente “il carro davanti ai buoi”. Bessone afferma che “prima c’è la sapienza e dopo la logica formale; prima la scoperta poi la verifica, prima l’intuito della costruzione e poi il calcolo del cemento armato”.

Il fatto più importante della risurrezione è il passaggio (appunto la ‘Pasqua’) da questo mondo al Padre, non solamente un cadavere rianimato, come del resto era accaduto a Lazzaro. Purtroppo il razionalismo, nemico di Dio e dell’Intelletto non comprende la logica della vita divina. Tommaso avrebbe dovuto intuire la verità!

Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a porte chiuse si fermò in mezzo a loro”. Non sono le prove che creano la verità, ma in realtà è il contrario: Gesù fa vivere la Chiesa e la fa ardere d’amore.

Il Vangelo di oggi è famosissimo ed è comunemente letto tutti e tre gli anni del ciclo liturgico, la seconda domenica dopo Pasqua. Il brano ci parla dell'Incredulo Tommaso che poi, vedendo e toccando le piaghe di Cristo, si "ri-crede". Tommaso è l'immagine del positivista, cioè di chi deve verificare empiricamente gli avvenimenti affinché siano veritieri. Egli è l'immagine di noi tutti, a volte siamo dubbiosi; un padre della Chiesa diceva che anche se ai nostri sensi quello che vediamo è pane e vino, quello che gustiamo al palato è pane e vino, per fede è indispensabile credere che si tratti del Corpo e Sangue di Cristo; sono simboli, appunto sacramento, di realtà superiori ma, termina il Santo, realmente sono Corpo e Sangue di Gesù. E' necessaria la fede per credere!

Tommaso non è né un positivista né un epistemologo e Gesù non è un facilone che ci dice che si crede solo e sempre senza vedere. Tommaso ha bisogno di sicurezza (come noi tutti) e Gesù invece richiede una fede la quale è come l'amore, cieca!

Il rimprovero a Tommaso (“Perché mi hai veduto, hai creduto”) è introduzione alla successiva beatitudine (“Beati coloro che crederanno senza aver visto”), forma stilistica (la beatitudine) usata sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento, singolarmente utilizzata nel vangelo giovanneo.

Gesù è tornato otto giorni dopo, come ogni domenica, da duemila anni e, fortunatamente, anche se chiudiamo le porte del nostro cuore, riesce ugualmente a entrare. È necessaria la fede! La nostra fede deve “avere come oggetto il Cristo Signore, cioè il Figlio di Dio”. La conoscenza del Cristo storico aiuta a sviluppare meglio la fede nella sua divinità. A livello di cultura generale ricordo, tra le varie filmografie su Gesù, il film Il Vangelo di Matteo di Pier Paolo Pasolini. È la conoscenza di Gesù maestro e profeta a essere fondamentale: egli non dà norme di diritto ma d’amore, l’amore contro l’odio ad esempio, i doni della pace e del perdono!

La parola “fede” è tradotta dal greco pisteusanteV - PISTEUSANTES e il termine episteme deriva da fede e significa metodologia delle scienze: una volta che uno scienziato fa una scoperta, è necessario che i colleghi credano, abbiamo fede (in senso lato) affinché la ricerca dia i suoi frutti. Noi siamo credenti e dobbiamo avere una grande fede a capire che Gesù sia che vegliamo (siamo nella vita fisica) sia che dormiamo (siamo nella morte apparente e solamente fisica, siamo nella vita spirituale) siamo redenti, salvati e viviamo con Lui. Tommaso riscopre Gesù suo Signore e suo Dio, il quale è sempre vivo nella sua Chiesa!

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

·         Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

·         Lanza M. (2015), Commentari biblici, Anno Pastorale 2014-15, in Omelie ed Esegesi, anno B – ad uso privato per gli studenti.

·         Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia

20. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 13 marzo 2016 – QUINTA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 8,1-11 (I lettura Isaia 43,16-21 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 3,8-14)

Il Vangelo di oggi ci parla nuovamente di misericordia.

Sant’Agostino, a proposito dell’episodio dell’adultera afferma che “la miseria si trovò, sola, davanti alla misericordia” a dire che la nostra miseria sta davanti a Cristo che è misericordia. Dio, infatti, ha condannato il peccato, non l’uomo!

La pericope evangelica di oggi è un testo bellissimo. Gesù sta insegnando nel tempio e giungono farisei e dottori della legge con una donna colta in flagrante adulterio. Il marito non fu catturato, probabilmente era riuscito a fuggire, ma la mentalità dei capi del popolo ebraico era misogina e sessuofoba, quindi il peccato era certamente più grave per la donna (oggi impensabile, anche se in certi casi tale mentalità non è stata ancora superata). La pena era capitale, per lapidazione.

Gesù predica non la vendetta ma il perdono, non il castigo ma la conversione! Tutto ciò era preso in odio dai capi religiosi di Israele. Essi, per metterlo alla prova, gli pongono una questione difficile e delicata, per poterlo trarre in inganno (poco prima era stato quasi arrestato, ma le guardie del sommo sacerdote non vi riuscirono perché la folla lo considerava un profeta e poi anche per l’arringa di difesa di alcuni membri del Sinedrio, tra cui Nicodemo). Gesù è “tra l’incudine e il martello”: se avesse risposto di applicare la legge di Mosè non sarebbe stato misericordioso; se avesse assolto la donna, si sarebbe dimostrato a suo favore, cioè adultero come lei. In realtà egli non risponde, scrive per terra. Alcuni esegeti sostengono che lo scrivere in terra significava che egli descriveva con degli aggettivi il peccato degli uomini che accusavano l’adultera, ma la questione è aperta a varie interpretazioni. Alcuni interpretano il fatto secondo il diritto Romano: i giudici, prima di emettere la sentenza, dovevano scrivere il verdetto di proprio pugno. Ma ai giudei sembra non importare e incalzano ad interrogarlo. Allora Gesù esprime la famosa frase “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, a dire “non voglio il sangue di questa donna!”. E scriveva di nuovo per terra al termine dell’affermazione. Egli, poco prima, non guardava in faccia gli accusatori, ma solo al momento della fatidica frase, alza la testa.

In realtà i capi religiosi di trovarono in una situazione imbarazzante: secondo la cultura ebraica chi aveva diritto a scagliare la prima pietra? Il testimone che aveva sorpreso la peccatrice e che aveva ingenerato la sentenza di morte. Gesù, in pratica, chiede chi fosse il testimone qualificato che per primo avrebbe dovuto scagliare la pietra. Il testimone doveva essere incensurato ma non penso che Gesù lo ritenesse tale.

Nella pericope odierna “si chiede il parere su una sentenza da dare o forse già data”. I farisei cercano di trarre in inganno un uomo considerato dal popolo un maestro e un nuovo Mosè. Il caso è chiaro: donna adultera. Pena: capitale. Fonte: la legge ebraica data da Mosè, scritta nel libro del Levitico: “L’uomo che commette adulterio con la donna del suo prossimo dovrà morire, lui e la sua complice” (Levitico 20,10). Gli Ebrei, ritornando all’accenno del diritto romano di cui si parla più sopra, non erano più abilitati a comminare sentenze di morte (causa la dittatura Romana che li sottoponeva allo Ius gladii) e si pensava che praticassero in moltissimi casi giustizia sommaria (un po’ come Comeini e prima Hitler, Stalin, Mao Tze Tung, per fare esempi calzanti) e quindi ignorando la legge dell’Impero.

Il teologo Rudolf Schnackenburg affermava: “Chi scrive sulla sabbia e in tutto ciò che non ha consistenza, è esente da colpa”. Diffusa è la semplice spiegazione che il gesto di Gesù significasse riflessione, il rinviare una decisione, la volontà di non intervenire sul caso (questa e altre di cui sopra sono tutte possibili interpretazioni), il non volere giudicare. Sant’Agostino affermava: “sarà scritto nella polvere chi si allontana da te; perché essi hanno abbandonato il Signore, la fonte dell’acqua zampillante”. A volte, ecco perché la condanna, si tende a fare paura alle persone perché non pecchino o commettano reati, come gli “spaventapasseri” negli orti, ma la giustizia di questo mondo è comunque miseria. San Giovanni Paolo II, nell’enciclica Dives in misericordia affermava: “L’esperienza del passato e del nostro tempo dimostra che la giustizia da sola non basta e che, anzi, può condurre alla negoziazione e all’annientamento di se stessa, se non consente a quella forza più profonda che è l’amore, di plasmare la vita umana nelle sue varie dimensioni” (Giovanni Paolo II, Dives in misericordia).

Il dialogo che intercorre tra Gesù e l’adultera è breve ma efficace. In realtà porta alla liberazione, è liberatorio. “Nemmeno io ti condanno”, dice, “va, e d’ora in poi non peccare più”. Egli salva la donna ma condanna chiaramente il peccato, suo e degli accusatori.

Non occorrono successivi commenti sulla misericordia. Per Israele gli adulteri, in realtà, erano chi tradiva i rapporti profondi, tra i molti i rapporti spirituali, i rapporti di fedeltà nei confronti di Dio, pensiamo alla contaminazione del culto idolatrico e negromantico.

Oggi Dio è stato un po’ dimenticato, è difficile considerare un adultero / un’adultera nei confronti di Dio. Il peccato di adulterio non è quasi più considerato, a volte anche la gerarchia ecclesiastica o i teologi ne mitigano notevolmente la colpevolezza; tutto ciò accade per una forte crisi di fede contemporanea. Chi crede poco in Dio non si considera né adultero né peccatore ma ognuno ha il libero arbitrio, pertanto è libero di compiere le proprie scelte. Siamo condizionati dai segni dei tempi: se uno compie un atto simile, è giustificato e scusato, dicendo che non ha compiuto nulla di scandaloso (anche quest’ultimo concetto sottoposto a varie interpretazioni).

La cosa più importante, come affermava Padre David Maria Turoldo, è essere consapevoli dei propri peccati e pensare che “Dio per noi ha fatto prodigi, abbiamo il cuore pieno di gioia”.

Massimiliano Lanza

 

Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a:

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Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Schnackenburg R. (1977), Il Vangelo di Giovanni, Brescia, II, pp. 306-306

 

 

 

 

 

 

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Massimiliano Lanza Assistente Amministrativo presso I.I.S. "G. e Q. SELLA" - Biella ; Volontario AIL (Fondo Clelio Angelino) presso Ospedale degli Infermi, Medicina D (Oncologia)340-4019128
    

Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 09 agosto 2015 – XIX domenica del tempo ordinario - ANNO B - A cura di Massimiliano Lanza

 

Vangelo: Giovanni 6,41-51 (I lettura Primo libro dei Re 19,4-8 - II LETTURA Efesini 4,30-5,2.)

Il discorso termina con la domanda incalzante: anche voi volete andarvene? E Pietro risponde “da chi andremo"? Tu solo hai parole di vita eterna. In ambito protestante è rifiutata quest’asserzione, poiché si crea una dicotomia, una divisione tra la “questione della fede” e il “problema del sacramento”. Le apparenti contraddizioni sono infondate. Un pastore protestante convertito al Cattolicesimo, aveva commentato il capitolo in questione: dapprima lo definì troppo tradizionalista e cattolico, poi capì che il Cattolicesimo comprende tutto nella verità. All'inizio del suo scritto pregava per la conversione dei Cattolici, combatteva l'idolatria ma il Buon Dio lo ascoltò, facendolo diventare cattolico, non idolatrico! Si scoprì che molti cattolici non credono più alla verità di fede Cattolica, tra cui l'eucarestia. È necessario nutrirsi del pane della Vita ma molti cattolici non ne approfittano. Anche Elia fu svegliato dall'angelo per mangiare, all'Oreb fu invitato per ben due volte a nutrirsi (e il nuovo testamento ci parla di un pane che appaga in eterno la nostra fame d’infinito). Dio stesso si fa cibo sulla via e sostegno per noi, Lui ci chiede di prenderlo e mangiarlo con fede e con amore. Elia (come "nuovo Mosè", il quale sull'Oreb aveva siglato l'alleanza con Dio e ricevuto le tavole della legge; l'Oreb, peraltro, è simbolo della purezza originaria del popolo d'Israele) camminò quaranta giorni e quaranta notti, nella Bibbia il numero quaranta indica completezza. E Gesù completa dicendo: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha in sé la vita eterna”. La parabola delle nozze, dell'amico che si presentò senza abito da sposo, è efficace e la chiave di lettura è il richiamo alla purezza, di vita e di fede, per ricevere la Santa Comunione.

Paolo ci invita a camminare nella verità e nella carità. L'eucarestia è non solo nutri

27. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 01 maggio 2016 VI DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 14,23-29 (I lettura Atti degli Apostoli 15,1-2.22-29 ; II lettura Apocalisse 21,10-14.22-23)

 

La domenica odierna ci insegna che la fede in Dio è la caratteristica del cristiano. È salutare sperare e avere fede. Oggi, troppe volte, assistiamo al dramma del suicidio, il quale è tragico e contagioso, dovuto a motivi psicologici e psichiatrici, alla depressione, alla crisi economica, ma anche alla mancanza di fede tra i cristiani e i cattolici; tale fenomeno non deve caratterizzarci! La nostra "ancora di salvezza " è Gesù Cristo, che ci aiuta a superare le nostre povertà e i mali che ci affliggono! È necessario anche che ci s’interroghi sul significato di peccato, giustizia e giudizio.

Verso la fine della prima lettura, pericope tratta da Atti degli Apostoli si legge. “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso...”. Il significato della frase estrapolata dall’ambiente è che le decisioni prese dallo Spirito Santo sono anche le nostre, perché a Esso siamo incorporati.

La preghiera di colletta (recitata subito dopo il Gloria) ci esorta a testimoniare il Vangelo di Cristo con le parole e con le opere.

Il brano evangelico ci trasmette le seguenti parole: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…

Queste cose vi ho detto quanto ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”.

Soggetto di questa pericope evangelica è lo Spirito Santo, il verbo è “mandare”. Egli vuole stabilire la dimora tra gli uomini e lo Spirito permise agli Apostoli di ricordare tutte le parole di Gesù nella sua vita terrena. In noi, discendenti dei testimoni oculari, si sviluppano tre aspetti spirituali:

  1. La presenza dello Spirito;

  2. La dimora divina in noi;

  3. L’insegnamento dello Spirito Santo.

I cristiani non sono panteisti ma hanno la garanzia di Dio che si è incarnato nell’uomo in Cristo, il quale ha sperimentato tutta la drammaticità della vita umana e l’ha redenta. Sempre l’evangelista Giovanni incalza: “Verrà lo spirito che vi difende. Io ve lo manderò. Egli verrà e mostrerà di fronte al mondo che cosa significano peccato, giustizia, giudizio”. In linguaggio accessibile significa (si confronti il brano evangelico a conferma):

  1. Peccato perché i conterranei di Gesù non gli credevano;

  2. Giustizia perché Gesù doveva ritornare al Padre;

  3. Giudizio perché il dominatore del mondo, Satana, è stato già condannato.

Noi tutti, anche chi scrive, ha bisogno di una guida, lo Spirito Santo che procede dal Padre, abbiamo bisogno di Gesù, e anche della Chiesa, la quale ci guida alla comprensione della Parola di Dio, la Bibbia. In ambiente protestante ciò non occorre poiché ognuno è autonomo nell’interpretazione, ma senza l’aiuto dello Spirito non siamo in grado di comprendere. Per terminare ho mutuato una frase di Yves Congar: “Il nostro modello sta nell’accettare la fede che nello studiarla”. Leggendo il Vangelo di Luca, secondo l’interpretazione del Beato John Enrich Newman, ci accorgiamo che Maria è modello di chi ha accettato la fede.

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Congar Yves (1983), La tradizione e la vita della Chiesa, Roma, pag. 115

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti, Biella, pag. 25

 

 

 

 

 

mento ma anche aiuto perché noi stessi diventiamo come Gesù e con Gesù "sacrificio di soave odore al Padre".

Buona domenica a tutti!

Massimiliano Lanza

 

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58. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 30 ottobre 2016 – TRENTUNESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 19,1-10.

Oggi ci viene insegnato che l'uomo ha il desiderio naturale ma inefficace di vedere Dio; solo il Signore può rendere spirituale, efficace e dunque, sacramentale, il desiderio della divinità. Si parla di Zaccheo, il peccatore che si converte, che sale sul Sicomoro per vedere Gesù.

La pericope evangelica si compone fondamentalmente in tre passaggi:

1) Zaccheo è insoddisfatto e vuole vedere Gesù;

2) Diventa un incontro efficace per Zaccheo perché Gesù lo chiama;

3) Zaccheo non cambia mestiere, si converte.

Chi era Zaccheo? Egli era un pubblicano, quindi per Scribi, Farisei, Dottori della legge, un peccatore (molte volte estorcevano denaro in più rispetto alle tasse da riscuotere). Gesù lo cerca, lo trova, va a casa sua. Per Gesù Zaccheo è importante! Zaccheo si rende conto di quel che è solo incontrando Gesù. Il Cristiano, per sua natura, è incline a compiere il bene. "Zaccheo significa Dio ricorda". Gesù riconosce Zaccheo come figlio di Abramo ma nella linea della fede.

Gesù alza gli occhi e vede Zaccheo, i due quindi hanno lo stesso intento, uno ricerca l'altro. Vi è un avverbio, molto ricorrente in Luca, che chiarisce quanto detto, l'avverbio  - SEMERON, che significa il giorno d'oggi, oggi, il momento, il tempo presente, l'oggi di cui si parla, per Zaccheo: oggi la salvezza è entrata in questa casa.

La restituzione quantitativa dei beni da parte di Zaccheo, è ben di più delle prescrizioni ebraiche che fissavano a un quinto del reddito la cifra massima da elargire ai poveri: la conversione di Zaccheo inizia qui.

Luca rivolge la sua attenzione soprattutto ai peccatori, evidenziando la bontà di Dio e per tal motivo si parla della conversione di un pubblicano, Zaccheo.

Il termine salvezza è reso invece con  - soteria e l'originale greco è traducibile con liberazione, salvezza, salute, camino della salvezza o per la salvezza, salvezza eterna, totale e definitiva. La conversione non è un punto di arrivo per Zaccheo, comporta un lungo cammino e il fatto di voler restituire quattro volte tanto e dare la metà dei beni a poveri è solo l'inizio di questo bel cammino che porterà alla salvezza "eterna, totale e definitiva".

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Bibliografia:

Lanza M. (2013), Commentari Biblici in Omelie ed esegesi anno C (2012-13), ad uso privato.

41. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 07 agosto 2016 DICIANNOVESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

 Vangelo: Luca 12,32-48 (I lettura Sapienza 18,6-9 ; II lettura Lettera agli Ebrei 11,1-2.8-19).

La parola “chiave” di questa domenica è: dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

Gesù chiede di donare tutto per amore. In noi scatta un meccanismo psicologico di attaccarsi ai beni. Vendere tutti i beni e darli in elemosina: è il consiglio evangelico, una proposta di Gesù che incute molta paura. Gesù non ci ha detto di prendere tutti i nostri beni e buttarli dalla finestra; Egli dice di gestire i propri beni, tutto ciò che Dio ci ha donato. Noi dobbiamo giocare i nostri beni alla luce dell'amore.

La prima considerazione che possiamo far scaturire dalla parabola di oggi è il tema della vigilanza: Beati quei servi che sono trovati vigilanti, pronti e disponibili al momento del bisogno. Il discepolo di Gesù deve essere sempre disponibile; Gesù è servo e lo è per amore: Dio è, come dice Isaia, il Dio-con-noi, Dio Padre tergerà ogni lacrima dai nostri occhi.

Dio è come un ladro, viene di notte, all'improvviso; solo chi si ritiene padrone dei beni della terra e considera appunto Gesù un ladro, non lo considera l'autore dei beni e teme che gli vengano sottratti da Dio stesso.

Questa parabola è per noi o altri? È certamente per chi ha maggiori disponibilità, queste persone hanno capito ciò che Dio vuole e alimentano il bene anche per gli altri. Le ricchezze del mondo non sono assolute ma un dono di Dio per i fratelli, una vita sul sentiero del vero discepolo di Gesù, altrimenti è una follia. Le ricchezze non devono occupare il nostro cuore, secondo gli Ebrei la parte più intima per l’uomo, per Freud fu l’inconscio, per i cristiani la sede dei sentimenti, centro del rapporto intimo con Dio e il cuore, come si afferma nella Bibbia e come asserisce Rengestorf è sede della volontà (buona o cattiva dipende da noi).

I soggetti del vangelo della domenica odierna sono:

1)   La Vigilanza nell’attesa;

2)   La fedeltà (in attesa di Cristo) nell’attesa;

3)   La tragicità di questo tempo di attesa;

4)   Essere capaci a leggere i segni dei tempi;

5)   Gli uomini sono a un bivio: pentirsi o morire.

Il Discepolo di Gesù ha fiducia nella vittoria sul male del Regno di Dio. Il discepolo di Gesù ha fede; come affermò il teologo protestante Tillich, in altre parole “Credere è accettare di essere accettato da Dio”.

Le parabole ivi narrate sono dette parabole dell’imminenza escatologica. Secondo Laconi, “l’era escatologica sta per suonare”. La prospettiva è sempre quella della parusia: bisogna stare attenti perché non sappiamo quando il Signore verrà. Per accogliere il Signore è necessario avere i cinti pronti, come a Pasqua, aspettando il suo arrivo! La speranza è quella delle beatitudini; le lucerne accese ricordano la parabola delle dieci vergini.

Vi è un termine greco di riferimento,  oiconomoV - oikonomos, che richiama il valore dei vescovi (i padroni) alla guida della Chiesa, con l’incarico di responsabili della salvezza delle anime.

 

 Massimiliano Lanza

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Bibliografia:

·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

·         Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

·         Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline

·         Rengestorf Karl Heinrich, Il Vangelo secondo Luca, 278

31. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche
di domenica 05 giugno 2016 – X DOMENICA PER
ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A
cura di Massimiliano Lanza
Vangelo: Luca 7,11-17 (I lettura Primo Libro dei Re
17,17-24 ; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo
ai Galati 1,11-19).
A cura di Massimiliano Lanza
Dopo le solennità del tempo ordinario ritorniamo alle
domeniche per annum così come le conosciamo e oggi si
parla di risurrezione. La prima lettura parla della
risurrezione, per mezzo di Elia, del figlio unico della
vedova in Zarepta di Sidone e il Vangelo narra della
risurrezione del figlio unico della vedova di Naim; durante
il T.O., come al solito, prima lettura e vangelo
concordano.
I due miracoli sono segno della potenza di Dio che libera
dalla morte, ma mentre Elia compie gesti complicati (era
profeta, non Dio), Gesù segue una “procedura” (se così la
possiamo definire) semplice, a dimostrare che “un
grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo
popolo” e la visita è la caratteristica del profeta, è un
vero atto di profezia, è un uomo preso dalla parola di Dio,
non si tratta di magia, le parole diventano opere
(confronta Dei Verbum). Il profeta entra in rapporto
immediato con Dio (G. Von Rad) che, come recita la
preghiera di colletta propria, illumina il mistero del dolore
e della morte. Inoltre Dio fa crescere, edifica, esorta,
solleva dal male e dal dolore (A.S. Bessone).
Le pericopi di oggi, la veterotestamentaria e il vangelo, ci
parlano di risurrezione, dottrina introdotta tardivamente
nell’Antico Testamento (II secolo a.C.) e chiaramente ben
sviluppata nel Nuovo che parte subito dalla risurrezione
come fondamento teologico.
Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, durante gli
anni di insegnamento presso la Facoltà Teologica
dell’Italia Settentrionale, così argomentava: “Paolo”
apostolo “tenta di rispondere alle obiezioni dei Corinzi di
mentalità greca: essi avevano difficoltà a pensare alla
risurrezione dei corpi e si chiedevano come fosse il corpo
dei risorti […]”. Per spiegarlo l’apostolo collegava il
discorso della risurrezione con l’attesa della
sopravvivenza di là della morte, mistero presente in tutte
le culture, comprese quelle atee (pensiamo alle filosofie
indiane, le famose religioni senza Dio, tra cui il
Buddismo).
L’episodio della vedova di Naim è tramandato soltanto da
Luca; un racconto simile, oltre la prima lettura di oggi, si
trova nel Secondo Libro dei Re (4,18-37), con la
differenza che la prima è operata da Elia e la seconda da
Eliseo (il maestro e il discepolo). Luca intende porre Gesù
in linea con gli antichi profeti, come sarà proclamato dalla
folla entusiasta. Il paragone va anche a Giovanni il
battezzatore (v. 22: i morti risorgono).
Naim non dista molto da Sunem, la località, dove il
profeta Eliseo compì il miracolo (vedi sopra).
Nel brano evangelico è la prima volta che Gesù è
chiamato o KurioV - o Kyrios (il Signore), titolo che era
attribuito solamente a Jahvé. In realtà è un invito ad
adorare il Signore che l’evangelista, ispirato, propone.
Qui Gesù è svelato come vero uomo (si commuove alla
vista del bambino morto) e vero Dio, Signore, che è
capace di sacrificare la vita anche ai morti. Oggi si è
parlato anche di morte e un altro commento afferma:
“Oggi si parla della morte: la società non ne parla mai, ed
è giusto, l'uomo è fatto per la vita! Eppure Dio farà
risorgere anche i nostri corpi umiliati per la sepoltura. Se
ci atterrisce e spaventa il pensiero della morte dall'altra
parte è di grande consolazione sapere che Cristo, in quel
momento, sarà pronto ad accoglierci nella sua pace e a
portarci alla vita eterna in paradiso e alla risurrezione dei
nostri corpi!”.
La folla coglie la dimensione messianica di Gesù, Elia
redivivo, che viene a visitare il suo popolo. Il verbo
visitare è tradotto dall’ebraico paqad e greco epesceyato
- epeschepsato. La presenza e le parole di Gesù
rappresentano la volontà salvifica di Dio. Cristo è il suo
strumento nella storia. Il miracolo narrato oggi ha valore
apologetico e taumaturgico, ma anche epifanico, cioè ha
natura di rivelazione e fa vedere la forza dell’intervento
storico-salvifico di Dio, il quale viene nella storia a
visitare il suo popolo. La realtà di questa storia è al
femminile: abbiamo una donna, vedova e affranta, così
com’era capitato ad Elia ed Eliseo. Dio è poi glorificato e
non è un qualcosa di propagandistico di fronte alla folla
ma è un elemento didattico e dottrinale nei confronti del
popolo che deve “imparare”.
Massimiliano Lanza
Bibliografia:
·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno
C, Biella
·          Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa,
Riflessioni domenicali per credenti e non credenti,
Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova
·          Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della
Bibbia, Luca, Edizioni Paoline
·          Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno
pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso
privato per gli studenti
·         Von Rad Gerhard (1979), Deuteronomio, Brescia

 

 

30. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 maggio 2016 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DÌ CRISTO (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 9,11-17 (I lettura Genesi 14,18-20 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 11,23-26).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si sa se avvenuta a Betsaida, o tra Betsaida e il deserto o altrove. Gesù dunque moltiplica i pani e i pesci, utilizzando un vero e proprio “rito di consacrazione”. Il richiamo è all’eucarestia (il rendere grazie, lo spezzare il pane) e alla Chiesa apostolica.

La solennità di oggi è tardiva, poiché l’eucarestia si ricorda il giovedì santo, durante la Santa Messa in Cena Domini; il giovedì santo è però inserito nel triduo pasquale e non è soltanto l’ultima cena! In essa si sviluppa il tradimento di Giuda; era necessario che la Chiesa istituisse una solennità apposita, in cui si celebrasse l’adunanza “festosa” del popolo di Dio.

Il memoriale eucaristico non è semplice ricordo ma attualità di Cristo che muore e risorge durante la consacrazione (meglio la transustanziazione) del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Dio. Il "Corpus Domini" richiama la Pasqua per due aspetti: la Pasqua vera e propria giacché passaggio (passaggio anche da pane e vino a corpo e sangue di Cristo) e la Pentecoste poiché si invoca lo Spirito Santo sulle specie eucaristiche. Eucarestia, peraltro, deriva del verbo greco eucaristo e significa azione di grazie.

Venendo ai simboli, prendendo ad esempio il vino, in conformità a studi esegetici si può affermare che esso rappresenta la gioia di vivere, in conformità a Cantico dei Cantici l’amore tra un uomo e la donna, la sapienza, la responsabilità, il dolore e la sofferenza (se riferito direttamente al sangue di Cristo), il sangue dell’alleanza (sulla base di Mosè che benedisse il popolo con il sangue dell’aspersione), ecc.

La prima lettura riferita alla solennità odierna è una pericope di Genesi; viene narrato l’incontro tra Abram e Melchisedek, re di Salem, al quale viene offerto pane e vino. Melchisedek è un personaggio complesso da spiegare, in estrema sintesi è l’immagine del vero Sommo Sacerdote, Cristo. Nella breve narrazione Dio viene tradotto da El Elion, il vero Dio di Abramo. Melkisedek è qui rappresentato come Messia, Re (di Gerusalemme) e Sacerdote. L’augurio finale è la benedizione (irrevocabile anche secondo il Vecchio Testamento), conclusione di ogni eucarestia e/o azione liturgica.

J. Dupont, a riguardo del brano evangelico, ci dice che i Dodici (come del resto è risaputo) sono gli Apostoli; nella vicenda non hanno un ruolo marginale, a differenza del Vangelo di Giovanni (gli apostoli si confondono tra la folla, perché i protagonisti sono Gesù e le folle), anche se non capiscono la profonda intenzione di Gesù, che va valutata tramite la fede. Egli non vuole rimandare le folle digiune ma non vuole che i discepoli facciano provviste, provvede Lui stesso. Essi non sono designati con il titolo esatto  - oi apostoloi ma con  – oi dodeca; il primo titolo è ufficiale e “non è una semplice designazione che conveniva ai dodici nel momento esatto della loro missione pubblica, quanto un titolo che appartiene loro in proprio e che definisce la loro prerogativa agli occhi dei credenti”.

Far sedere la folla a gruppi di cinquanta è una norma mutuata da Esodo, poiché Mosè aveva ordinato ai giudici di far sedere le folle a gruppi di cinquanta.

Il richiamo della moltiplicazione è paragonabile alla manna distribuita da Dio stesso nel deserto, figura della realtà più grande, l’eucarestia.

Alla fine il miracolo stupisce e fa esultare la folla.

 

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Dupont J. (1968-69), Le salut des Gentils et le significations theologique du Livre de Actes, in N.T. St. 6, pp. 132-155

  • Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

Il Malato

Ero stanco, sfiduciato,
vedevo le tenebre;
un giorno mi hanno chiamato,
così ero vocato,
a servire il prossimo,
in un reparto ospedaliero,
trattava tanti mali e tante patologie,
curava il sangue, le reni,la psiche...ho visto la luce,
gli ammalati ho aituato,solo con mansioni semplici, solo con un sorriso e una parola,la luce ha distrutto le mie tenebre,
ogni volta che l'avete fatto a uno solo di questi piccoli
l'avete fatto a me,

 

 

 

 

 

 

30. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 maggio 2016 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DÌ CRISTO (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 9,11-17 (I lettura Genesi 14,18-20 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 11,23-26).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si sa se avvenuta a Betsaida, o tra Betsaida e il deserto o altrove. Gesù dunque moltiplica i pani e i pesci, utilizzando un vero e proprio “rito di consacrazione”. Il richiamo è all’eucarestia (il rendere grazie, lo spezzare il pane) e alla Chiesa apostolica.

La solennità di oggi è tardiva, poiché l’eucarestia si ricorda il giovedì santo, durante la Santa Messa in Cena Domini; il giovedì santo è però inserito nel triduo pasquale e non è soltanto l’ultima cena! In essa si sviluppa il tradimento di Giuda; era necessario che la Chiesa istituisse una solennità apposita, in cui si celebrasse l’adunanza “festosa” del popolo di Dio.

Il memoriale eucaristico non è semplice ricordo ma attualità di Cristo che muore e risorge durante la consacrazione (meglio la transustanziazione) del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Dio. Il "Corpus Domini" richiama la Pasqua per due aspetti: la Pasqua vera e propria giacché passaggio (passaggio anche da pane e vino a corpo e sangue di Cristo) e la Pentecoste poiché si invoca lo Spirito Santo sulle specie eucaristiche. Eucarestia, peraltro, deriva del verbo greco eucaristo e significa azione di grazie.

Venendo ai simboli, prendendo ad esempio il vino, in conformità a studi esegetici si può affermare che esso rappresenta la gioia di vivere, in conformità a Cantico dei Cantici l’amore tra un uomo e la donna, la sapienza, la responsabilità, il dolore e la sofferenza (se riferito direttamente al sangue di Cristo), il sangue dell’alleanza (sulla base di Mosè che benedisse il popolo con il sangue dell’aspersione), ecc.

La prima lettura riferita alla solennità odierna è una pericope di Genesi; viene narrato l’incontro tra Abram e Melchisedek, re di Salem, al quale viene offerto pane e vino. Melchisedek è un personaggio complesso da spiegare, in estrema sintesi è l’immagine del vero Sommo Sacerdote, Cristo. Nella breve narrazione Dio viene tradotto da El Elion, il vero Dio di Abramo. Melkisedek è qui rappresentato come Messia, Re (di Gerusalemme) e Sacerdote. L’augurio finale è la benedizione (irrevocabile anche secondo il Vecchio Testamento), conclusione di ogni eucarestia e/o azione liturgica.

J. Dupont, a riguardo del brano evangelico, ci dice che i Dodici (come del resto è risaputo) sono gli Apostoli; nella vicenda non hanno un ruolo marginale, a differenza del Vangelo di Giovanni (gli apostoli si confondono tra la folla, perché i protagonisti sono Gesù e le folle), anche se non capiscono la profonda intenzione di Gesù, che va valutata tramite la fede. Egli non vuole rimandare le folle digiune ma non vuole che i discepoli facciano provviste, provvede Lui stesso. Essi non sono designati con il titolo esatto  - oi apostoloi ma con  – oi dodeca; il primo titolo è ufficiale e “non è una semplice designazione che conveniva ai dodici nel momento esatto della loro missione pubblica, quanto un titolo che appartiene loro in proprio e che definisce la loro prerogativa agli occhi dei credenti”.

Far sedere la folla a gruppi di cinquanta è una norma mutuata da Esodo, poiché Mosè aveva ordinato ai giudici di far sedere le folle a gruppi di cinquanta.

Il richiamo della moltiplicazione è paragonabile alla manna distribuita da Dio stesso nel deserto, figura della realtà più grande, l’eucarestia.

Alla fine il miracolo stupisce e fa esultare la folla.

 

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Dupont J. (1968-69), Le salut des Gentils et le significations theologique du Livre de Actes, in N.T. St. 6, pp. 132-155

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

28. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 15 maggio 2016 PENTECOSTE - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

1) Santa Messa vigilare - Vangelo: Giovanni 7,37-39 (I e II lettura non riportate, poiché ivi proposta varietà di testi biblici);

2) Vangelo: Giovanni 14,15-16.23-26 (I lettura Atti degli Apostoli 2,1-11 ; II lettura Romani 8,8-17).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Veni creator Spiritus, imple superna gratia!

Durante la solennità odierna, data la varietà di brani biblici proposti, mi orienterò a commentare le letture bibliche della Santa Messa del giorno, uguali (I lettura e salmo) per i tre anni liturgici, differenti II lettura e Vangelo. All’inizio commenterò comunque la pericope evangelica della Santa Messa vigilare.

Il brano evangelico tratto dal capitolo VII di Giovanni ci parla di “fiumi di acqua viva che sgorgheranno”: questa promessa messianica va riferita alla liturgia della festa ebraica delle capanne. Essa consisteva in una preghiera per richiedere la pioggia seguita da un ringraziamento per il miracolo dell’acqua.

La pericope evangelica proclamata durante il giorno dimostra che Gesù è Dio, è parte della Trinità, ha l’autorità di Dio stesso. Lo Spirito Santo “confonderà” il mondo, proprio perché non si osserva la Parola del Signore.

Oggi è ricordata l'effusione dello Spirito Santo, mistero teologico riguardante la Chiesa attuale e che originò la Chiesa nel post-risurrezione, cinquanta giorni dopo, anche se alcuni autori e alcune versioni bibliche collocano la Pentecoste lo stesso giorno della risurrezione. In effetti Pentecoste sta per Pasqua, oppure Pentecoste a compimento del mistero pasquale. Un autore del VI secolo, facendo l'esegesi della prima lettura, afferma che la Chiesa, essendo diffusa in tutto il mondo, parla tutte le lingue e ben sappiamo come la sede del Papa sia orientata alla mondialità. La prima lettura, tratta da Atti degli Apostoli, parla di persone che comprendevano l’esposizione di Pietro nella lingua natia. In realtà, non escludendo il verificarsi del miracolo, si può affermare (opinione anche diffusa tra i biblisti) che si trattasse di un evento al contrario di Babele, in cui, se ricordate il famoso episodio della confusione delle lingue, gli uomini non si comprendevano più. Nel tempo del Nuovo Testamento, lo Spirito Santo crea unione e sintonia tra le genti, le quali si comprendono. Lo Spirito, inoltre, non è evento nuovo: l’intera Bibbia parla dello Spirito. L’osservanza dei Comandamenti è possibile solo con l’ausilio dello Spirito Santo.

San Paolo ci dice che "Gesù è il Signore"! È lo Spirito che ha ispirato Paolo a scrivere delle epistole meravigliose, è lo Spirito che, nonostante tutti i limiti, fa parlare il magistero, ordinario e straordinario nella Chiesa, in una parola i diaconi, i presbiteri, gli episcopi (i vescovi) e il Papa sono e devono stare sotto lo Spirito Santo sovrano, Re dei Re, Signore dei Signori, nella Parola.

Lo Spirito è fuoco: nel Cantico dei Cantici è scritto che l'amore è fuoco e che i grandi fiumi non possono spegnerlo. Il fuoco, pauroso e affascinante al contempo, che tutto avvolge e diventa una cosa sola, come i credenti con il Signore.

Infine è lo Spirito Santo che agisce nei credenti, è il "pneuma", è il soffio vitale, è "Colui che è", come a Mosé la rivelazione del roveto ardente: "Io sono colui che sono". Lo Spirito è rappresentato dal verbo essere ebraico, il quale è vita, richiama all'esistenza, è fortezza e gloria sia dei progenitori sia dei credenti in Cristo!

Inoltre, lo Spirito Santo fornisce i doni di:

  1. Parlare ed esortare;

  2. È energia spirituale che zampilla, come una sorgente, dal cuore dell’uomo;

  3. È dono che Dio elargisce gratuitamente.

La mia personale esperienza, all'inizio dei miei studi teologici, durante le convocazioni del Rinnovamento nello Spirito Santo è stata l'esplosione dei carismi ma a volte il fanatismo a essi frammisto. Lo Spirito Santo, oltre a infonderci saggezza ed equilibrio, ci dia anche una vera guarigione. Nel passato fui testimone di un "miracolo" o "guarigione straordinaria" (tra l’altro il fatto fu studiato sul piano medico), frutto dell'invocazione continua dello Spirito (si trattava di una donna sofferente da una forma di sclerosi multipla, poi completamente sanata).

L'Effusione dello Spirito Santo, avviene sacramentalmente durante la Confermazione o Cresima ma è presente sostanzialmente in tutti gli altri sacramenti.

Gesù è mediatore tra Dio e il popolo, come Mosè. Il popolo non è ancora pronto a stare vicino a Dio e solo Mosè, l'eletto, è ammesso a stare alla presenza di Dio, colloquiando con lui come con un amico, come già era avvenuto in passato con Abramo. Ora, invece, grazie al Battesimo e alla figliolanza divina, tramite l'ausilio dello Spirito Santo, questa grazia è riservata a tutti, così da diventare altri Gesù. Noi formiamo l'umanità nuova rigenerata da Gesù morto in croce. Ognuno di noi può parlare con Dio nell'intimo del suo cuore. Noi siamo la Chiesa, siamo il luogo, dove Dio è vicino, è amico, è Padre! Man mano che diamo il nostro assenso, siamo un seme che deve germogliare e crescere. Il lavorio dello Spirito è lento perché si adatta alla nostra partecipazione sempre più consentita, con speranza, la quale ci porta in paradiso, nella realtà di Dio. Abbiamo tuttavia Maria, madre della Chiesa nascente, tramite il discepolo Giovanni sulla croce. La madre è presenza accogliente con il dono dello Spirito su tutta la Chiesa. Siamo partecipi e piccoli strumenti dello Spirito Santo, fonte zampillante per la vita eterna. Noi siamo occasione e strumento con il quale il Signore può servirsi, come Maria.

Preghiamo ogni giorno lo Spirito Santo, non solo a Pentecoste.

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 – 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

  • Lanza M. (2014), Commentari biblici, anno pastorale 2013 - 2014 in Omelie anno A, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

 

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Massimiliano Lanza Assistente Amministrativo Presso Liceo "G. e Q. Sella" Biella - Via Addis Abeba, 20 - 13900 Biella (BI) Tel. 015/8409141 - Fax 015/8491797 Volontario presso Struttura Complessa di Oncologia Ospedale degli Infermi Ponderano Via del Ponderanesi, 2 Tel. 015 1515 3138

27. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 01 maggio 2016 VI DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 14,23-29 (I lettura Atti degli Apostoli 15,1-2.22-29 ; II lettura Apocalisse 21,10-14.22-23)

 

La domenica odierna ci insegna che la fede in Dio è la caratteristica del cristiano. È salutare sperare e avere fede. Oggi, troppe volte, assistiamo al dramma del suicidio, il quale è tragico e contagioso, dovuto a motivi psicologici e psichiatrici, alla depressione, alla crisi economica, ma anche alla mancanza di fede tra i cristiani e i cattolici; tale fenomeno non deve caratterizzarci! La nostra "ancora di salvezza " è Gesù Cristo, che ci aiuta a superare le nostre povertà e i mali che ci affliggono! È necessario anche che ci s’interroghi sul significato di peccato, giustizia e giudizio.

Verso la fine della prima lettura, pericope tratta da Atti degli Apostoli si legge. “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso...”. Il significato della frase estrapolata dall’ambiente è che le decisioni prese dallo Spirito Santo sono anche le nostre, perché a Esso siamo incorporati.

La preghiera di colletta (recitata subito dopo il Gloria) ci esorta a testimoniare il Vangelo di Cristo con le parole e con le opere.

Il brano evangelico ci trasmette le seguenti parole: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…

Queste cose vi ho detto quanto ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”.

Soggetto di questa pericope evangelica è lo Spirito Santo, il verbo è “mandare”. Egli vuole stabilire la dimora tra gli uomini e lo Spirito permise agli Apostoli di ricordare tutte le parole di Gesù nella sua vita terrena. In noi, discendenti dei testimoni oculari, si sviluppano tre aspetti spirituali:

  1. La presenza dello Spirito;

  2. La dimora divina in noi;

  3. L’insegnamento dello Spirito Santo.

I cristiani non sono panteisti ma hanno la garanzia di Dio che si è incarnato nell’uomo in Cristo, il quale ha sperimentato tutta la drammaticità della vita umana e l’ha redenta. Sempre l’evangelista Giovanni incalza: “Verrà lo spirito che vi difende. Io ve lo manderò. Egli verrà e mostrerà di fronte al mondo che cosa significano peccato, giustizia, giudizio”. In linguaggio accessibile significa (si confronti il brano evangelico a conferma):

  1. Peccato perché i conterranei di Gesù non gli credevano;

  2. Giustizia perché Gesù doveva ritornare al Padre;

  3. Giudizio perché il dominatore del mondo, Satana, è stato già condannato.

Noi tutti, anche chi scrive, ha bisogno di una guida, lo Spirito Santo che procede dal Padre, abbiamo bisogno di Gesù, e anche della Chiesa, la quale ci guida alla comprensione della Parola di Dio, la Bibbia. In ambiente protestante ciò non occorre poiché ognuno è autonomo nell’interpretazione, ma senza l’aiuto dello Spirito non siamo in grado di comprendere. Per terminare ho mutuato una frase di Yves Congar: “Il nostro modello sta nell’accettare la fede che nello studiarla”. Leggendo il Vangelo di Luca, secondo l’interpretazione del Beato John Enrich Newman, ci accorgiamo che Maria è modello di chi ha accettato la fede.

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Congar Yves (1983), La tradizione e la vita della Chiesa, Roma, pag. 115

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti, Biella, pag. 25

 

 

 

 

 

 

Domenica dell'amore fraterno

To: Anna Maria Peterlini

26. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 24 aprile 2016 V DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 13,31-33.34-35 (I lettura Atti degli Apostoli 14,21-27 ; II lettura Apocalisse 21,1-5)

Il Vangelo di oggi ci parla di carità fraterna; l’amore (sinonimo di carità) ha una sua dimensione ontologica, cioè parte dall’essere, dal profondo dell’uomo. Bessone afferma che “prima di essere un dovere morale”, l’amore fraterno “è la presenza del Signore risuscitato dentro di noi”. Parafrasando un altro commento si può affermare che Gesù, nella sua vita, sperimentò il tradimento e lo sgomento. Il Figlio di Dio ci ha fatto conoscere il Padre e la sua misericordia senza limiti. I gesti: la lavanda dei piedi. Io dono lo Spirito, io sono la vite, voi i tralci. Gesù proclama la preghiera sacerdotale. Dio ci dà un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. L'amore reciproco si vive anche per chi ha il dono della fede: è la prova che tutti noi siamo legati a Gesù nella realizzazione delle promesse di Dio. Nuovi cieli e Nuova terra per una vera storia di salvezza! Viviamo come una sposa adorna per il suo sposo.

È necessario lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno. Il pane eucaristico ci fa vivere quanto ci è stato insegnato.

Amare il prossimo “significa prendere come misura non la ristrettezza del nostro cuore” ma la grandezza del cuore di Dio, il quale è più grande del cuore dell’uomo. Schnachenburg afferma che “nella misura dell’amore di Gesù nasce il dovere dei discepoli”. L’amore di Gesù riversato nei nostri cuori è l’origine del nostro amore verso il prossimo. L’amore è dono. Nell’Evangelo di Giovanni è contenuto il termine  - didomi, che significa dare. È Dio che ci ha messi al mondo e che ci ha amati per primo. La legge dell’amore è la vita nuova inaugurata dal Cristo Risorto e asceso al cielo, è l’amore che vige all’interno del Circolo Trinitario, in cui il Padre e il Figlio si amano con il legame indissolubile dello Spirito Santo. San Tommaso d’Acquino affermava che l’amore di Dio è la ricetta di ciò che dobbiamo fare. Per attualizzare quanto scritto l’affermazione corrispondente è “il sociale è l’alibi della carità”.

Per terminare mi soffermo sull'esegesi della Seconda lettura tratta da Apocalisse.

Nella pericope (brano biblico) di riferimento si parla di cieli e terra nuovi. Nuovo cielo, dal greco  – URANON CAINON, Nuova terra, dal greco  – GHEN CAINEN, perché i cieli e la terra di prima erano scomparsi. Riguardo a quest'ultima il termine scomparsi è  – APELZON: la traduzione autentica, letterale dal greco è allontanarsi, salpare alla volta di... Com’è stato affermato nella Chiesa Cattolica, con il contributo del Santo Papa Giovanni Paolo II, dobbiamo prendere il largo: la Chiesa è una barca che naviga, quindi significa prendere il largo dalle cose passate e protendersi per le future. La nave della Chiesa, a differenza dei giorni odierni, i cieli e terra nuovi non saranno più oppressi dai nemici. Ritornando a "Nuovo cielo/Nuova terra" la traduzione letterale rispetto a nuovo è recente, nel senso di: non ancora usato, non ancora conosciuto, nuova Gerusalemme, alleanza, creazione.

Nella pericope si parla di una "sposa adorna per il suo sposo"; il termine greco per indicare sposa è  – NUMFON: il vocabolo sta per sposa e anche fidanzata. Si parla anche, in gergo biblico, di "fidanzata dell'Agnello", ovvero Gesù": la fidanzata, la sposa dell'Agnello è la Chiesa.

Dio-con-loro, in greco è riportato nella seguente forma:

 O THEOS MET'AUTON ESTAI. Ed egli sarà il Dio-con-loro.

Il termine  – PENZOS sta per dolore, lutto e pianto. Parafrasando l'omelia riportata più sopra possiamo affermare di volere "lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno".

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti.

  • Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia

 

 

23. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 03 aprile 2016 II DOMENICA DÌ PASQUA (FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

 Vangelo: Giovanni 20,19-31 (I lettura Atti degli Apostoli 5,12-16 ; II lettura Apocalisse 1,9-11a.17-19)

 A cura di Massimiliano Lanza

Il presente commento è stato già pubblicato lo scorso anno ma è stato riveduto e corretto.

La prima lettura ci dice che i primi doni che il Signore Risorto dà ai suoi discepoli sono l’unità e l’amore reciproco.

La seconda lettura, pericope tratta da Apocalisse, ci dice che Giovanni ebbe una visione di domenica (il giorno del Signore). La visione lo fa cadere a terra tramortito ma il Signore stesso lo desta, dicendo. “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo. Io ero morto ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi”.

La pericope evangelica di oggi si può dividere in tre paragrafi: 1) Il Signore dà la Pace; 2) Gesù Effonde lo Spirito Santo; 3) Il Signore si manifesta a Tommaso.

Qualunque possa essere lo spunto che ha indotto l’evangelista a raccontare l’incontro di Tommaso con il Risorto, ha comunque un eminente significato teologico e pastorale. Secondo Rudolf Schnackenburg “esso mira a guidare i credenti allo stesso Risorto, che per Giovanni è realtà perennemente viva”.

La domenica di oggi termina l'ottavario pasquale e il tema è pressoché identico, salvo variazioni, alla Pasqua di Risurrezione. Ricordiamo che con la Pasqua la croce non è dimenticata ma trasfigurata!

Tommaso detto Didimo (gemello) era assente la sera di Pasqua. Il santo "epistemologo" emette la famosissima professione di fede: Mio Signore, mio Dio! Tommaso non è in torto perché cerca le prove ma perché le cerca a sproposito, mettendo letteralmente “il carro davanti ai buoi”. Bessone afferma che “prima c’è la sapienza e dopo la logica formale; prima la scoperta poi la verifica, prima l’intuito della costruzione e poi il calcolo del cemento armato”.

Il fatto più importante della risurrezione è il passaggio (appunto la ‘Pasqua’) da questo mondo al Padre, non solamente un cadavere rianimato, come del resto era accaduto a Lazzaro. Purtroppo il razionalismo, nemico di Dio e dell’Intelletto non comprende la logica della vita divina. Tommaso avrebbe dovuto intuire la verità!

Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a porte chiuse si fermò in mezzo a loro”. Non sono le prove che creano la verità, ma in realtà è il contrario: Gesù fa vivere la Chiesa e la fa ardere d’amore.

Il Vangelo di oggi è famosissimo ed è comunemente letto tutti e tre gli anni del ciclo liturgico, la seconda domenica dopo Pasqua. Il brano ci parla dell'Incredulo Tommaso che poi, vedendo e toccando le piaghe di Cristo, si "ri-crede". Tommaso è l'immagine del positivista, cioè di chi deve verificare empiricamente gli avvenimenti affinché siano veritieri. Egli è l'immagine di noi tutti, a volte siamo dubbiosi; un padre della Chiesa diceva che anche se ai nostri sensi quello che vediamo è pane e vino, quello che gustiamo al palato è pane e vino, per fede è indispensabile credere che si tratti del Corpo e Sangue di Cristo; sono simboli, appunto sacramento, di realtà superiori ma, termina il Santo, realmente sono Corpo e Sangue di Gesù. E' necessaria la fede per credere!

Tommaso non è né un positivista né un epistemologo e Gesù non è un facilone che ci dice che si crede solo e sempre senza vedere. Tommaso ha bisogno di sicurezza (come noi tutti) e Gesù invece richiede una fede la quale è come l'amore, cieca!

Il rimprovero a Tommaso (“Perché mi hai veduto, hai creduto”) è introduzione alla successiva beatitudine (“Beati coloro che crederanno senza aver visto”), forma stilistica (la beatitudine) usata sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento, singolarmente utilizzata nel vangelo giovanneo.

Gesù è tornato otto giorni dopo, come ogni domenica, da duemila anni e, fortunatamente, anche se chiudiamo le porte del nostro cuore, riesce ugualmente a entrare. È necessaria la fede! La nostra fede deve “avere come oggetto il Cristo Signore, cioè il Figlio di Dio”. La conoscenza del Cristo storico aiuta a sviluppare meglio la fede nella sua divinità. A livello di cultura generale ricordo, tra le varie filmografie su Gesù, il film Il Vangelo di Matteo di Pier Paolo Pasolini. È la conoscenza di Gesù maestro e profeta a essere fondamentale: egli non dà norme di diritto ma d’amore, l’amore contro l’odio ad esempio, i doni della pace e del perdono!

La parola “fede” è tradotta dal greco pisteusanteV - PISTEUSANTES e il termine episteme deriva da fede e significa metodologia delle scienze: una volta che uno scienziato fa una scoperta, è necessario che i colleghi credano, abbiamo fede (in senso lato) affinché la ricerca dia i suoi frutti. Noi siamo credenti e dobbiamo avere una grande fede a capire che Gesù sia che vegliamo (siamo nella vita fisica) sia che dormiamo (siamo nella morte apparente e solamente fisica, siamo nella vita spirituale) siamo redenti, salvati e viviamo con Lui. Tommaso riscopre Gesù suo Signore e suo Dio, il quale è sempre vivo nella sua Chiesa!

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

·         Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

·         Lanza M. (2015), Commentari biblici, Anno Pastorale 2014-15, in Omelie ed Esegesi, anno B – ad uso privato per gli studenti.

·         Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia

20. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 13 marzo 2016 – QUINTA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 8,1-11 (I lettura Isaia 43,16-21 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 3,8-14)

Il Vangelo di oggi ci parla nuovamente di misericordia.

Sant’Agostino, a proposito dell’episodio dell’adultera afferma che “la miseria si trovò, sola, davanti alla misericordia” a dire che la nostra miseria sta davanti a Cristo che è misericordia. Dio, infatti, ha condannato il peccato, non l’uomo!

La pericope evangelica di oggi è un testo bellissimo. Gesù sta insegnando nel tempio e giungono farisei e dottori della legge con una donna colta in flagrante adulterio. Il marito non fu catturato, probabilmente era riuscito a fuggire, ma la mentalità dei capi del popolo ebraico era misogina e sessuofoba, quindi il peccato era certamente più grave per la donna (oggi impensabile, anche se in certi casi tale mentalità non è stata ancora superata). La pena era capitale, per lapidazione.

Gesù predica non la vendetta ma il perdono, non il castigo ma la conversione! Tutto ciò era preso in odio dai capi religiosi di Israele. Essi, per metterlo alla prova, gli pongono una questione difficile e delicata, per poterlo trarre in inganno (poco prima era stato quasi arrestato, ma le guardie del sommo sacerdote non vi riuscirono perché la folla lo considerava un profeta e poi anche per l’arringa di difesa di alcuni membri del Sinedrio, tra cui Nicodemo). Gesù è “tra l’incudine e il martello”: se avesse risposto di applicare la legge di Mosè non sarebbe stato misericordioso; se avesse assolto la donna, si sarebbe dimostrato a suo favore, cioè adultero come lei. In realtà egli non risponde, scrive per terra. Alcuni esegeti sostengono che lo scrivere in terra significava che egli descriveva con degli aggettivi il peccato degli uomini che accusavano l’adultera, ma la questione è aperta a varie interpretazioni. Alcuni interpretano il fatto secondo il diritto Romano: i giudici, prima di emettere la sentenza, dovevano scrivere il verdetto di proprio pugno. Ma ai giudei sembra non importare e incalzano ad interrogarlo. Allora Gesù esprime la famosa frase “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, a dire “non voglio il sangue di questa donna!”. E scriveva di nuovo per terra al termine dell’affermazione. Egli, poco prima, non guardava in faccia gli accusatori, ma solo al momento della fatidica frase, alza la testa.

In realtà i capi religiosi di trovarono in una situazione imbarazzante: secondo la cultura ebraica chi aveva diritto a scagliare la prima pietra? Il testimone che aveva sorpreso la peccatrice e che aveva ingenerato la sentenza di morte. Gesù, in pratica, chiede chi fosse il testimone qualificato che per primo avrebbe dovuto scagliare la pietra. Il testimone doveva essere incensurato ma non penso che Gesù lo ritenesse tale.

Nella pericope odierna “si chiede il parere su una sentenza da dare o forse già data”. I farisei cercano di trarre in inganno un uomo considerato dal popolo un maestro e un nuovo Mosè. Il caso è chiaro: donna adultera. Pena: capitale. Fonte: la legge ebraica data da Mosè, scritta nel libro del Levitico: “L’uomo che commette adulterio con la donna del suo prossimo dovrà morire, lui e la sua complice” (Levitico 20,10). Gli Ebrei, ritornando all’accenno del diritto romano di cui si parla più sopra, non erano più abilitati a comminare sentenze di morte (causa la dittatura Romana che li sottoponeva allo Ius gladii) e si pensava che praticassero in moltissimi casi giustizia sommaria (un po’ come Comeini e prima Hitler, Stalin, Mao Tze Tung, per fare esempi calzanti) e quindi ignorando la legge dell’Impero.

Il teologo Rudolf Schnackenburg affermava: “Chi scrive sulla sabbia e in tutto ciò che non ha consistenza, è esente da colpa”. Diffusa è la semplice spiegazione che il gesto di Gesù significasse riflessione, il rinviare una decisione, la volontà di non intervenire sul caso (questa e altre di cui sopra sono tutte possibili interpretazioni), il non volere giudicare. Sant’Agostino affermava: “sarà scritto nella polvere chi si allontana da te; perché essi hanno abbandonato il Signore, la fonte dell’acqua zampillante”. A volte, ecco perché la condanna, si tende a fare paura alle persone perché non pecchino o commettano reati, come gli “spaventapasseri” negli orti, ma la giustizia di questo mondo è comunque miseria. San Giovanni Paolo II, nell’enciclica Dives in misericordia affermava: “L’esperienza del passato e del nostro tempo dimostra che la giustizia da sola non basta e che, anzi, può condurre alla negoziazione e all’annientamento di se stessa, se non consente a quella forza più profonda che è l’amore, di plasmare la vita umana nelle sue varie dimensioni” (Giovanni Paolo II, Dives in misericordia).

Il dialogo che intercorre tra Gesù e l’adultera è breve ma efficace. In realtà porta alla liberazione, è liberatorio. “Nemmeno io ti condanno”, dice, “va, e d’ora in poi non peccare più”. Egli salva la donna ma condanna chiaramente il peccato, suo e degli accusatori.

Non occorrono successivi commenti sulla misericordia. Per Israele gli adulteri, in realtà, erano chi tradiva i rapporti profondi, tra i molti i rapporti spirituali, i rapporti di fedeltà nei confronti di Dio, pensiamo alla contaminazione del culto idolatrico e negromantico.

Oggi Dio è stato un po’ dimenticato, è difficile considerare un adultero / un’adultera nei confronti di Dio. Il peccato di adulterio non è quasi più considerato, a volte anche la gerarchia ecclesiastica o i teologi ne mitigano notevolmente la colpevolezza; tutto ciò accade per una forte crisi di fede contemporanea. Chi crede poco in Dio non si considera né adultero né peccatore ma ognuno ha il libero arbitrio, pertanto è libero di compiere le proprie scelte. Siamo condizionati dai segni dei tempi: se uno compie un atto simile, è giustificato e scusato, dicendo che non ha compiuto nulla di scandaloso (anche quest’ultimo concetto sottoposto a varie interpretazioni).

La cosa più importante, come affermava Padre David Maria Turoldo, è essere consapevoli dei propri peccati e pensare che “Dio per noi ha fatto prodigi, abbiamo il cuore pieno di gioia”.

Massimiliano Lanza

 

Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a:

maestro.max@hotmail.it

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massimiliano.lanza.121@istruzione.it  

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Schnackenburg R. (1977), Il Vangelo di Giovanni, Brescia, II, pp. 306-306

 

 

 

 

 

 

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Massimiliano Lanza Assistente Amministrativo presso I.I.S. "G. e Q. SELLA" - Biella ; Volontario AIL (Fondo Clelio Angelino) presso Ospedale degli Infermi, Medicina D (Oncologia)340-4019128
    

Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 09 agosto 2015 – XIX domenica del tempo ordinario - ANNO B - A cura di Massimiliano Lanza

 

Vangelo: Giovanni 6,41-51 (I lettura Primo libro dei Re 19,4-8 - II LETTURA Efesini 4,30-5,2.)

Il discorso termina con la domanda incalzante: anche voi volete andarvene? E Pietro risponde “da chi andremo"? Tu solo hai parole di vita eterna. In ambito protestante è rifiutata quest’asserzione, poiché si crea una dicotomia, una divisione tra la “questione della fede” e il “problema del sacramento”. Le apparenti contraddizioni sono infondate. Un pastore protestante convertito al Cattolicesimo, aveva commentato il capitolo in questione: dapprima lo definì troppo tradizionalista e cattolico, poi capì che il Cattolicesimo comprende tutto nella verità. All'inizio del suo scritto pregava per la conversione dei Cattolici, combatteva l'idolatria ma il Buon Dio lo ascoltò, facendolo diventare cattolico, non idolatrico! Si scoprì che molti cattolici non credono più alla verità di fede Cattolica, tra cui l'eucarestia. È necessario nutrirsi del pane della Vita ma molti cattolici non ne approfittano. Anche Elia fu svegliato dall'angelo per mangiare, all'Oreb fu invitato per ben due volte a nutrirsi (e il nuovo testamento ci parla di un pane che appaga in eterno la nostra fame d’infinito). Dio stesso si fa cibo sulla via e sostegno per noi, Lui ci chiede di prenderlo e mangiarlo con fede e con amore. Elia (come "nuovo Mosè", il quale sull'Oreb aveva siglato l'alleanza con Dio e ricevuto le tavole della legge; l'Oreb, peraltro, è simbolo della purezza originaria del popolo d'Israele) camminò quaranta giorni e quaranta notti, nella Bibbia il numero quaranta indica completezza. E Gesù completa dicendo: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha in sé la vita eterna”. La parabola delle nozze, dell'amico che si presentò senza abito da sposo, è efficace e la chiave di lettura è il richiamo alla purezza, di vita e di fede, per ricevere la Santa Comunione.

Paolo ci invita a camminare nella verità e nella carità. L'eucarestia è non solo nutri

27. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 01 maggio 2016 VI DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 14,23-29 (I lettura Atti degli Apostoli 15,1-2.22-29 ; II lettura Apocalisse 21,10-14.22-23)

 

La domenica odierna ci insegna che la fede in Dio è la caratteristica del cristiano. È salutare sperare e avere fede. Oggi, troppe volte, assistiamo al dramma del suicidio, il quale è tragico e contagioso, dovuto a motivi psicologici e psichiatrici, alla depressione, alla crisi economica, ma anche alla mancanza di fede tra i cristiani e i cattolici; tale fenomeno non deve caratterizzarci! La nostra "ancora di salvezza " è Gesù Cristo, che ci aiuta a superare le nostre povertà e i mali che ci affliggono! È necessario anche che ci s’interroghi sul significato di peccato, giustizia e giudizio.

Verso la fine della prima lettura, pericope tratta da Atti degli Apostoli si legge. “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso...”. Il significato della frase estrapolata dall’ambiente è che le decisioni prese dallo Spirito Santo sono anche le nostre, perché a Esso siamo incorporati.

La preghiera di colletta (recitata subito dopo il Gloria) ci esorta a testimoniare il Vangelo di Cristo con le parole e con le opere.

Il brano evangelico ci trasmette le seguenti parole: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…

Queste cose vi ho detto quanto ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”.

Soggetto di questa pericope evangelica è lo Spirito Santo, il verbo è “mandare”. Egli vuole stabilire la dimora tra gli uomini e lo Spirito permise agli Apostoli di ricordare tutte le parole di Gesù nella sua vita terrena. In noi, discendenti dei testimoni oculari, si sviluppano tre aspetti spirituali:

  1. La presenza dello Spirito;

  2. La dimora divina in noi;

  3. L’insegnamento dello Spirito Santo.

I cristiani non sono panteisti ma hanno la garanzia di Dio che si è incarnato nell’uomo in Cristo, il quale ha sperimentato tutta la drammaticità della vita umana e l’ha redenta. Sempre l’evangelista Giovanni incalza: “Verrà lo spirito che vi difende. Io ve lo manderò. Egli verrà e mostrerà di fronte al mondo che cosa significano peccato, giustizia, giudizio”. In linguaggio accessibile significa (si confronti il brano evangelico a conferma):

  1. Peccato perché i conterranei di Gesù non gli credevano;

  2. Giustizia perché Gesù doveva ritornare al Padre;

  3. Giudizio perché il dominatore del mondo, Satana, è stato già condannato.

Noi tutti, anche chi scrive, ha bisogno di una guida, lo Spirito Santo che procede dal Padre, abbiamo bisogno di Gesù, e anche della Chiesa, la quale ci guida alla comprensione della Parola di Dio, la Bibbia. In ambiente protestante ciò non occorre poiché ognuno è autonomo nell’interpretazione, ma senza l’aiuto dello Spirito non siamo in grado di comprendere. Per terminare ho mutuato una frase di Yves Congar: “Il nostro modello sta nell’accettare la fede che nello studiarla”. Leggendo il Vangelo di Luca, secondo l’interpretazione del Beato John Enrich Newman, ci accorgiamo che Maria è modello di chi ha accettato la fede.

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Congar Yves (1983), La tradizione e la vita della Chiesa, Roma, pag. 115

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti, Biella, pag. 25

 

 

 

 

 

mento ma anche aiuto perché noi stessi diventiamo come Gesù e con Gesù "sacrificio di soave odore al Padre".

Buona domenica a tutti!

Massimiliano Lanza

 

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41. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 07 agosto 2016 DICIANNOVESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

 Vangelo: Luca 12,32-48 (I lettura Sapienza 18,6-9 ; II lettura Lettera agli Ebrei 11,1-2.8-19).

La parola “chiave” di questa domenica è: dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

Gesù chiede di donare tutto per amore. In noi scatta un meccanismo psicologico di attaccarsi ai beni. Vendere tutti i beni e darli in elemosina: è il consiglio evangelico, una proposta di Gesù che incute molta paura. Gesù non ci ha detto di prendere tutti i nostri beni e buttarli dalla finestra; Egli dice di gestire i propri beni, tutto ciò che Dio ci ha donato. Noi dobbiamo giocare i nostri beni alla luce dell'amore.

La prima considerazione che possiamo far scaturire dalla parabola di oggi è il tema della vigilanza: Beati quei servi che sono trovati vigilanti, pronti e disponibili al momento del bisogno. Il discepolo di Gesù deve essere sempre disponibile; Gesù è servo e lo è per amore: Dio è, come dice Isaia, il Dio-con-noi, Dio Padre tergerà ogni lacrima dai nostri occhi.

Dio è come un ladro, viene di notte, all'improvviso; solo chi si ritiene padrone dei beni della terra e considera appunto Gesù un ladro, non lo considera l'autore dei beni e teme che gli vengano sottratti da Dio stesso.

Questa parabola è per noi o altri? È certamente per chi ha maggiori disponibilità, queste persone hanno capito ciò che Dio vuole e alimentano il bene anche per gli altri. Le ricchezze del mondo non sono assolute ma un dono di Dio per i fratelli, una vita sul sentiero del vero discepolo di Gesù, altrimenti è una follia. Le ricchezze non devono occupare il nostro cuore, secondo gli Ebrei la parte più intima per l’uomo, per Freud fu l’inconscio, per i cristiani la sede dei sentimenti, centro del rapporto intimo con Dio e il cuore, come si afferma nella Bibbia e come asserisce Rengestorf è sede della volontà (buona o cattiva dipende da noi).

I soggetti del vangelo della domenica odierna sono:

1)   La Vigilanza nell’attesa;

2)   La fedeltà (in attesa di Cristo) nell’attesa;

3)   La tragicità di questo tempo di attesa;

4)   Essere capaci a leggere i segni dei tempi;

5)   Gli uomini sono a un bivio: pentirsi o morire.

Il Discepolo di Gesù ha fiducia nella vittoria sul male del Regno di Dio. Il discepolo di Gesù ha fede; come affermò il teologo protestante Tillich, in altre parole “Credere è accettare di essere accettato da Dio”.

Le parabole ivi narrate sono dette parabole dell’imminenza escatologica. Secondo Laconi, “l’era escatologica sta per suonare”. La prospettiva è sempre quella della parusia: bisogna stare attenti perché non sappiamo quando il Signore verrà. Per accogliere il Signore è necessario avere i cinti pronti, come a Pasqua, aspettando il suo arrivo! La speranza è quella delle beatitudini; le lucerne accese ricordano la parabola delle dieci vergini.

Vi è un termine greco di riferimento,  oiconomoV - oikonomos, che richiama il valore dei vescovi (i padroni) alla guida della Chiesa, con l’incarico di responsabili della salvezza delle anime.

 

 Massimiliano Lanza

Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a:

maestro.max@hotmail.it

o

massimiliano.lanza.121@istruzione.it  

Bibliografia:

·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

·         Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

·         Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline

·         Rengestorf Karl Heinrich, Il Vangelo secondo Luca, 278

31. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche
di domenica 05 giugno 2016 – X DOMENICA PER
ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A
cura di Massimiliano Lanza
Vangelo: Luca 7,11-17 (I lettura Primo Libro dei Re
17,17-24 ; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo
ai Galati 1,11-19).
A cura di Massimiliano Lanza
Dopo le solennità del tempo ordinario ritorniamo alle
domeniche per annum così come le conosciamo e oggi si
parla di risurrezione. La prima lettura parla della
risurrezione, per mezzo di Elia, del figlio unico della
vedova in Zarepta di Sidone e il Vangelo narra della
risurrezione del figlio unico della vedova di Naim; durante
il T.O., come al solito, prima lettura e vangelo
concordano.
I due miracoli sono segno della potenza di Dio che libera
dalla morte, ma mentre Elia compie gesti complicati (era
profeta, non Dio), Gesù segue una “procedura” (se così la
possiamo definire) semplice, a dimostrare che “un
grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo
popolo” e la visita è la caratteristica del profeta, è un
vero atto di profezia, è un uomo preso dalla parola di Dio,
non si tratta di magia, le parole diventano opere
(confronta Dei Verbum). Il profeta entra in rapporto
immediato con Dio (G. Von Rad) che, come recita la
preghiera di colletta propria, illumina il mistero del dolore
e della morte. Inoltre Dio fa crescere, edifica, esorta,
solleva dal male e dal dolore (A.S. Bessone).
Le pericopi di oggi, la veterotestamentaria e il vangelo, ci
parlano di risurrezione, dottrina introdotta tardivamente
nell’Antico Testamento (II secolo a.C.) e chiaramente ben
sviluppata nel Nuovo che parte subito dalla risurrezione
come fondamento teologico.
Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, durante gli
anni di insegnamento presso la Facoltà Teologica
dell’Italia Settentrionale, così argomentava: “Paolo”
apostolo “tenta di rispondere alle obiezioni dei Corinzi di
mentalità greca: essi avevano difficoltà a pensare alla
risurrezione dei corpi e si chiedevano come fosse il corpo
dei risorti […]”. Per spiegarlo l’apostolo collegava il
discorso della risurrezione con l’attesa della
sopravvivenza di là della morte, mistero presente in tutte
le culture, comprese quelle atee (pensiamo alle filosofie
indiane, le famose religioni senza Dio, tra cui il
Buddismo).
L’episodio della vedova di Naim è tramandato soltanto da
Luca; un racconto simile, oltre la prima lettura di oggi, si
trova nel Secondo Libro dei Re (4,18-37), con la
differenza che la prima è operata da Elia e la seconda da
Eliseo (il maestro e il discepolo). Luca intende porre Gesù
in linea con gli antichi profeti, come sarà proclamato dalla
folla entusiasta. Il paragone va anche a Giovanni il
battezzatore (v. 22: i morti risorgono).
Naim non dista molto da Sunem, la località, dove il
profeta Eliseo compì il miracolo (vedi sopra).
Nel brano evangelico è la prima volta che Gesù è
chiamato o KurioV - o Kyrios (il Signore), titolo che era
attribuito solamente a Jahvé. In realtà è un invito ad
adorare il Signore che l’evangelista, ispirato, propone.
Qui Gesù è svelato come vero uomo (si commuove alla
vista del bambino morto) e vero Dio, Signore, che è
capace di sacrificare la vita anche ai morti. Oggi si è
parlato anche di morte e un altro commento afferma:
“Oggi si parla della morte: la società non ne parla mai, ed
è giusto, l'uomo è fatto per la vita! Eppure Dio farà
risorgere anche i nostri corpi umiliati per la sepoltura. Se
ci atterrisce e spaventa il pensiero della morte dall'altra
parte è di grande consolazione sapere che Cristo, in quel
momento, sarà pronto ad accoglierci nella sua pace e a
portarci alla vita eterna in paradiso e alla risurrezione dei
nostri corpi!”.
La folla coglie la dimensione messianica di Gesù, Elia
redivivo, che viene a visitare il suo popolo. Il verbo
visitare è tradotto dall’ebraico paqad e greco epesceyato
- epeschepsato. La presenza e le parole di Gesù
rappresentano la volontà salvifica di Dio. Cristo è il suo
strumento nella storia. Il miracolo narrato oggi ha valore
apologetico e taumaturgico, ma anche epifanico, cioè ha
natura di rivelazione e fa vedere la forza dell’intervento
storico-salvifico di Dio, il quale viene nella storia a
visitare il suo popolo. La realtà di questa storia è al
femminile: abbiamo una donna, vedova e affranta, così
com’era capitato ad Elia ed Eliseo. Dio è poi glorificato e
non è un qualcosa di propagandistico di fronte alla folla
ma è un elemento didattico e dottrinale nei confronti del
popolo che deve “imparare”.
Massimiliano Lanza
Bibliografia:
·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno
C, Biella
·          Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa,
Riflessioni domenicali per credenti e non credenti,
Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova
·          Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della
Bibbia, Luca, Edizioni Paoline
·          Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno
pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso
privato per gli studenti
·         Von Rad Gerhard (1979), Deuteronomio, Brescia

 

 

30. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 maggio 2016 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DÌ CRISTO (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 9,11-17 (I lettura Genesi 14,18-20 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 11,23-26).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si sa se avvenuta a Betsaida, o tra Betsaida e il deserto o altrove. Gesù dunque moltiplica i pani e i pesci, utilizzando un vero e proprio “rito di consacrazione”. Il richiamo è all’eucarestia (il rendere grazie, lo spezzare il pane) e alla Chiesa apostolica.

La solennità di oggi è tardiva, poiché l’eucarestia si ricorda il giovedì santo, durante la Santa Messa in Cena Domini; il giovedì santo è però inserito nel triduo pasquale e non è soltanto l’ultima cena! In essa si sviluppa il tradimento di Giuda; era necessario che la Chiesa istituisse una solennità apposita, in cui si celebrasse l’adunanza “festosa” del popolo di Dio.

Il memoriale eucaristico non è semplice ricordo ma attualità di Cristo che muore e risorge durante la consacrazione (meglio la transustanziazione) del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Dio. Il "Corpus Domini" richiama la Pasqua per due aspetti: la Pasqua vera e propria giacché passaggio (passaggio anche da pane e vino a corpo e sangue di Cristo) e la Pentecoste poiché si invoca lo Spirito Santo sulle specie eucaristiche. Eucarestia, peraltro, deriva del verbo greco eucaristo e significa azione di grazie.

Venendo ai simboli, prendendo ad esempio il vino, in conformità a studi esegetici si può affermare che esso rappresenta la gioia di vivere, in conformità a Cantico dei Cantici l’amore tra un uomo e la donna, la sapienza, la responsabilità, il dolore e la sofferenza (se riferito direttamente al sangue di Cristo), il sangue dell’alleanza (sulla base di Mosè che benedisse il popolo con il sangue dell’aspersione), ecc.

La prima lettura riferita alla solennità odierna è una pericope di Genesi; viene narrato l’incontro tra Abram e Melchisedek, re di Salem, al quale viene offerto pane e vino. Melchisedek è un personaggio complesso da spiegare, in estrema sintesi è l’immagine del vero Sommo Sacerdote, Cristo. Nella breve narrazione Dio viene tradotto da El Elion, il vero Dio di Abramo. Melkisedek è qui rappresentato come Messia, Re (di Gerusalemme) e Sacerdote. L’augurio finale è la benedizione (irrevocabile anche secondo il Vecchio Testamento), conclusione di ogni eucarestia e/o azione liturgica.

J. Dupont, a riguardo del brano evangelico, ci dice che i Dodici (come del resto è risaputo) sono gli Apostoli; nella vicenda non hanno un ruolo marginale, a differenza del Vangelo di Giovanni (gli apostoli si confondono tra la folla, perché i protagonisti sono Gesù e le folle), anche se non capiscono la profonda intenzione di Gesù, che va valutata tramite la fede. Egli non vuole rimandare le folle digiune ma non vuole che i discepoli facciano provviste, provvede Lui stesso. Essi non sono designati con il titolo esatto  - oi apostoloi ma con  – oi dodeca; il primo titolo è ufficiale e “non è una semplice designazione che conveniva ai dodici nel momento esatto della loro missione pubblica, quanto un titolo che appartiene loro in proprio e che definisce la loro prerogativa agli occhi dei credenti”.

Far sedere la folla a gruppi di cinquanta è una norma mutuata da Esodo, poiché Mosè aveva ordinato ai giudici di far sedere le folle a gruppi di cinquanta.

Il richiamo della moltiplicazione è paragonabile alla manna distribuita da Dio stesso nel deserto, figura della realtà più grande, l’eucarestia.

Alla fine il miracolo stupisce e fa esultare la folla.

 

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Dupont J. (1968-69), Le salut des Gentils et le significations theologique du Livre de Actes, in N.T. St. 6, pp. 132-155

  • Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

Il Malato

Ero stanco, sfiduciato,
vedevo le tenebre;
un giorno mi hanno chiamato,
così ero vocato,
a servire il prossimo,
in un reparto ospedaliero,
trattava tanti mali e tante patologie,
curava il sangue, le reni,la psiche...ho visto la luce,
gli ammalati ho aituato,solo con mansioni semplici, solo con un sorriso e una parola,la luce ha distrutto le mie tenebre,
ogni volta che l'avete fatto a uno solo di questi piccoli
l'avete fatto a me,

 

 

 

 

 

 

30. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 maggio 2016 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DÌ CRISTO (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 9,11-17 (I lettura Genesi 14,18-20 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 11,23-26).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si sa se avvenuta a Betsaida, o tra Betsaida e il deserto o altrove. Gesù dunque moltiplica i pani e i pesci, utilizzando un vero e proprio “rito di consacrazione”. Il richiamo è all’eucarestia (il rendere grazie, lo spezzare il pane) e alla Chiesa apostolica.

La solennità di oggi è tardiva, poiché l’eucarestia si ricorda il giovedì santo, durante la Santa Messa in Cena Domini; il giovedì santo è però inserito nel triduo pasquale e non è soltanto l’ultima cena! In essa si sviluppa il tradimento di Giuda; era necessario che la Chiesa istituisse una solennità apposita, in cui si celebrasse l’adunanza “festosa” del popolo di Dio.

Il memoriale eucaristico non è semplice ricordo ma attualità di Cristo che muore e risorge durante la consacrazione (meglio la transustanziazione) del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Dio. Il "Corpus Domini" richiama la Pasqua per due aspetti: la Pasqua vera e propria giacché passaggio (passaggio anche da pane e vino a corpo e sangue di Cristo) e la Pentecoste poiché si invoca lo Spirito Santo sulle specie eucaristiche. Eucarestia, peraltro, deriva del verbo greco eucaristo e significa azione di grazie.

Venendo ai simboli, prendendo ad esempio il vino, in conformità a studi esegetici si può affermare che esso rappresenta la gioia di vivere, in conformità a Cantico dei Cantici l’amore tra un uomo e la donna, la sapienza, la responsabilità, il dolore e la sofferenza (se riferito direttamente al sangue di Cristo), il sangue dell’alleanza (sulla base di Mosè che benedisse il popolo con il sangue dell’aspersione), ecc.

La prima lettura riferita alla solennità odierna è una pericope di Genesi; viene narrato l’incontro tra Abram e Melchisedek, re di Salem, al quale viene offerto pane e vino. Melchisedek è un personaggio complesso da spiegare, in estrema sintesi è l’immagine del vero Sommo Sacerdote, Cristo. Nella breve narrazione Dio viene tradotto da El Elion, il vero Dio di Abramo. Melkisedek è qui rappresentato come Messia, Re (di Gerusalemme) e Sacerdote. L’augurio finale è la benedizione (irrevocabile anche secondo il Vecchio Testamento), conclusione di ogni eucarestia e/o azione liturgica.

J. Dupont, a riguardo del brano evangelico, ci dice che i Dodici (come del resto è risaputo) sono gli Apostoli; nella vicenda non hanno un ruolo marginale, a differenza del Vangelo di Giovanni (gli apostoli si confondono tra la folla, perché i protagonisti sono Gesù e le folle), anche se non capiscono la profonda intenzione di Gesù, che va valutata tramite la fede. Egli non vuole rimandare le folle digiune ma non vuole che i discepoli facciano provviste, provvede Lui stesso. Essi non sono designati con il titolo esatto  - oi apostoloi ma con  – oi dodeca; il primo titolo è ufficiale e “non è una semplice designazione che conveniva ai dodici nel momento esatto della loro missione pubblica, quanto un titolo che appartiene loro in proprio e che definisce la loro prerogativa agli occhi dei credenti”.

Far sedere la folla a gruppi di cinquanta è una norma mutuata da Esodo, poiché Mosè aveva ordinato ai giudici di far sedere le folle a gruppi di cinquanta.

Il richiamo della moltiplicazione è paragonabile alla manna distribuita da Dio stesso nel deserto, figura della realtà più grande, l’eucarestia.

Alla fine il miracolo stupisce e fa esultare la folla.

 

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Dupont J. (1968-69), Le salut des Gentils et le significations theologique du Livre de Actes, in N.T. St. 6, pp. 132-155

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

28. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 15 maggio 2016 PENTECOSTE - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

1) Santa Messa vigilare - Vangelo: Giovanni 7,37-39 (I e II lettura non riportate, poiché ivi proposta varietà di testi biblici);

2) Vangelo: Giovanni 14,15-16.23-26 (I lettura Atti degli Apostoli 2,1-11 ; II lettura Romani 8,8-17).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Veni creator Spiritus, imple superna gratia!

Durante la solennità odierna, data la varietà di brani biblici proposti, mi orienterò a commentare le letture bibliche della Santa Messa del giorno, uguali (I lettura e salmo) per i tre anni liturgici, differenti II lettura e Vangelo. All’inizio commenterò comunque la pericope evangelica della Santa Messa vigilare.

Il brano evangelico tratto dal capitolo VII di Giovanni ci parla di “fiumi di acqua viva che sgorgheranno”: questa promessa messianica va riferita alla liturgia della festa ebraica delle capanne. Essa consisteva in una preghiera per richiedere la pioggia seguita da un ringraziamento per il miracolo dell’acqua.

La pericope evangelica proclamata durante il giorno dimostra che Gesù è Dio, è parte della Trinità, ha l’autorità di Dio stesso. Lo Spirito Santo “confonderà” il mondo, proprio perché non si osserva la Parola del Signore.

Oggi è ricordata l'effusione dello Spirito Santo, mistero teologico riguardante la Chiesa attuale e che originò la Chiesa nel post-risurrezione, cinquanta giorni dopo, anche se alcuni autori e alcune versioni bibliche collocano la Pentecoste lo stesso giorno della risurrezione. In effetti Pentecoste sta per Pasqua, oppure Pentecoste a compimento del mistero pasquale. Un autore del VI secolo, facendo l'esegesi della prima lettura, afferma che la Chiesa, essendo diffusa in tutto il mondo, parla tutte le lingue e ben sappiamo come la sede del Papa sia orientata alla mondialità. La prima lettura, tratta da Atti degli Apostoli, parla di persone che comprendevano l’esposizione di Pietro nella lingua natia. In realtà, non escludendo il verificarsi del miracolo, si può affermare (opinione anche diffusa tra i biblisti) che si trattasse di un evento al contrario di Babele, in cui, se ricordate il famoso episodio della confusione delle lingue, gli uomini non si comprendevano più. Nel tempo del Nuovo Testamento, lo Spirito Santo crea unione e sintonia tra le genti, le quali si comprendono. Lo Spirito, inoltre, non è evento nuovo: l’intera Bibbia parla dello Spirito. L’osservanza dei Comandamenti è possibile solo con l’ausilio dello Spirito Santo.

San Paolo ci dice che "Gesù è il Signore"! È lo Spirito che ha ispirato Paolo a scrivere delle epistole meravigliose, è lo Spirito che, nonostante tutti i limiti, fa parlare il magistero, ordinario e straordinario nella Chiesa, in una parola i diaconi, i presbiteri, gli episcopi (i vescovi) e il Papa sono e devono stare sotto lo Spirito Santo sovrano, Re dei Re, Signore dei Signori, nella Parola.

Lo Spirito è fuoco: nel Cantico dei Cantici è scritto che l'amore è fuoco e che i grandi fiumi non possono spegnerlo. Il fuoco, pauroso e affascinante al contempo, che tutto avvolge e diventa una cosa sola, come i credenti con il Signore.

Infine è lo Spirito Santo che agisce nei credenti, è il "pneuma", è il soffio vitale, è "Colui che è", come a Mosé la rivelazione del roveto ardente: "Io sono colui che sono". Lo Spirito è rappresentato dal verbo essere ebraico, il quale è vita, richiama all'esistenza, è fortezza e gloria sia dei progenitori sia dei credenti in Cristo!

Inoltre, lo Spirito Santo fornisce i doni di:

  1. Parlare ed esortare;

  2. È energia spirituale che zampilla, come una sorgente, dal cuore dell’uomo;

  3. È dono che Dio elargisce gratuitamente.

La mia personale esperienza, all'inizio dei miei studi teologici, durante le convocazioni del Rinnovamento nello Spirito Santo è stata l'esplosione dei carismi ma a volte il fanatismo a essi frammisto. Lo Spirito Santo, oltre a infonderci saggezza ed equilibrio, ci dia anche una vera guarigione. Nel passato fui testimone di un "miracolo" o "guarigione straordinaria" (tra l’altro il fatto fu studiato sul piano medico), frutto dell'invocazione continua dello Spirito (si trattava di una donna sofferente da una forma di sclerosi multipla, poi completamente sanata).

L'Effusione dello Spirito Santo, avviene sacramentalmente durante la Confermazione o Cresima ma è presente sostanzialmente in tutti gli altri sacramenti.

Gesù è mediatore tra Dio e il popolo, come Mosè. Il popolo non è ancora pronto a stare vicino a Dio e solo Mosè, l'eletto, è ammesso a stare alla presenza di Dio, colloquiando con lui come con un amico, come già era avvenuto in passato con Abramo. Ora, invece, grazie al Battesimo e alla figliolanza divina, tramite l'ausilio dello Spirito Santo, questa grazia è riservata a tutti, così da diventare altri Gesù. Noi formiamo l'umanità nuova rigenerata da Gesù morto in croce. Ognuno di noi può parlare con Dio nell'intimo del suo cuore. Noi siamo la Chiesa, siamo il luogo, dove Dio è vicino, è amico, è Padre! Man mano che diamo il nostro assenso, siamo un seme che deve germogliare e crescere. Il lavorio dello Spirito è lento perché si adatta alla nostra partecipazione sempre più consentita, con speranza, la quale ci porta in paradiso, nella realtà di Dio. Abbiamo tuttavia Maria, madre della Chiesa nascente, tramite il discepolo Giovanni sulla croce. La madre è presenza accogliente con il dono dello Spirito su tutta la Chiesa. Siamo partecipi e piccoli strumenti dello Spirito Santo, fonte zampillante per la vita eterna. Noi siamo occasione e strumento con il quale il Signore può servirsi, come Maria.

Preghiamo ogni giorno lo Spirito Santo, non solo a Pentecoste.

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 – 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

  • Lanza M. (2014), Commentari biblici, anno pastorale 2013 - 2014 in Omelie anno A, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

 

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Massimiliano Lanza Assistente Amministrativo Presso Liceo "G. e Q. Sella" Biella - Via Addis Abeba, 20 - 13900 Biella (BI) Tel. 015/8409141 - Fax 015/8491797 Volontario presso Struttura Complessa di Oncologia Ospedale degli Infermi Ponderano Via del Ponderanesi, 2 Tel. 015 1515 3138

27. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 01 maggio 2016 VI DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 14,23-29 (I lettura Atti degli Apostoli 15,1-2.22-29 ; II lettura Apocalisse 21,10-14.22-23)

 

La domenica odierna ci insegna che la fede in Dio è la caratteristica del cristiano. È salutare sperare e avere fede. Oggi, troppe volte, assistiamo al dramma del suicidio, il quale è tragico e contagioso, dovuto a motivi psicologici e psichiatrici, alla depressione, alla crisi economica, ma anche alla mancanza di fede tra i cristiani e i cattolici; tale fenomeno non deve caratterizzarci! La nostra "ancora di salvezza " è Gesù Cristo, che ci aiuta a superare le nostre povertà e i mali che ci affliggono! È necessario anche che ci s’interroghi sul significato di peccato, giustizia e giudizio.

Verso la fine della prima lettura, pericope tratta da Atti degli Apostoli si legge. “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso...”. Il significato della frase estrapolata dall’ambiente è che le decisioni prese dallo Spirito Santo sono anche le nostre, perché a Esso siamo incorporati.

La preghiera di colletta (recitata subito dopo il Gloria) ci esorta a testimoniare il Vangelo di Cristo con le parole e con le opere.

Il brano evangelico ci trasmette le seguenti parole: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…

Queste cose vi ho detto quanto ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”.

Soggetto di questa pericope evangelica è lo Spirito Santo, il verbo è “mandare”. Egli vuole stabilire la dimora tra gli uomini e lo Spirito permise agli Apostoli di ricordare tutte le parole di Gesù nella sua vita terrena. In noi, discendenti dei testimoni oculari, si sviluppano tre aspetti spirituali:

  1. La presenza dello Spirito;

  2. La dimora divina in noi;

  3. L’insegnamento dello Spirito Santo.

I cristiani non sono panteisti ma hanno la garanzia di Dio che si è incarnato nell’uomo in Cristo, il quale ha sperimentato tutta la drammaticità della vita umana e l’ha redenta. Sempre l’evangelista Giovanni incalza: “Verrà lo spirito che vi difende. Io ve lo manderò. Egli verrà e mostrerà di fronte al mondo che cosa significano peccato, giustizia, giudizio”. In linguaggio accessibile significa (si confronti il brano evangelico a conferma):

  1. Peccato perché i conterranei di Gesù non gli credevano;

  2. Giustizia perché Gesù doveva ritornare al Padre;

  3. Giudizio perché il dominatore del mondo, Satana, è stato già condannato.

Noi tutti, anche chi scrive, ha bisogno di una guida, lo Spirito Santo che procede dal Padre, abbiamo bisogno di Gesù, e anche della Chiesa, la quale ci guida alla comprensione della Parola di Dio, la Bibbia. In ambiente protestante ciò non occorre poiché ognuno è autonomo nell’interpretazione, ma senza l’aiuto dello Spirito non siamo in grado di comprendere. Per terminare ho mutuato una frase di Yves Congar: “Il nostro modello sta nell’accettare la fede che nello studiarla”. Leggendo il Vangelo di Luca, secondo l’interpretazione del Beato John Enrich Newman, ci accorgiamo che Maria è modello di chi ha accettato la fede.

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Congar Yves (1983), La tradizione e la vita della Chiesa, Roma, pag. 115

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti, Biella, pag. 25

 

 

 

 

 

 

Domenica dell'amore fraterno

To: Anna Maria Peterlini

26. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 24 aprile 2016 V DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 13,31-33.34-35 (I lettura Atti degli Apostoli 14,21-27 ; II lettura Apocalisse 21,1-5)

Il Vangelo di oggi ci parla di carità fraterna; l’amore (sinonimo di carità) ha una sua dimensione ontologica, cioè parte dall’essere, dal profondo dell’uomo. Bessone afferma che “prima di essere un dovere morale”, l’amore fraterno “è la presenza del Signore risuscitato dentro di noi”. Parafrasando un altro commento si può affermare che Gesù, nella sua vita, sperimentò il tradimento e lo sgomento. Il Figlio di Dio ci ha fatto conoscere il Padre e la sua misericordia senza limiti. I gesti: la lavanda dei piedi. Io dono lo Spirito, io sono la vite, voi i tralci. Gesù proclama la preghiera sacerdotale. Dio ci dà un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. L'amore reciproco si vive anche per chi ha il dono della fede: è la prova che tutti noi siamo legati a Gesù nella realizzazione delle promesse di Dio. Nuovi cieli e Nuova terra per una vera storia di salvezza! Viviamo come una sposa adorna per il suo sposo.

È necessario lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno. Il pane eucaristico ci fa vivere quanto ci è stato insegnato.

Amare il prossimo “significa prendere come misura non la ristrettezza del nostro cuore” ma la grandezza del cuore di Dio, il quale è più grande del cuore dell’uomo. Schnachenburg afferma che “nella misura dell’amore di Gesù nasce il dovere dei discepoli”. L’amore di Gesù riversato nei nostri cuori è l’origine del nostro amore verso il prossimo. L’amore è dono. Nell’Evangelo di Giovanni è contenuto il termine  - didomi, che significa dare. È Dio che ci ha messi al mondo e che ci ha amati per primo. La legge dell’amore è la vita nuova inaugurata dal Cristo Risorto e asceso al cielo, è l’amore che vige all’interno del Circolo Trinitario, in cui il Padre e il Figlio si amano con il legame indissolubile dello Spirito Santo. San Tommaso d’Acquino affermava che l’amore di Dio è la ricetta di ciò che dobbiamo fare. Per attualizzare quanto scritto l’affermazione corrispondente è “il sociale è l’alibi della carità”.

Per terminare mi soffermo sull'esegesi della Seconda lettura tratta da Apocalisse.

Nella pericope (brano biblico) di riferimento si parla di cieli e terra nuovi. Nuovo cielo, dal greco  – URANON CAINON, Nuova terra, dal greco  – GHEN CAINEN, perché i cieli e la terra di prima erano scomparsi. Riguardo a quest'ultima il termine scomparsi è  – APELZON: la traduzione autentica, letterale dal greco è allontanarsi, salpare alla volta di... Com’è stato affermato nella Chiesa Cattolica, con il contributo del Santo Papa Giovanni Paolo II, dobbiamo prendere il largo: la Chiesa è una barca che naviga, quindi significa prendere il largo dalle cose passate e protendersi per le future. La nave della Chiesa, a differenza dei giorni odierni, i cieli e terra nuovi non saranno più oppressi dai nemici. Ritornando a "Nuovo cielo/Nuova terra" la traduzione letterale rispetto a nuovo è recente, nel senso di: non ancora usato, non ancora conosciuto, nuova Gerusalemme, alleanza, creazione.

Nella pericope si parla di una "sposa adorna per il suo sposo"; il termine greco per indicare sposa è  – NUMFON: il vocabolo sta per sposa e anche fidanzata. Si parla anche, in gergo biblico, di "fidanzata dell'Agnello", ovvero Gesù": la fidanzata, la sposa dell'Agnello è la Chiesa.

Dio-con-loro, in greco è riportato nella seguente forma:

 O THEOS MET'AUTON ESTAI. Ed egli sarà il Dio-con-loro.

Il termine  – PENZOS sta per dolore, lutto e pianto. Parafrasando l'omelia riportata più sopra possiamo affermare di volere "lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno".

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti.

  • Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia

 

 

23. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 03 aprile 2016 II DOMENICA DÌ PASQUA (FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

 Vangelo: Giovanni 20,19-31 (I lettura Atti degli Apostoli 5,12-16 ; II lettura Apocalisse 1,9-11a.17-19)

 A cura di Massimiliano Lanza

Il presente commento è stato già pubblicato lo scorso anno ma è stato riveduto e corretto.

La prima lettura ci dice che i primi doni che il Signore Risorto dà ai suoi discepoli sono l’unità e l’amore reciproco.

La seconda lettura, pericope tratta da Apocalisse, ci dice che Giovanni ebbe una visione di domenica (il giorno del Signore). La visione lo fa cadere a terra tramortito ma il Signore stesso lo desta, dicendo. “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo. Io ero morto ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi”.

La pericope evangelica di oggi si può dividere in tre paragrafi: 1) Il Signore dà la Pace; 2) Gesù Effonde lo Spirito Santo; 3) Il Signore si manifesta a Tommaso.

Qualunque possa essere lo spunto che ha indotto l’evangelista a raccontare l’incontro di Tommaso con il Risorto, ha comunque un eminente significato teologico e pastorale. Secondo Rudolf Schnackenburg “esso mira a guidare i credenti allo stesso Risorto, che per Giovanni è realtà perennemente viva”.

La domenica di oggi termina l'ottavario pasquale e il tema è pressoché identico, salvo variazioni, alla Pasqua di Risurrezione. Ricordiamo che con la Pasqua la croce non è dimenticata ma trasfigurata!

Tommaso detto Didimo (gemello) era assente la sera di Pasqua. Il santo "epistemologo" emette la famosissima professione di fede: Mio Signore, mio Dio! Tommaso non è in torto perché cerca le prove ma perché le cerca a sproposito, mettendo letteralmente “il carro davanti ai buoi”. Bessone afferma che “prima c’è la sapienza e dopo la logica formale; prima la scoperta poi la verifica, prima l’intuito della costruzione e poi il calcolo del cemento armato”.

Il fatto più importante della risurrezione è il passaggio (appunto la ‘Pasqua’) da questo mondo al Padre, non solamente un cadavere rianimato, come del resto era accaduto a Lazzaro. Purtroppo il razionalismo, nemico di Dio e dell’Intelletto non comprende la logica della vita divina. Tommaso avrebbe dovuto intuire la verità!

Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a porte chiuse si fermò in mezzo a loro”. Non sono le prove che creano la verità, ma in realtà è il contrario: Gesù fa vivere la Chiesa e la fa ardere d’amore.

Il Vangelo di oggi è famosissimo ed è comunemente letto tutti e tre gli anni del ciclo liturgico, la seconda domenica dopo Pasqua. Il brano ci parla dell'Incredulo Tommaso che poi, vedendo e toccando le piaghe di Cristo, si "ri-crede". Tommaso è l'immagine del positivista, cioè di chi deve verificare empiricamente gli avvenimenti affinché siano veritieri. Egli è l'immagine di noi tutti, a volte siamo dubbiosi; un padre della Chiesa diceva che anche se ai nostri sensi quello che vediamo è pane e vino, quello che gustiamo al palato è pane e vino, per fede è indispensabile credere che si tratti del Corpo e Sangue di Cristo; sono simboli, appunto sacramento, di realtà superiori ma, termina il Santo, realmente sono Corpo e Sangue di Gesù. E' necessaria la fede per credere!

Tommaso non è né un positivista né un epistemologo e Gesù non è un facilone che ci dice che si crede solo e sempre senza vedere. Tommaso ha bisogno di sicurezza (come noi tutti) e Gesù invece richiede una fede la quale è come l'amore, cieca!

Il rimprovero a Tommaso (“Perché mi hai veduto, hai creduto”) è introduzione alla successiva beatitudine (“Beati coloro che crederanno senza aver visto”), forma stilistica (la beatitudine) usata sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento, singolarmente utilizzata nel vangelo giovanneo.

Gesù è tornato otto giorni dopo, come ogni domenica, da duemila anni e, fortunatamente, anche se chiudiamo le porte del nostro cuore, riesce ugualmente a entrare. È necessaria la fede! La nostra fede deve “avere come oggetto il Cristo Signore, cioè il Figlio di Dio”. La conoscenza del Cristo storico aiuta a sviluppare meglio la fede nella sua divinità. A livello di cultura generale ricordo, tra le varie filmografie su Gesù, il film Il Vangelo di Matteo di Pier Paolo Pasolini. È la conoscenza di Gesù maestro e profeta a essere fondamentale: egli non dà norme di diritto ma d’amore, l’amore contro l’odio ad esempio, i doni della pace e del perdono!

La parola “fede” è tradotta dal greco pisteusanteV - PISTEUSANTES e il termine episteme deriva da fede e significa metodologia delle scienze: una volta che uno scienziato fa una scoperta, è necessario che i colleghi credano, abbiamo fede (in senso lato) affinché la ricerca dia i suoi frutti. Noi siamo credenti e dobbiamo avere una grande fede a capire che Gesù sia che vegliamo (siamo nella vita fisica) sia che dormiamo (siamo nella morte apparente e solamente fisica, siamo nella vita spirituale) siamo redenti, salvati e viviamo con Lui. Tommaso riscopre Gesù suo Signore e suo Dio, il quale è sempre vivo nella sua Chiesa!

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

·         Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

·         Lanza M. (2015), Commentari biblici, Anno Pastorale 2014-15, in Omelie ed Esegesi, anno B – ad uso privato per gli studenti.

·         Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia

20. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 13 marzo 2016 – QUINTA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 8,1-11 (I lettura Isaia 43,16-21 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 3,8-14)

Il Vangelo di oggi ci parla nuovamente di misericordia.

Sant’Agostino, a proposito dell’episodio dell’adultera afferma che “la miseria si trovò, sola, davanti alla misericordia” a dire che la nostra miseria sta davanti a Cristo che è misericordia. Dio, infatti, ha condannato il peccato, non l’uomo!

La pericope evangelica di oggi è un testo bellissimo. Gesù sta insegnando nel tempio e giungono farisei e dottori della legge con una donna colta in flagrante adulterio. Il marito non fu catturato, probabilmente era riuscito a fuggire, ma la mentalità dei capi del popolo ebraico era misogina e sessuofoba, quindi il peccato era certamente più grave per la donna (oggi impensabile, anche se in certi casi tale mentalità non è stata ancora superata). La pena era capitale, per lapidazione.

Gesù predica non la vendetta ma il perdono, non il castigo ma la conversione! Tutto ciò era preso in odio dai capi religiosi di Israele. Essi, per metterlo alla prova, gli pongono una questione difficile e delicata, per poterlo trarre in inganno (poco prima era stato quasi arrestato, ma le guardie del sommo sacerdote non vi riuscirono perché la folla lo considerava un profeta e poi anche per l’arringa di difesa di alcuni membri del Sinedrio, tra cui Nicodemo). Gesù è “tra l’incudine e il martello”: se avesse risposto di applicare la legge di Mosè non sarebbe stato misericordioso; se avesse assolto la donna, si sarebbe dimostrato a suo favore, cioè adultero come lei. In realtà egli non risponde, scrive per terra. Alcuni esegeti sostengono che lo scrivere in terra significava che egli descriveva con degli aggettivi il peccato degli uomini che accusavano l’adultera, ma la questione è aperta a varie interpretazioni. Alcuni interpretano il fatto secondo il diritto Romano: i giudici, prima di emettere la sentenza, dovevano scrivere il verdetto di proprio pugno. Ma ai giudei sembra non importare e incalzano ad interrogarlo. Allora Gesù esprime la famosa frase “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, a dire “non voglio il sangue di questa donna!”. E scriveva di nuovo per terra al termine dell’affermazione. Egli, poco prima, non guardava in faccia gli accusatori, ma solo al momento della fatidica frase, alza la testa.

In realtà i capi religiosi di trovarono in una situazione imbarazzante: secondo la cultura ebraica chi aveva diritto a scagliare la prima pietra? Il testimone che aveva sorpreso la peccatrice e che aveva ingenerato la sentenza di morte. Gesù, in pratica, chiede chi fosse il testimone qualificato che per primo avrebbe dovuto scagliare la pietra. Il testimone doveva essere incensurato ma non penso che Gesù lo ritenesse tale.

Nella pericope odierna “si chiede il parere su una sentenza da dare o forse già data”. I farisei cercano di trarre in inganno un uomo considerato dal popolo un maestro e un nuovo Mosè. Il caso è chiaro: donna adultera. Pena: capitale. Fonte: la legge ebraica data da Mosè, scritta nel libro del Levitico: “L’uomo che commette adulterio con la donna del suo prossimo dovrà morire, lui e la sua complice” (Levitico 20,10). Gli Ebrei, ritornando all’accenno del diritto romano di cui si parla più sopra, non erano più abilitati a comminare sentenze di morte (causa la dittatura Romana che li sottoponeva allo Ius gladii) e si pensava che praticassero in moltissimi casi giustizia sommaria (un po’ come Comeini e prima Hitler, Stalin, Mao Tze Tung, per fare esempi calzanti) e quindi ignorando la legge dell’Impero.

Il teologo Rudolf Schnackenburg affermava: “Chi scrive sulla sabbia e in tutto ciò che non ha consistenza, è esente da colpa”. Diffusa è la semplice spiegazione che il gesto di Gesù significasse riflessione, il rinviare una decisione, la volontà di non intervenire sul caso (questa e altre di cui sopra sono tutte possibili interpretazioni), il non volere giudicare. Sant’Agostino affermava: “sarà scritto nella polvere chi si allontana da te; perché essi hanno abbandonato il Signore, la fonte dell’acqua zampillante”. A volte, ecco perché la condanna, si tende a fare paura alle persone perché non pecchino o commettano reati, come gli “spaventapasseri” negli orti, ma la giustizia di questo mondo è comunque miseria. San Giovanni Paolo II, nell’enciclica Dives in misericordia affermava: “L’esperienza del passato e del nostro tempo dimostra che la giustizia da sola non basta e che, anzi, può condurre alla negoziazione e all’annientamento di se stessa, se non consente a quella forza più profonda che è l’amore, di plasmare la vita umana nelle sue varie dimensioni” (Giovanni Paolo II, Dives in misericordia).

Il dialogo che intercorre tra Gesù e l’adultera è breve ma efficace. In realtà porta alla liberazione, è liberatorio. “Nemmeno io ti condanno”, dice, “va, e d’ora in poi non peccare più”. Egli salva la donna ma condanna chiaramente il peccato, suo e degli accusatori.

Non occorrono successivi commenti sulla misericordia. Per Israele gli adulteri, in realtà, erano chi tradiva i rapporti profondi, tra i molti i rapporti spirituali, i rapporti di fedeltà nei confronti di Dio, pensiamo alla contaminazione del culto idolatrico e negromantico.

Oggi Dio è stato un po’ dimenticato, è difficile considerare un adultero / un’adultera nei confronti di Dio. Il peccato di adulterio non è quasi più considerato, a volte anche la gerarchia ecclesiastica o i teologi ne mitigano notevolmente la colpevolezza; tutto ciò accade per una forte crisi di fede contemporanea. Chi crede poco in Dio non si considera né adultero né peccatore ma ognuno ha il libero arbitrio, pertanto è libero di compiere le proprie scelte. Siamo condizionati dai segni dei tempi: se uno compie un atto simile, è giustificato e scusato, dicendo che non ha compiuto nulla di scandaloso (anche quest’ultimo concetto sottoposto a varie interpretazioni).

La cosa più importante, come affermava Padre David Maria Turoldo, è essere consapevoli dei propri peccati e pensare che “Dio per noi ha fatto prodigi, abbiamo il cuore pieno di gioia”.

Massimiliano Lanza

 

Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a:

maestro.max@hotmail.it

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massimiliano.lanza.121@istruzione.it  

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Schnackenburg R. (1977), Il Vangelo di Giovanni, Brescia, II, pp. 306-306

 

 

 

 

 

 

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Massimiliano Lanza Assistente Amministrativo presso I.I.S. "G. e Q. SELLA" - Biella ; Volontario AIL (Fondo Clelio Angelino) presso Ospedale degli Infermi, Medicina D (Oncologia)340-4019128
    

Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 09 agosto 2015 – XIX domenica del tempo ordinario - ANNO B - A cura di Massimiliano Lanza

 

Vangelo: Giovanni 6,41-51 (I lettura Primo libro dei Re 19,4-8 - II LETTURA Efesini 4,30-5,2.)

Il discorso termina con la domanda incalzante: anche voi volete andarvene? E Pietro risponde “da chi andremo"? Tu solo hai parole di vita eterna. In ambito protestante è rifiutata quest’asserzione, poiché si crea una dicotomia, una divisione tra la “questione della fede” e il “problema del sacramento”. Le apparenti contraddizioni sono infondate. Un pastore protestante convertito al Cattolicesimo, aveva commentato il capitolo in questione: dapprima lo definì troppo tradizionalista e cattolico, poi capì che il Cattolicesimo comprende tutto nella verità. All'inizio del suo scritto pregava per la conversione dei Cattolici, combatteva l'idolatria ma il Buon Dio lo ascoltò, facendolo diventare cattolico, non idolatrico! Si scoprì che molti cattolici non credono più alla verità di fede Cattolica, tra cui l'eucarestia. È necessario nutrirsi del pane della Vita ma molti cattolici non ne approfittano. Anche Elia fu svegliato dall'angelo per mangiare, all'Oreb fu invitato per ben due volte a nutrirsi (e il nuovo testamento ci parla di un pane che appaga in eterno la nostra fame d’infinito). Dio stesso si fa cibo sulla via e sostegno per noi, Lui ci chiede di prenderlo e mangiarlo con fede e con amore. Elia (come "nuovo Mosè", il quale sull'Oreb aveva siglato l'alleanza con Dio e ricevuto le tavole della legge; l'Oreb, peraltro, è simbolo della purezza originaria del popolo d'Israele) camminò quaranta giorni e quaranta notti, nella Bibbia il numero quaranta indica completezza. E Gesù completa dicendo: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha in sé la vita eterna”. La parabola delle nozze, dell'amico che si presentò senza abito da sposo, è efficace e la chiave di lettura è il richiamo alla purezza, di vita e di fede, per ricevere la Santa Comunione.

Paolo ci invita a camminare nella verità e nella carità. L'eucarestia è non solo nutri

27. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 01 maggio 2016 VI DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 14,23-29 (I lettura Atti degli Apostoli 15,1-2.22-29 ; II lettura Apocalisse 21,10-14.22-23)

 

La domenica odierna ci insegna che la fede in Dio è la caratteristica del cristiano. È salutare sperare e avere fede. Oggi, troppe volte, assistiamo al dramma del suicidio, il quale è tragico e contagioso, dovuto a motivi psicologici e psichiatrici, alla depressione, alla crisi economica, ma anche alla mancanza di fede tra i cristiani e i cattolici; tale fenomeno non deve caratterizzarci! La nostra "ancora di salvezza " è Gesù Cristo, che ci aiuta a superare le nostre povertà e i mali che ci affliggono! È necessario anche che ci s’interroghi sul significato di peccato, giustizia e giudizio.

Verso la fine della prima lettura, pericope tratta da Atti degli Apostoli si legge. “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso...”. Il significato della frase estrapolata dall’ambiente è che le decisioni prese dallo Spirito Santo sono anche le nostre, perché a Esso siamo incorporati.

La preghiera di colletta (recitata subito dopo il Gloria) ci esorta a testimoniare il Vangelo di Cristo con le parole e con le opere.

Il brano evangelico ci trasmette le seguenti parole: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…

Queste cose vi ho detto quanto ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”.

Soggetto di questa pericope evangelica è lo Spirito Santo, il verbo è “mandare”. Egli vuole stabilire la dimora tra gli uomini e lo Spirito permise agli Apostoli di ricordare tutte le parole di Gesù nella sua vita terrena. In noi, discendenti dei testimoni oculari, si sviluppano tre aspetti spirituali:

  1. La presenza dello Spirito;

  2. La dimora divina in noi;

  3. L’insegnamento dello Spirito Santo.

I cristiani non sono panteisti ma hanno la garanzia di Dio che si è incarnato nell’uomo in Cristo, il quale ha sperimentato tutta la drammaticità della vita umana e l’ha redenta. Sempre l’evangelista Giovanni incalza: “Verrà lo spirito che vi difende. Io ve lo manderò. Egli verrà e mostrerà di fronte al mondo che cosa significano peccato, giustizia, giudizio”. In linguaggio accessibile significa (si confronti il brano evangelico a conferma):

  1. Peccato perché i conterranei di Gesù non gli credevano;

  2. Giustizia perché Gesù doveva ritornare al Padre;

  3. Giudizio perché il dominatore del mondo, Satana, è stato già condannato.

Noi tutti, anche chi scrive, ha bisogno di una guida, lo Spirito Santo che procede dal Padre, abbiamo bisogno di Gesù, e anche della Chiesa, la quale ci guida alla comprensione della Parola di Dio, la Bibbia. In ambiente protestante ciò non occorre poiché ognuno è autonomo nell’interpretazione, ma senza l’aiuto dello Spirito non siamo in grado di comprendere. Per terminare ho mutuato una frase di Yves Congar: “Il nostro modello sta nell’accettare la fede che nello studiarla”. Leggendo il Vangelo di Luca, secondo l’interpretazione del Beato John Enrich Newman, ci accorgiamo che Maria è modello di chi ha accettato la fede.

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Congar Yves (1983), La tradizione e la vita della Chiesa, Roma, pag. 115

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti, Biella, pag. 25

 

 

 

 

 

mento ma anche aiuto perché noi stessi diventiamo come Gesù e con Gesù "sacrificio di soave odore al Padre".

Buona domenica a tutti!

Massimiliano Lanza

 

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41. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 07 agosto 2016 DICIANNOVESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

 Vangelo: Luca 12,32-48 (I lettura Sapienza 18,6-9 ; II lettura Lettera agli Ebrei 11,1-2.8-19).

La parola “chiave” di questa domenica è: dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

Gesù chiede di donare tutto per amore. In noi scatta un meccanismo psicologico di attaccarsi ai beni. Vendere tutti i beni e darli in elemosina: è il consiglio evangelico, una proposta di Gesù che incute molta paura. Gesù non ci ha detto di prendere tutti i nostri beni e buttarli dalla finestra; Egli dice di gestire i propri beni, tutto ciò che Dio ci ha donato. Noi dobbiamo giocare i nostri beni alla luce dell'amore.

La prima considerazione che possiamo far scaturire dalla parabola di oggi è il tema della vigilanza: Beati quei servi che sono trovati vigilanti, pronti e disponibili al momento del bisogno. Il discepolo di Gesù deve essere sempre disponibile; Gesù è servo e lo è per amore: Dio è, come dice Isaia, il Dio-con-noi, Dio Padre tergerà ogni lacrima dai nostri occhi.

Dio è come un ladro, viene di notte, all'improvviso; solo chi si ritiene padrone dei beni della terra e considera appunto Gesù un ladro, non lo considera l'autore dei beni e teme che gli vengano sottratti da Dio stesso.

Questa parabola è per noi o altri? È certamente per chi ha maggiori disponibilità, queste persone hanno capito ciò che Dio vuole e alimentano il bene anche per gli altri. Le ricchezze del mondo non sono assolute ma un dono di Dio per i fratelli, una vita sul sentiero del vero discepolo di Gesù, altrimenti è una follia. Le ricchezze non devono occupare il nostro cuore, secondo gli Ebrei la parte più intima per l’uomo, per Freud fu l’inconscio, per i cristiani la sede dei sentimenti, centro del rapporto intimo con Dio e il cuore, come si afferma nella Bibbia e come asserisce Rengestorf è sede della volontà (buona o cattiva dipende da noi).

I soggetti del vangelo della domenica odierna sono:

1)   La Vigilanza nell’attesa;

2)   La fedeltà (in attesa di Cristo) nell’attesa;

3)   La tragicità di questo tempo di attesa;

4)   Essere capaci a leggere i segni dei tempi;

5)   Gli uomini sono a un bivio: pentirsi o morire.

Il Discepolo di Gesù ha fiducia nella vittoria sul male del Regno di Dio. Il discepolo di Gesù ha fede; come affermò il teologo protestante Tillich, in altre parole “Credere è accettare di essere accettato da Dio”.

Le parabole ivi narrate sono dette parabole dell’imminenza escatologica. Secondo Laconi, “l’era escatologica sta per suonare”. La prospettiva è sempre quella della parusia: bisogna stare attenti perché non sappiamo quando il Signore verrà. Per accogliere il Signore è necessario avere i cinti pronti, come a Pasqua, aspettando il suo arrivo! La speranza è quella delle beatitudini; le lucerne accese ricordano la parabola delle dieci vergini.

Vi è un termine greco di riferimento,  oiconomoV - oikonomos, che richiama il valore dei vescovi (i padroni) alla guida della Chiesa, con l’incarico di responsabili della salvezza delle anime.

 

 Massimiliano Lanza

Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a:

maestro.max@hotmail.it

o

massimiliano.lanza.121@istruzione.it  

Bibliografia:

·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

·         Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

·         Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline

·         Rengestorf Karl Heinrich, Il Vangelo secondo Luca, 278

31. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche
di domenica 05 giugno 2016 – X DOMENICA PER
ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A
cura di Massimiliano Lanza
Vangelo: Luca 7,11-17 (I lettura Primo Libro dei Re
17,17-24 ; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo
ai Galati 1,11-19).
A cura di Massimiliano Lanza
Dopo le solennità del tempo ordinario ritorniamo alle
domeniche per annum così come le conosciamo e oggi si
parla di risurrezione. La prima lettura parla della
risurrezione, per mezzo di Elia, del figlio unico della
vedova in Zarepta di Sidone e il Vangelo narra della
risurrezione del figlio unico della vedova di Naim; durante
il T.O., come al solito, prima lettura e vangelo
concordano.
I due miracoli sono segno della potenza di Dio che libera
dalla morte, ma mentre Elia compie gesti complicati (era
profeta, non Dio), Gesù segue una “procedura” (se così la
possiamo definire) semplice, a dimostrare che “un
grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo
popolo” e la visita è la caratteristica del profeta, è un
vero atto di profezia, è un uomo preso dalla parola di Dio,
non si tratta di magia, le parole diventano opere
(confronta Dei Verbum). Il profeta entra in rapporto
immediato con Dio (G. Von Rad) che, come recita la
preghiera di colletta propria, illumina il mistero del dolore
e della morte. Inoltre Dio fa crescere, edifica, esorta,
solleva dal male e dal dolore (A.S. Bessone).
Le pericopi di oggi, la veterotestamentaria e il vangelo, ci
parlano di risurrezione, dottrina introdotta tardivamente
nell’Antico Testamento (II secolo a.C.) e chiaramente ben
sviluppata nel Nuovo che parte subito dalla risurrezione
come fondamento teologico.
Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, durante gli
anni di insegnamento presso la Facoltà Teologica
dell’Italia Settentrionale, così argomentava: “Paolo”
apostolo “tenta di rispondere alle obiezioni dei Corinzi di
mentalità greca: essi avevano difficoltà a pensare alla
risurrezione dei corpi e si chiedevano come fosse il corpo
dei risorti […]”. Per spiegarlo l’apostolo collegava il
discorso della risurrezione con l’attesa della
sopravvivenza di là della morte, mistero presente in tutte
le culture, comprese quelle atee (pensiamo alle filosofie
indiane, le famose religioni senza Dio, tra cui il
Buddismo).
L’episodio della vedova di Naim è tramandato soltanto da
Luca; un racconto simile, oltre la prima lettura di oggi, si
trova nel Secondo Libro dei Re (4,18-37), con la
differenza che la prima è operata da Elia e la seconda da
Eliseo (il maestro e il discepolo). Luca intende porre Gesù
in linea con gli antichi profeti, come sarà proclamato dalla
folla entusiasta. Il paragone va anche a Giovanni il
battezzatore (v. 22: i morti risorgono).
Naim non dista molto da Sunem, la località, dove il
profeta Eliseo compì il miracolo (vedi sopra).
Nel brano evangelico è la prima volta che Gesù è
chiamato o KurioV - o Kyrios (il Signore), titolo che era
attribuito solamente a Jahvé. In realtà è un invito ad
adorare il Signore che l’evangelista, ispirato, propone.
Qui Gesù è svelato come vero uomo (si commuove alla
vista del bambino morto) e vero Dio, Signore, che è
capace di sacrificare la vita anche ai morti. Oggi si è
parlato anche di morte e un altro commento afferma:
“Oggi si parla della morte: la società non ne parla mai, ed
è giusto, l'uomo è fatto per la vita! Eppure Dio farà
risorgere anche i nostri corpi umiliati per la sepoltura. Se
ci atterrisce e spaventa il pensiero della morte dall'altra
parte è di grande consolazione sapere che Cristo, in quel
momento, sarà pronto ad accoglierci nella sua pace e a
portarci alla vita eterna in paradiso e alla risurrezione dei
nostri corpi!”.
La folla coglie la dimensione messianica di Gesù, Elia
redivivo, che viene a visitare il suo popolo. Il verbo
visitare è tradotto dall’ebraico paqad e greco epesceyato
- epeschepsato. La presenza e le parole di Gesù
rappresentano la volontà salvifica di Dio. Cristo è il suo
strumento nella storia. Il miracolo narrato oggi ha valore
apologetico e taumaturgico, ma anche epifanico, cioè ha
natura di rivelazione e fa vedere la forza dell’intervento
storico-salvifico di Dio, il quale viene nella storia a
visitare il suo popolo. La realtà di questa storia è al
femminile: abbiamo una donna, vedova e affranta, così
com’era capitato ad Elia ed Eliseo. Dio è poi glorificato e
non è un qualcosa di propagandistico di fronte alla folla
ma è un elemento didattico e dottrinale nei confronti del
popolo che deve “imparare”.
Massimiliano Lanza
Bibliografia:
·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno
C, Biella
·          Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa,
Riflessioni domenicali per credenti e non credenti,
Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova
·          Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della
Bibbia, Luca, Edizioni Paoline
·          Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno
pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso
privato per gli studenti
·         Von Rad Gerhard (1979), Deuteronomio, Brescia

 

 

30. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 maggio 2016 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DÌ CRISTO (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 9,11-17 (I lettura Genesi 14,18-20 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 11,23-26).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si sa se avvenuta a Betsaida, o tra Betsaida e il deserto o altrove. Gesù dunque moltiplica i pani e i pesci, utilizzando un vero e proprio “rito di consacrazione”. Il richiamo è all’eucarestia (il rendere grazie, lo spezzare il pane) e alla Chiesa apostolica.

La solennità di oggi è tardiva, poiché l’eucarestia si ricorda il giovedì santo, durante la Santa Messa in Cena Domini; il giovedì santo è però inserito nel triduo pasquale e non è soltanto l’ultima cena! In essa si sviluppa il tradimento di Giuda; era necessario che la Chiesa istituisse una solennità apposita, in cui si celebrasse l’adunanza “festosa” del popolo di Dio.

Il memoriale eucaristico non è semplice ricordo ma attualità di Cristo che muore e risorge durante la consacrazione (meglio la transustanziazione) del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Dio. Il "Corpus Domini" richiama la Pasqua per due aspetti: la Pasqua vera e propria giacché passaggio (passaggio anche da pane e vino a corpo e sangue di Cristo) e la Pentecoste poiché si invoca lo Spirito Santo sulle specie eucaristiche. Eucarestia, peraltro, deriva del verbo greco eucaristo e significa azione di grazie.

Venendo ai simboli, prendendo ad esempio il vino, in conformità a studi esegetici si può affermare che esso rappresenta la gioia di vivere, in conformità a Cantico dei Cantici l’amore tra un uomo e la donna, la sapienza, la responsabilità, il dolore e la sofferenza (se riferito direttamente al sangue di Cristo), il sangue dell’alleanza (sulla base di Mosè che benedisse il popolo con il sangue dell’aspersione), ecc.

La prima lettura riferita alla solennità odierna è una pericope di Genesi; viene narrato l’incontro tra Abram e Melchisedek, re di Salem, al quale viene offerto pane e vino. Melchisedek è un personaggio complesso da spiegare, in estrema sintesi è l’immagine del vero Sommo Sacerdote, Cristo. Nella breve narrazione Dio viene tradotto da El Elion, il vero Dio di Abramo. Melkisedek è qui rappresentato come Messia, Re (di Gerusalemme) e Sacerdote. L’augurio finale è la benedizione (irrevocabile anche secondo il Vecchio Testamento), conclusione di ogni eucarestia e/o azione liturgica.

J. Dupont, a riguardo del brano evangelico, ci dice che i Dodici (come del resto è risaputo) sono gli Apostoli; nella vicenda non hanno un ruolo marginale, a differenza del Vangelo di Giovanni (gli apostoli si confondono tra la folla, perché i protagonisti sono Gesù e le folle), anche se non capiscono la profonda intenzione di Gesù, che va valutata tramite la fede. Egli non vuole rimandare le folle digiune ma non vuole che i discepoli facciano provviste, provvede Lui stesso. Essi non sono designati con il titolo esatto  - oi apostoloi ma con  – oi dodeca; il primo titolo è ufficiale e “non è una semplice designazione che conveniva ai dodici nel momento esatto della loro missione pubblica, quanto un titolo che appartiene loro in proprio e che definisce la loro prerogativa agli occhi dei credenti”.

Far sedere la folla a gruppi di cinquanta è una norma mutuata da Esodo, poiché Mosè aveva ordinato ai giudici di far sedere le folle a gruppi di cinquanta.

Il richiamo della moltiplicazione è paragonabile alla manna distribuita da Dio stesso nel deserto, figura della realtà più grande, l’eucarestia.

Alla fine il miracolo stupisce e fa esultare la folla.

 

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Dupont J. (1968-69), Le salut des Gentils et le significations theologique du Livre de Actes, in N.T. St. 6, pp. 132-155

  • Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

Il Malato

Ero stanco, sfiduciato,
vedevo le tenebre;
un giorno mi hanno chiamato,
così ero vocato,
a servire il prossimo,
in un reparto ospedaliero,
trattava tanti mali e tante patologie,
curava il sangue, le reni,la psiche...ho visto la luce,
gli ammalati ho aituato,solo con mansioni semplici, solo con un sorriso e una parola,la luce ha distrutto le mie tenebre,
ogni volta che l'avete fatto a uno solo di questi piccoli
l'avete fatto a me,

 

 

 

 

 

 

30. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 maggio 2016 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DÌ CRISTO (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 9,11-17 (I lettura Genesi 14,18-20 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 11,23-26).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si sa se avvenuta a Betsaida, o tra Betsaida e il deserto o altrove. Gesù dunque moltiplica i pani e i pesci, utilizzando un vero e proprio “rito di consacrazione”. Il richiamo è all’eucarestia (il rendere grazie, lo spezzare il pane) e alla Chiesa apostolica.

La solennità di oggi è tardiva, poiché l’eucarestia si ricorda il giovedì santo, durante la Santa Messa in Cena Domini; il giovedì santo è però inserito nel triduo pasquale e non è soltanto l’ultima cena! In essa si sviluppa il tradimento di Giuda; era necessario che la Chiesa istituisse una solennità apposita, in cui si celebrasse l’adunanza “festosa” del popolo di Dio.

Il memoriale eucaristico non è semplice ricordo ma attualità di Cristo che muore e risorge durante la consacrazione (meglio la transustanziazione) del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Dio. Il "Corpus Domini" richiama la Pasqua per due aspetti: la Pasqua vera e propria giacché passaggio (passaggio anche da pane e vino a corpo e sangue di Cristo) e la Pentecoste poiché si invoca lo Spirito Santo sulle specie eucaristiche. Eucarestia, peraltro, deriva del verbo greco eucaristo e significa azione di grazie.

Venendo ai simboli, prendendo ad esempio il vino, in conformità a studi esegetici si può affermare che esso rappresenta la gioia di vivere, in conformità a Cantico dei Cantici l’amore tra un uomo e la donna, la sapienza, la responsabilità, il dolore e la sofferenza (se riferito direttamente al sangue di Cristo), il sangue dell’alleanza (sulla base di Mosè che benedisse il popolo con il sangue dell’aspersione), ecc.

La prima lettura riferita alla solennità odierna è una pericope di Genesi; viene narrato l’incontro tra Abram e Melchisedek, re di Salem, al quale viene offerto pane e vino. Melchisedek è un personaggio complesso da spiegare, in estrema sintesi è l’immagine del vero Sommo Sacerdote, Cristo. Nella breve narrazione Dio viene tradotto da El Elion, il vero Dio di Abramo. Melkisedek è qui rappresentato come Messia, Re (di Gerusalemme) e Sacerdote. L’augurio finale è la benedizione (irrevocabile anche secondo il Vecchio Testamento), conclusione di ogni eucarestia e/o azione liturgica.

J. Dupont, a riguardo del brano evangelico, ci dice che i Dodici (come del resto è risaputo) sono gli Apostoli; nella vicenda non hanno un ruolo marginale, a differenza del Vangelo di Giovanni (gli apostoli si confondono tra la folla, perché i protagonisti sono Gesù e le folle), anche se non capiscono la profonda intenzione di Gesù, che va valutata tramite la fede. Egli non vuole rimandare le folle digiune ma non vuole che i discepoli facciano provviste, provvede Lui stesso. Essi non sono designati con il titolo esatto  - oi apostoloi ma con  – oi dodeca; il primo titolo è ufficiale e “non è una semplice designazione che conveniva ai dodici nel momento esatto della loro missione pubblica, quanto un titolo che appartiene loro in proprio e che definisce la loro prerogativa agli occhi dei credenti”.

Far sedere la folla a gruppi di cinquanta è una norma mutuata da Esodo, poiché Mosè aveva ordinato ai giudici di far sedere le folle a gruppi di cinquanta.

Il richiamo della moltiplicazione è paragonabile alla manna distribuita da Dio stesso nel deserto, figura della realtà più grande, l’eucarestia.

Alla fine il miracolo stupisce e fa esultare la folla.

 

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Dupont J. (1968-69), Le salut des Gentils et le significations theologique du Livre de Actes, in N.T. St. 6, pp. 132-155

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

28. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 15 maggio 2016 PENTECOSTE - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

1) Santa Messa vigilare - Vangelo: Giovanni 7,37-39 (I e II lettura non riportate, poiché ivi proposta varietà di testi biblici);

2) Vangelo: Giovanni 14,15-16.23-26 (I lettura Atti degli Apostoli 2,1-11 ; II lettura Romani 8,8-17).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Veni creator Spiritus, imple superna gratia!

Durante la solennità odierna, data la varietà di brani biblici proposti, mi orienterò a commentare le letture bibliche della Santa Messa del giorno, uguali (I lettura e salmo) per i tre anni liturgici, differenti II lettura e Vangelo. All’inizio commenterò comunque la pericope evangelica della Santa Messa vigilare.

Il brano evangelico tratto dal capitolo VII di Giovanni ci parla di “fiumi di acqua viva che sgorgheranno”: questa promessa messianica va riferita alla liturgia della festa ebraica delle capanne. Essa consisteva in una preghiera per richiedere la pioggia seguita da un ringraziamento per il miracolo dell’acqua.

La pericope evangelica proclamata durante il giorno dimostra che Gesù è Dio, è parte della Trinità, ha l’autorità di Dio stesso. Lo Spirito Santo “confonderà” il mondo, proprio perché non si osserva la Parola del Signore.

Oggi è ricordata l'effusione dello Spirito Santo, mistero teologico riguardante la Chiesa attuale e che originò la Chiesa nel post-risurrezione, cinquanta giorni dopo, anche se alcuni autori e alcune versioni bibliche collocano la Pentecoste lo stesso giorno della risurrezione. In effetti Pentecoste sta per Pasqua, oppure Pentecoste a compimento del mistero pasquale. Un autore del VI secolo, facendo l'esegesi della prima lettura, afferma che la Chiesa, essendo diffusa in tutto il mondo, parla tutte le lingue e ben sappiamo come la sede del Papa sia orientata alla mondialità. La prima lettura, tratta da Atti degli Apostoli, parla di persone che comprendevano l’esposizione di Pietro nella lingua natia. In realtà, non escludendo il verificarsi del miracolo, si può affermare (opinione anche diffusa tra i biblisti) che si trattasse di un evento al contrario di Babele, in cui, se ricordate il famoso episodio della confusione delle lingue, gli uomini non si comprendevano più. Nel tempo del Nuovo Testamento, lo Spirito Santo crea unione e sintonia tra le genti, le quali si comprendono. Lo Spirito, inoltre, non è evento nuovo: l’intera Bibbia parla dello Spirito. L’osservanza dei Comandamenti è possibile solo con l’ausilio dello Spirito Santo.

San Paolo ci dice che "Gesù è il Signore"! È lo Spirito che ha ispirato Paolo a scrivere delle epistole meravigliose, è lo Spirito che, nonostante tutti i limiti, fa parlare il magistero, ordinario e straordinario nella Chiesa, in una parola i diaconi, i presbiteri, gli episcopi (i vescovi) e il Papa sono e devono stare sotto lo Spirito Santo sovrano, Re dei Re, Signore dei Signori, nella Parola.

Lo Spirito è fuoco: nel Cantico dei Cantici è scritto che l'amore è fuoco e che i grandi fiumi non possono spegnerlo. Il fuoco, pauroso e affascinante al contempo, che tutto avvolge e diventa una cosa sola, come i credenti con il Signore.

Infine è lo Spirito Santo che agisce nei credenti, è il "pneuma", è il soffio vitale, è "Colui che è", come a Mosé la rivelazione del roveto ardente: "Io sono colui che sono". Lo Spirito è rappresentato dal verbo essere ebraico, il quale è vita, richiama all'esistenza, è fortezza e gloria sia dei progenitori sia dei credenti in Cristo!

Inoltre, lo Spirito Santo fornisce i doni di:

  1. Parlare ed esortare;

  2. È energia spirituale che zampilla, come una sorgente, dal cuore dell’uomo;

  3. È dono che Dio elargisce gratuitamente.

La mia personale esperienza, all'inizio dei miei studi teologici, durante le convocazioni del Rinnovamento nello Spirito Santo è stata l'esplosione dei carismi ma a volte il fanatismo a essi frammisto. Lo Spirito Santo, oltre a infonderci saggezza ed equilibrio, ci dia anche una vera guarigione. Nel passato fui testimone di un "miracolo" o "guarigione straordinaria" (tra l’altro il fatto fu studiato sul piano medico), frutto dell'invocazione continua dello Spirito (si trattava di una donna sofferente da una forma di sclerosi multipla, poi completamente sanata).

L'Effusione dello Spirito Santo, avviene sacramentalmente durante la Confermazione o Cresima ma è presente sostanzialmente in tutti gli altri sacramenti.

Gesù è mediatore tra Dio e il popolo, come Mosè. Il popolo non è ancora pronto a stare vicino a Dio e solo Mosè, l'eletto, è ammesso a stare alla presenza di Dio, colloquiando con lui come con un amico, come già era avvenuto in passato con Abramo. Ora, invece, grazie al Battesimo e alla figliolanza divina, tramite l'ausilio dello Spirito Santo, questa grazia è riservata a tutti, così da diventare altri Gesù. Noi formiamo l'umanità nuova rigenerata da Gesù morto in croce. Ognuno di noi può parlare con Dio nell'intimo del suo cuore. Noi siamo la Chiesa, siamo il luogo, dove Dio è vicino, è amico, è Padre! Man mano che diamo il nostro assenso, siamo un seme che deve germogliare e crescere. Il lavorio dello Spirito è lento perché si adatta alla nostra partecipazione sempre più consentita, con speranza, la quale ci porta in paradiso, nella realtà di Dio. Abbiamo tuttavia Maria, madre della Chiesa nascente, tramite il discepolo Giovanni sulla croce. La madre è presenza accogliente con il dono dello Spirito su tutta la Chiesa. Siamo partecipi e piccoli strumenti dello Spirito Santo, fonte zampillante per la vita eterna. Noi siamo occasione e strumento con il quale il Signore può servirsi, come Maria.

Preghiamo ogni giorno lo Spirito Santo, non solo a Pentecoste.

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 – 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

  • Lanza M. (2014), Commentari biblici, anno pastorale 2013 - 2014 in Omelie anno A, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

 

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Massimiliano Lanza Assistente Amministrativo Presso Liceo "G. e Q. Sella" Biella - Via Addis Abeba, 20 - 13900 Biella (BI) Tel. 015/8409141 - Fax 015/8491797 Volontario presso Struttura Complessa di Oncologia Ospedale degli Infermi Ponderano Via del Ponderanesi, 2 Tel. 015 1515 3138

27. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 01 maggio 2016 VI DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 14,23-29 (I lettura Atti degli Apostoli 15,1-2.22-29 ; II lettura Apocalisse 21,10-14.22-23)

 

La domenica odierna ci insegna che la fede in Dio è la caratteristica del cristiano. È salutare sperare e avere fede. Oggi, troppe volte, assistiamo al dramma del suicidio, il quale è tragico e contagioso, dovuto a motivi psicologici e psichiatrici, alla depressione, alla crisi economica, ma anche alla mancanza di fede tra i cristiani e i cattolici; tale fenomeno non deve caratterizzarci! La nostra "ancora di salvezza " è Gesù Cristo, che ci aiuta a superare le nostre povertà e i mali che ci affliggono! È necessario anche che ci s’interroghi sul significato di peccato, giustizia e giudizio.

Verso la fine della prima lettura, pericope tratta da Atti degli Apostoli si legge. “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso...”. Il significato della frase estrapolata dall’ambiente è che le decisioni prese dallo Spirito Santo sono anche le nostre, perché a Esso siamo incorporati.

La preghiera di colletta (recitata subito dopo il Gloria) ci esorta a testimoniare il Vangelo di Cristo con le parole e con le opere.

Il brano evangelico ci trasmette le seguenti parole: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…

Queste cose vi ho detto quanto ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”.

Soggetto di questa pericope evangelica è lo Spirito Santo, il verbo è “mandare”. Egli vuole stabilire la dimora tra gli uomini e lo Spirito permise agli Apostoli di ricordare tutte le parole di Gesù nella sua vita terrena. In noi, discendenti dei testimoni oculari, si sviluppano tre aspetti spirituali:

  1. La presenza dello Spirito;

  2. La dimora divina in noi;

  3. L’insegnamento dello Spirito Santo.

I cristiani non sono panteisti ma hanno la garanzia di Dio che si è incarnato nell’uomo in Cristo, il quale ha sperimentato tutta la drammaticità della vita umana e l’ha redenta. Sempre l’evangelista Giovanni incalza: “Verrà lo spirito che vi difende. Io ve lo manderò. Egli verrà e mostrerà di fronte al mondo che cosa significano peccato, giustizia, giudizio”. In linguaggio accessibile significa (si confronti il brano evangelico a conferma):

  1. Peccato perché i conterranei di Gesù non gli credevano;

  2. Giustizia perché Gesù doveva ritornare al Padre;

  3. Giudizio perché il dominatore del mondo, Satana, è stato già condannato.

Noi tutti, anche chi scrive, ha bisogno di una guida, lo Spirito Santo che procede dal Padre, abbiamo bisogno di Gesù, e anche della Chiesa, la quale ci guida alla comprensione della Parola di Dio, la Bibbia. In ambiente protestante ciò non occorre poiché ognuno è autonomo nell’interpretazione, ma senza l’aiuto dello Spirito non siamo in grado di comprendere. Per terminare ho mutuato una frase di Yves Congar: “Il nostro modello sta nell’accettare la fede che nello studiarla”. Leggendo il Vangelo di Luca, secondo l’interpretazione del Beato John Enrich Newman, ci accorgiamo che Maria è modello di chi ha accettato la fede.

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Congar Yves (1983), La tradizione e la vita della Chiesa, Roma, pag. 115

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti, Biella, pag. 25

 

 

 

 

 

 

Domenica dell'amore fraterno

To: Anna Maria Peterlini

26. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 24 aprile 2016 V DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 13,31-33.34-35 (I lettura Atti degli Apostoli 14,21-27 ; II lettura Apocalisse 21,1-5)

Il Vangelo di oggi ci parla di carità fraterna; l’amore (sinonimo di carità) ha una sua dimensione ontologica, cioè parte dall’essere, dal profondo dell’uomo. Bessone afferma che “prima di essere un dovere morale”, l’amore fraterno “è la presenza del Signore risuscitato dentro di noi”. Parafrasando un altro commento si può affermare che Gesù, nella sua vita, sperimentò il tradimento e lo sgomento. Il Figlio di Dio ci ha fatto conoscere il Padre e la sua misericordia senza limiti. I gesti: la lavanda dei piedi. Io dono lo Spirito, io sono la vite, voi i tralci. Gesù proclama la preghiera sacerdotale. Dio ci dà un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. L'amore reciproco si vive anche per chi ha il dono della fede: è la prova che tutti noi siamo legati a Gesù nella realizzazione delle promesse di Dio. Nuovi cieli e Nuova terra per una vera storia di salvezza! Viviamo come una sposa adorna per il suo sposo.

È necessario lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno. Il pane eucaristico ci fa vivere quanto ci è stato insegnato.

Amare il prossimo “significa prendere come misura non la ristrettezza del nostro cuore” ma la grandezza del cuore di Dio, il quale è più grande del cuore dell’uomo. Schnachenburg afferma che “nella misura dell’amore di Gesù nasce il dovere dei discepoli”. L’amore di Gesù riversato nei nostri cuori è l’origine del nostro amore verso il prossimo. L’amore è dono. Nell’Evangelo di Giovanni è contenuto il termine  - didomi, che significa dare. È Dio che ci ha messi al mondo e che ci ha amati per primo. La legge dell’amore è la vita nuova inaugurata dal Cristo Risorto e asceso al cielo, è l’amore che vige all’interno del Circolo Trinitario, in cui il Padre e il Figlio si amano con il legame indissolubile dello Spirito Santo. San Tommaso d’Acquino affermava che l’amore di Dio è la ricetta di ciò che dobbiamo fare. Per attualizzare quanto scritto l’affermazione corrispondente è “il sociale è l’alibi della carità”.

Per terminare mi soffermo sull'esegesi della Seconda lettura tratta da Apocalisse.

Nella pericope (brano biblico) di riferimento si parla di cieli e terra nuovi. Nuovo cielo, dal greco  – URANON CAINON, Nuova terra, dal greco  – GHEN CAINEN, perché i cieli e la terra di prima erano scomparsi. Riguardo a quest'ultima il termine scomparsi è  – APELZON: la traduzione autentica, letterale dal greco è allontanarsi, salpare alla volta di... Com’è stato affermato nella Chiesa Cattolica, con il contributo del Santo Papa Giovanni Paolo II, dobbiamo prendere il largo: la Chiesa è una barca che naviga, quindi significa prendere il largo dalle cose passate e protendersi per le future. La nave della Chiesa, a differenza dei giorni odierni, i cieli e terra nuovi non saranno più oppressi dai nemici. Ritornando a "Nuovo cielo/Nuova terra" la traduzione letterale rispetto a nuovo è recente, nel senso di: non ancora usato, non ancora conosciuto, nuova Gerusalemme, alleanza, creazione.

Nella pericope si parla di una "sposa adorna per il suo sposo"; il termine greco per indicare sposa è  – NUMFON: il vocabolo sta per sposa e anche fidanzata. Si parla anche, in gergo biblico, di "fidanzata dell'Agnello", ovvero Gesù": la fidanzata, la sposa dell'Agnello è la Chiesa.

Dio-con-loro, in greco è riportato nella seguente forma:

 O THEOS MET'AUTON ESTAI. Ed egli sarà il Dio-con-loro.

Il termine  – PENZOS sta per dolore, lutto e pianto. Parafrasando l'omelia riportata più sopra possiamo affermare di volere "lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno".

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti.

  • Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia

 

 

23. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 03 aprile 2016 II DOMENICA DÌ PASQUA (FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

 Vangelo: Giovanni 20,19-31 (I lettura Atti degli Apostoli 5,12-16 ; II lettura Apocalisse 1,9-11a.17-19)

 A cura di Massimiliano Lanza

Il presente commento è stato già pubblicato lo scorso anno ma è stato riveduto e corretto.

La prima lettura ci dice che i primi doni che il Signore Risorto dà ai suoi discepoli sono l’unità e l’amore reciproco.

La seconda lettura, pericope tratta da Apocalisse, ci dice che Giovanni ebbe una visione di domenica (il giorno del Signore). La visione lo fa cadere a terra tramortito ma il Signore stesso lo desta, dicendo. “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo. Io ero morto ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi”.

La pericope evangelica di oggi si può dividere in tre paragrafi: 1) Il Signore dà la Pace; 2) Gesù Effonde lo Spirito Santo; 3) Il Signore si manifesta a Tommaso.

Qualunque possa essere lo spunto che ha indotto l’evangelista a raccontare l’incontro di Tommaso con il Risorto, ha comunque un eminente significato teologico e pastorale. Secondo Rudolf Schnackenburg “esso mira a guidare i credenti allo stesso Risorto, che per Giovanni è realtà perennemente viva”.

La domenica di oggi termina l'ottavario pasquale e il tema è pressoché identico, salvo variazioni, alla Pasqua di Risurrezione. Ricordiamo che con la Pasqua la croce non è dimenticata ma trasfigurata!

Tommaso detto Didimo (gemello) era assente la sera di Pasqua. Il santo "epistemologo" emette la famosissima professione di fede: Mio Signore, mio Dio! Tommaso non è in torto perché cerca le prove ma perché le cerca a sproposito, mettendo letteralmente “il carro davanti ai buoi”. Bessone afferma che “prima c’è la sapienza e dopo la logica formale; prima la scoperta poi la verifica, prima l’intuito della costruzione e poi il calcolo del cemento armato”.

Il fatto più importante della risurrezione è il passaggio (appunto la ‘Pasqua’) da questo mondo al Padre, non solamente un cadavere rianimato, come del resto era accaduto a Lazzaro. Purtroppo il razionalismo, nemico di Dio e dell’Intelletto non comprende la logica della vita divina. Tommaso avrebbe dovuto intuire la verità!

Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a porte chiuse si fermò in mezzo a loro”. Non sono le prove che creano la verità, ma in realtà è il contrario: Gesù fa vivere la Chiesa e la fa ardere d’amore.

Il Vangelo di oggi è famosissimo ed è comunemente letto tutti e tre gli anni del ciclo liturgico, la seconda domenica dopo Pasqua. Il brano ci parla dell'Incredulo Tommaso che poi, vedendo e toccando le piaghe di Cristo, si "ri-crede". Tommaso è l'immagine del positivista, cioè di chi deve verificare empiricamente gli avvenimenti affinché siano veritieri. Egli è l'immagine di noi tutti, a volte siamo dubbiosi; un padre della Chiesa diceva che anche se ai nostri sensi quello che vediamo è pane e vino, quello che gustiamo al palato è pane e vino, per fede è indispensabile credere che si tratti del Corpo e Sangue di Cristo; sono simboli, appunto sacramento, di realtà superiori ma, termina il Santo, realmente sono Corpo e Sangue di Gesù. E' necessaria la fede per credere!

Tommaso non è né un positivista né un epistemologo e Gesù non è un facilone che ci dice che si crede solo e sempre senza vedere. Tommaso ha bisogno di sicurezza (come noi tutti) e Gesù invece richiede una fede la quale è come l'amore, cieca!

Il rimprovero a Tommaso (“Perché mi hai veduto, hai creduto”) è introduzione alla successiva beatitudine (“Beati coloro che crederanno senza aver visto”), forma stilistica (la beatitudine) usata sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento, singolarmente utilizzata nel vangelo giovanneo.

Gesù è tornato otto giorni dopo, come ogni domenica, da duemila anni e, fortunatamente, anche se chiudiamo le porte del nostro cuore, riesce ugualmente a entrare. È necessaria la fede! La nostra fede deve “avere come oggetto il Cristo Signore, cioè il Figlio di Dio”. La conoscenza del Cristo storico aiuta a sviluppare meglio la fede nella sua divinità. A livello di cultura generale ricordo, tra le varie filmografie su Gesù, il film Il Vangelo di Matteo di Pier Paolo Pasolini. È la conoscenza di Gesù maestro e profeta a essere fondamentale: egli non dà norme di diritto ma d’amore, l’amore contro l’odio ad esempio, i doni della pace e del perdono!

La parola “fede” è tradotta dal greco pisteusanteV - PISTEUSANTES e il termine episteme deriva da fede e significa metodologia delle scienze: una volta che uno scienziato fa una scoperta, è necessario che i colleghi credano, abbiamo fede (in senso lato) affinché la ricerca dia i suoi frutti. Noi siamo credenti e dobbiamo avere una grande fede a capire che Gesù sia che vegliamo (siamo nella vita fisica) sia che dormiamo (siamo nella morte apparente e solamente fisica, siamo nella vita spirituale) siamo redenti, salvati e viviamo con Lui. Tommaso riscopre Gesù suo Signore e suo Dio, il quale è sempre vivo nella sua Chiesa!

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

·         Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

·         Lanza M. (2015), Commentari biblici, Anno Pastorale 2014-15, in Omelie ed Esegesi, anno B – ad uso privato per gli studenti.

·         Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia

20. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 13 marzo 2016 – QUINTA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 8,1-11 (I lettura Isaia 43,16-21 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 3,8-14)

Il Vangelo di oggi ci parla nuovamente di misericordia.

Sant’Agostino, a proposito dell’episodio dell’adultera afferma che “la miseria si trovò, sola, davanti alla misericordia” a dire che la nostra miseria sta davanti a Cristo che è misericordia. Dio, infatti, ha condannato il peccato, non l’uomo!

La pericope evangelica di oggi è un testo bellissimo. Gesù sta insegnando nel tempio e giungono farisei e dottori della legge con una donna colta in flagrante adulterio. Il marito non fu catturato, probabilmente era riuscito a fuggire, ma la mentalità dei capi del popolo ebraico era misogina e sessuofoba, quindi il peccato era certamente più grave per la donna (oggi impensabile, anche se in certi casi tale mentalità non è stata ancora superata). La pena era capitale, per lapidazione.

Gesù predica non la vendetta ma il perdono, non il castigo ma la conversione! Tutto ciò era preso in odio dai capi religiosi di Israele. Essi, per metterlo alla prova, gli pongono una questione difficile e delicata, per poterlo trarre in inganno (poco prima era stato quasi arrestato, ma le guardie del sommo sacerdote non vi riuscirono perché la folla lo considerava un profeta e poi anche per l’arringa di difesa di alcuni membri del Sinedrio, tra cui Nicodemo). Gesù è “tra l’incudine e il martello”: se avesse risposto di applicare la legge di Mosè non sarebbe stato misericordioso; se avesse assolto la donna, si sarebbe dimostrato a suo favore, cioè adultero come lei. In realtà egli non risponde, scrive per terra. Alcuni esegeti sostengono che lo scrivere in terra significava che egli descriveva con degli aggettivi il peccato degli uomini che accusavano l’adultera, ma la questione è aperta a varie interpretazioni. Alcuni interpretano il fatto secondo il diritto Romano: i giudici, prima di emettere la sentenza, dovevano scrivere il verdetto di proprio pugno. Ma ai giudei sembra non importare e incalzano ad interrogarlo. Allora Gesù esprime la famosa frase “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, a dire “non voglio il sangue di questa donna!”. E scriveva di nuovo per terra al termine dell’affermazione. Egli, poco prima, non guardava in faccia gli accusatori, ma solo al momento della fatidica frase, alza la testa.

In realtà i capi religiosi di trovarono in una situazione imbarazzante: secondo la cultura ebraica chi aveva diritto a scagliare la prima pietra? Il testimone che aveva sorpreso la peccatrice e che aveva ingenerato la sentenza di morte. Gesù, in pratica, chiede chi fosse il testimone qualificato che per primo avrebbe dovuto scagliare la pietra. Il testimone doveva essere incensurato ma non penso che Gesù lo ritenesse tale.

Nella pericope odierna “si chiede il parere su una sentenza da dare o forse già data”. I farisei cercano di trarre in inganno un uomo considerato dal popolo un maestro e un nuovo Mosè. Il caso è chiaro: donna adultera. Pena: capitale. Fonte: la legge ebraica data da Mosè, scritta nel libro del Levitico: “L’uomo che commette adulterio con la donna del suo prossimo dovrà morire, lui e la sua complice” (Levitico 20,10). Gli Ebrei, ritornando all’accenno del diritto romano di cui si parla più sopra, non erano più abilitati a comminare sentenze di morte (causa la dittatura Romana che li sottoponeva allo Ius gladii) e si pensava che praticassero in moltissimi casi giustizia sommaria (un po’ come Comeini e prima Hitler, Stalin, Mao Tze Tung, per fare esempi calzanti) e quindi ignorando la legge dell’Impero.

Il teologo Rudolf Schnackenburg affermava: “Chi scrive sulla sabbia e in tutto ciò che non ha consistenza, è esente da colpa”. Diffusa è la semplice spiegazione che il gesto di Gesù significasse riflessione, il rinviare una decisione, la volontà di non intervenire sul caso (questa e altre di cui sopra sono tutte possibili interpretazioni), il non volere giudicare. Sant’Agostino affermava: “sarà scritto nella polvere chi si allontana da te; perché essi hanno abbandonato il Signore, la fonte dell’acqua zampillante”. A volte, ecco perché la condanna, si tende a fare paura alle persone perché non pecchino o commettano reati, come gli “spaventapasseri” negli orti, ma la giustizia di questo mondo è comunque miseria. San Giovanni Paolo II, nell’enciclica Dives in misericordia affermava: “L’esperienza del passato e del nostro tempo dimostra che la giustizia da sola non basta e che, anzi, può condurre alla negoziazione e all’annientamento di se stessa, se non consente a quella forza più profonda che è l’amore, di plasmare la vita umana nelle sue varie dimensioni” (Giovanni Paolo II, Dives in misericordia).

Il dialogo che intercorre tra Gesù e l’adultera è breve ma efficace. In realtà porta alla liberazione, è liberatorio. “Nemmeno io ti condanno”, dice, “va, e d’ora in poi non peccare più”. Egli salva la donna ma condanna chiaramente il peccato, suo e degli accusatori.

Non occorrono successivi commenti sulla misericordia. Per Israele gli adulteri, in realtà, erano chi tradiva i rapporti profondi, tra i molti i rapporti spirituali, i rapporti di fedeltà nei confronti di Dio, pensiamo alla contaminazione del culto idolatrico e negromantico.

Oggi Dio è stato un po’ dimenticato, è difficile considerare un adultero / un’adultera nei confronti di Dio. Il peccato di adulterio non è quasi più considerato, a volte anche la gerarchia ecclesiastica o i teologi ne mitigano notevolmente la colpevolezza; tutto ciò accade per una forte crisi di fede contemporanea. Chi crede poco in Dio non si considera né adultero né peccatore ma ognuno ha il libero arbitrio, pertanto è libero di compiere le proprie scelte. Siamo condizionati dai segni dei tempi: se uno compie un atto simile, è giustificato e scusato, dicendo che non ha compiuto nulla di scandaloso (anche quest’ultimo concetto sottoposto a varie interpretazioni).

La cosa più importante, come affermava Padre David Maria Turoldo, è essere consapevoli dei propri peccati e pensare che “Dio per noi ha fatto prodigi, abbiamo il cuore pieno di gioia”.

Massimiliano Lanza

 

Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a:

maestro.max@hotmail.it

o

massimiliano.lanza.121@istruzione.it  

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Schnackenburg R. (1977), Il Vangelo di Giovanni, Brescia, II, pp. 306-306

 

 

 

 

 

 

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Massimiliano Lanza Assistente Amministrativo presso I.I.S. "G. e Q. SELLA" - Biella ; Volontario AIL (Fondo Clelio Angelino) presso Ospedale degli Infermi, Medicina D (Oncologia)340-4019128
    

Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 09 agosto 2015 – XIX domenica del tempo ordinario - ANNO B - A cura di Massimiliano Lanza

 

Vangelo: Giovanni 6,41-51 (I lettura Primo libro dei Re 19,4-8 - II LETTURA Efesini 4,30-5,2.)

Il discorso termina con la domanda incalzante: anche voi volete andarvene? E Pietro risponde “da chi andremo"? Tu solo hai parole di vita eterna. In ambito protestante è rifiutata quest’asserzione, poiché si crea una dicotomia, una divisione tra la “questione della fede” e il “problema del sacramento”. Le apparenti contraddizioni sono infondate. Un pastore protestante convertito al Cattolicesimo, aveva commentato il capitolo in questione: dapprima lo definì troppo tradizionalista e cattolico, poi capì che il Cattolicesimo comprende tutto nella verità. All'inizio del suo scritto pregava per la conversione dei Cattolici, combatteva l'idolatria ma il Buon Dio lo ascoltò, facendolo diventare cattolico, non idolatrico! Si scoprì che molti cattolici non credono più alla verità di fede Cattolica, tra cui l'eucarestia. È necessario nutrirsi del pane della Vita ma molti cattolici non ne approfittano. Anche Elia fu svegliato dall'angelo per mangiare, all'Oreb fu invitato per ben due volte a nutrirsi (e il nuovo testamento ci parla di un pane che appaga in eterno la nostra fame d’infinito). Dio stesso si fa cibo sulla via e sostegno per noi, Lui ci chiede di prenderlo e mangiarlo con fede e con amore. Elia (come "nuovo Mosè", il quale sull'Oreb aveva siglato l'alleanza con Dio e ricevuto le tavole della legge; l'Oreb, peraltro, è simbolo della purezza originaria del popolo d'Israele) camminò quaranta giorni e quaranta notti, nella Bibbia il numero quaranta indica completezza. E Gesù completa dicendo: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha in sé la vita eterna”. La parabola delle nozze, dell'amico che si presentò senza abito da sposo, è efficace e la chiave di lettura è il richiamo alla purezza, di vita e di fede, per ricevere la Santa Comunione.

Paolo ci invita a camminare nella verità e nella carità. L'eucarestia è non solo nutri

27. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 01 maggio 2016 VI DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 14,23-29 (I lettura Atti degli Apostoli 15,1-2.22-29 ; II lettura Apocalisse 21,10-14.22-23)

 

La domenica odierna ci insegna che la fede in Dio è la caratteristica del cristiano. È salutare sperare e avere fede. Oggi, troppe volte, assistiamo al dramma del suicidio, il quale è tragico e contagioso, dovuto a motivi psicologici e psichiatrici, alla depressione, alla crisi economica, ma anche alla mancanza di fede tra i cristiani e i cattolici; tale fenomeno non deve caratterizzarci! La nostra "ancora di salvezza " è Gesù Cristo, che ci aiuta a superare le nostre povertà e i mali che ci affliggono! È necessario anche che ci s’interroghi sul significato di peccato, giustizia e giudizio.

Verso la fine della prima lettura, pericope tratta da Atti degli Apostoli si legge. “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso...”. Il significato della frase estrapolata dall’ambiente è che le decisioni prese dallo Spirito Santo sono anche le nostre, perché a Esso siamo incorporati.

La preghiera di colletta (recitata subito dopo il Gloria) ci esorta a testimoniare il Vangelo di Cristo con le parole e con le opere.

Il brano evangelico ci trasmette le seguenti parole: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…

Queste cose vi ho detto quanto ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”.

Soggetto di questa pericope evangelica è lo Spirito Santo, il verbo è “mandare”. Egli vuole stabilire la dimora tra gli uomini e lo Spirito permise agli Apostoli di ricordare tutte le parole di Gesù nella sua vita terrena. In noi, discendenti dei testimoni oculari, si sviluppano tre aspetti spirituali:

  1. La presenza dello Spirito;

  2. La dimora divina in noi;

  3. L’insegnamento dello Spirito Santo.

I cristiani non sono panteisti ma hanno la garanzia di Dio che si è incarnato nell’uomo in Cristo, il quale ha sperimentato tutta la drammaticità della vita umana e l’ha redenta. Sempre l’evangelista Giovanni incalza: “Verrà lo spirito che vi difende. Io ve lo manderò. Egli verrà e mostrerà di fronte al mondo che cosa significano peccato, giustizia, giudizio”. In linguaggio accessibile significa (si confronti il brano evangelico a conferma):

  1. Peccato perché i conterranei di Gesù non gli credevano;

  2. Giustizia perché Gesù doveva ritornare al Padre;

  3. Giudizio perché il dominatore del mondo, Satana, è stato già condannato.

Noi tutti, anche chi scrive, ha bisogno di una guida, lo Spirito Santo che procede dal Padre, abbiamo bisogno di Gesù, e anche della Chiesa, la quale ci guida alla comprensione della Parola di Dio, la Bibbia. In ambiente protestante ciò non occorre poiché ognuno è autonomo nell’interpretazione, ma senza l’aiuto dello Spirito non siamo in grado di comprendere. Per terminare ho mutuato una frase di Yves Congar: “Il nostro modello sta nell’accettare la fede che nello studiarla”. Leggendo il Vangelo di Luca, secondo l’interpretazione del Beato John Enrich Newman, ci accorgiamo che Maria è modello di chi ha accettato la fede.

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Congar Yves (1983), La tradizione e la vita della Chiesa, Roma, pag. 115

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti, Biella, pag. 25

 

 

 

 

 

mento ma anche aiuto perché noi stessi diventiamo come Gesù e con Gesù "sacrificio di soave odore al Padre".

Buona domenica a tutti!

Massimiliano Lanza

 

Inviate pure vostri commenti ed osservazioni ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

massimiliano.lanza.121@istruzione.it

maestro.max@hotmail.it

 

41. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 07 agosto 2016 DICIANNOVESIMA DOMENICA PER ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

 Vangelo: Luca 12,32-48 (I lettura Sapienza 18,6-9 ; II lettura Lettera agli Ebrei 11,1-2.8-19).

La parola “chiave” di questa domenica è: dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

Gesù chiede di donare tutto per amore. In noi scatta un meccanismo psicologico di attaccarsi ai beni. Vendere tutti i beni e darli in elemosina: è il consiglio evangelico, una proposta di Gesù che incute molta paura. Gesù non ci ha detto di prendere tutti i nostri beni e buttarli dalla finestra; Egli dice di gestire i propri beni, tutto ciò che Dio ci ha donato. Noi dobbiamo giocare i nostri beni alla luce dell'amore.

La prima considerazione che possiamo far scaturire dalla parabola di oggi è il tema della vigilanza: Beati quei servi che sono trovati vigilanti, pronti e disponibili al momento del bisogno. Il discepolo di Gesù deve essere sempre disponibile; Gesù è servo e lo è per amore: Dio è, come dice Isaia, il Dio-con-noi, Dio Padre tergerà ogni lacrima dai nostri occhi.

Dio è come un ladro, viene di notte, all'improvviso; solo chi si ritiene padrone dei beni della terra e considera appunto Gesù un ladro, non lo considera l'autore dei beni e teme che gli vengano sottratti da Dio stesso.

Questa parabola è per noi o altri? È certamente per chi ha maggiori disponibilità, queste persone hanno capito ciò che Dio vuole e alimentano il bene anche per gli altri. Le ricchezze del mondo non sono assolute ma un dono di Dio per i fratelli, una vita sul sentiero del vero discepolo di Gesù, altrimenti è una follia. Le ricchezze non devono occupare il nostro cuore, secondo gli Ebrei la parte più intima per l’uomo, per Freud fu l’inconscio, per i cristiani la sede dei sentimenti, centro del rapporto intimo con Dio e il cuore, come si afferma nella Bibbia e come asserisce Rengestorf è sede della volontà (buona o cattiva dipende da noi).

I soggetti del vangelo della domenica odierna sono:

1)   La Vigilanza nell’attesa;

2)   La fedeltà (in attesa di Cristo) nell’attesa;

3)   La tragicità di questo tempo di attesa;

4)   Essere capaci a leggere i segni dei tempi;

5)   Gli uomini sono a un bivio: pentirsi o morire.

Il Discepolo di Gesù ha fiducia nella vittoria sul male del Regno di Dio. Il discepolo di Gesù ha fede; come affermò il teologo protestante Tillich, in altre parole “Credere è accettare di essere accettato da Dio”.

Le parabole ivi narrate sono dette parabole dell’imminenza escatologica. Secondo Laconi, “l’era escatologica sta per suonare”. La prospettiva è sempre quella della parusia: bisogna stare attenti perché non sappiamo quando il Signore verrà. Per accogliere il Signore è necessario avere i cinti pronti, come a Pasqua, aspettando il suo arrivo! La speranza è quella delle beatitudini; le lucerne accese ricordano la parabola delle dieci vergini.

Vi è un termine greco di riferimento,  oiconomoV - oikonomos, che richiama il valore dei vescovi (i padroni) alla guida della Chiesa, con l’incarico di responsabili della salvezza delle anime.

 

 Massimiliano Lanza

Potete inviare i commenti alla stessa sui collegamenti ipertestuali già indicati o con comunicazione via e-mail a:

maestro.max@hotmail.it

o

massimiliano.lanza.121@istruzione.it  

Bibliografia:

·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

·         Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

·         Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline

·         Rengestorf Karl Heinrich, Il Vangelo secondo Luca, 278

31. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche
di domenica 05 giugno 2016 – X DOMENICA PER
ANNUM (DEL TEMPO ORDINARIO) - ANNO C - A
cura di Massimiliano Lanza
Vangelo: Luca 7,11-17 (I lettura Primo Libro dei Re
17,17-24 ; II lettura - Lettera di San Paolo Apostolo
ai Galati 1,11-19).
A cura di Massimiliano Lanza
Dopo le solennità del tempo ordinario ritorniamo alle
domeniche per annum così come le conosciamo e oggi si
parla di risurrezione. La prima lettura parla della
risurrezione, per mezzo di Elia, del figlio unico della
vedova in Zarepta di Sidone e il Vangelo narra della
risurrezione del figlio unico della vedova di Naim; durante
il T.O., come al solito, prima lettura e vangelo
concordano.
I due miracoli sono segno della potenza di Dio che libera
dalla morte, ma mentre Elia compie gesti complicati (era
profeta, non Dio), Gesù segue una “procedura” (se così la
possiamo definire) semplice, a dimostrare che “un
grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo
popolo” e la visita è la caratteristica del profeta, è un
vero atto di profezia, è un uomo preso dalla parola di Dio,
non si tratta di magia, le parole diventano opere
(confronta Dei Verbum). Il profeta entra in rapporto
immediato con Dio (G. Von Rad) che, come recita la
preghiera di colletta propria, illumina il mistero del dolore
e della morte. Inoltre Dio fa crescere, edifica, esorta,
solleva dal male e dal dolore (A.S. Bessone).
Le pericopi di oggi, la veterotestamentaria e il vangelo, ci
parlano di risurrezione, dottrina introdotta tardivamente
nell’Antico Testamento (II secolo a.C.) e chiaramente ben
sviluppata nel Nuovo che parte subito dalla risurrezione
come fondamento teologico.
Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, durante gli
anni di insegnamento presso la Facoltà Teologica
dell’Italia Settentrionale, così argomentava: “Paolo”
apostolo “tenta di rispondere alle obiezioni dei Corinzi di
mentalità greca: essi avevano difficoltà a pensare alla
risurrezione dei corpi e si chiedevano come fosse il corpo
dei risorti […]”. Per spiegarlo l’apostolo collegava il
discorso della risurrezione con l’attesa della
sopravvivenza di là della morte, mistero presente in tutte
le culture, comprese quelle atee (pensiamo alle filosofie
indiane, le famose religioni senza Dio, tra cui il
Buddismo).
L’episodio della vedova di Naim è tramandato soltanto da
Luca; un racconto simile, oltre la prima lettura di oggi, si
trova nel Secondo Libro dei Re (4,18-37), con la
differenza che la prima è operata da Elia e la seconda da
Eliseo (il maestro e il discepolo). Luca intende porre Gesù
in linea con gli antichi profeti, come sarà proclamato dalla
folla entusiasta. Il paragone va anche a Giovanni il
battezzatore (v. 22: i morti risorgono).
Naim non dista molto da Sunem, la località, dove il
profeta Eliseo compì il miracolo (vedi sopra).
Nel brano evangelico è la prima volta che Gesù è
chiamato o KurioV - o Kyrios (il Signore), titolo che era
attribuito solamente a Jahvé. In realtà è un invito ad
adorare il Signore che l’evangelista, ispirato, propone.
Qui Gesù è svelato come vero uomo (si commuove alla
vista del bambino morto) e vero Dio, Signore, che è
capace di sacrificare la vita anche ai morti. Oggi si è
parlato anche di morte e un altro commento afferma:
“Oggi si parla della morte: la società non ne parla mai, ed
è giusto, l'uomo è fatto per la vita! Eppure Dio farà
risorgere anche i nostri corpi umiliati per la sepoltura. Se
ci atterrisce e spaventa il pensiero della morte dall'altra
parte è di grande consolazione sapere che Cristo, in quel
momento, sarà pronto ad accoglierci nella sua pace e a
portarci alla vita eterna in paradiso e alla risurrezione dei
nostri corpi!”.
La folla coglie la dimensione messianica di Gesù, Elia
redivivo, che viene a visitare il suo popolo. Il verbo
visitare è tradotto dall’ebraico paqad e greco epesceyato
- epeschepsato. La presenza e le parole di Gesù
rappresentano la volontà salvifica di Dio. Cristo è il suo
strumento nella storia. Il miracolo narrato oggi ha valore
apologetico e taumaturgico, ma anche epifanico, cioè ha
natura di rivelazione e fa vedere la forza dell’intervento
storico-salvifico di Dio, il quale viene nella storia a
visitare il suo popolo. La realtà di questa storia è al
femminile: abbiamo una donna, vedova e affranta, così
com’era capitato ad Elia ed Eliseo. Dio è poi glorificato e
non è un qualcosa di propagandistico di fronte alla folla
ma è un elemento didattico e dottrinale nei confronti del
popolo che deve “imparare”.
Massimiliano Lanza
Bibliografia:
·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno
C, Biella
·          Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa,
Riflessioni domenicali per credenti e non credenti,
Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova
·          Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della
Bibbia, Luca, Edizioni Paoline
·          Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno
pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso
privato per gli studenti
·         Von Rad Gerhard (1979), Deuteronomio, Brescia

 

 

30. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 maggio 2016 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DÌ CRISTO (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 9,11-17 (I lettura Genesi 14,18-20 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 11,23-26).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si sa se avvenuta a Betsaida, o tra Betsaida e il deserto o altrove. Gesù dunque moltiplica i pani e i pesci, utilizzando un vero e proprio “rito di consacrazione”. Il richiamo è all’eucarestia (il rendere grazie, lo spezzare il pane) e alla Chiesa apostolica.

La solennità di oggi è tardiva, poiché l’eucarestia si ricorda il giovedì santo, durante la Santa Messa in Cena Domini; il giovedì santo è però inserito nel triduo pasquale e non è soltanto l’ultima cena! In essa si sviluppa il tradimento di Giuda; era necessario che la Chiesa istituisse una solennità apposita, in cui si celebrasse l’adunanza “festosa” del popolo di Dio.

Il memoriale eucaristico non è semplice ricordo ma attualità di Cristo che muore e risorge durante la consacrazione (meglio la transustanziazione) del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Dio. Il "Corpus Domini" richiama la Pasqua per due aspetti: la Pasqua vera e propria giacché passaggio (passaggio anche da pane e vino a corpo e sangue di Cristo) e la Pentecoste poiché si invoca lo Spirito Santo sulle specie eucaristiche. Eucarestia, peraltro, deriva del verbo greco eucaristo e significa azione di grazie.

Venendo ai simboli, prendendo ad esempio il vino, in conformità a studi esegetici si può affermare che esso rappresenta la gioia di vivere, in conformità a Cantico dei Cantici l’amore tra un uomo e la donna, la sapienza, la responsabilità, il dolore e la sofferenza (se riferito direttamente al sangue di Cristo), il sangue dell’alleanza (sulla base di Mosè che benedisse il popolo con il sangue dell’aspersione), ecc.

La prima lettura riferita alla solennità odierna è una pericope di Genesi; viene narrato l’incontro tra Abram e Melchisedek, re di Salem, al quale viene offerto pane e vino. Melchisedek è un personaggio complesso da spiegare, in estrema sintesi è l’immagine del vero Sommo Sacerdote, Cristo. Nella breve narrazione Dio viene tradotto da El Elion, il vero Dio di Abramo. Melkisedek è qui rappresentato come Messia, Re (di Gerusalemme) e Sacerdote. L’augurio finale è la benedizione (irrevocabile anche secondo il Vecchio Testamento), conclusione di ogni eucarestia e/o azione liturgica.

J. Dupont, a riguardo del brano evangelico, ci dice che i Dodici (come del resto è risaputo) sono gli Apostoli; nella vicenda non hanno un ruolo marginale, a differenza del Vangelo di Giovanni (gli apostoli si confondono tra la folla, perché i protagonisti sono Gesù e le folle), anche se non capiscono la profonda intenzione di Gesù, che va valutata tramite la fede. Egli non vuole rimandare le folle digiune ma non vuole che i discepoli facciano provviste, provvede Lui stesso. Essi non sono designati con il titolo esatto  - oi apostoloi ma con  – oi dodeca; il primo titolo è ufficiale e “non è una semplice designazione che conveniva ai dodici nel momento esatto della loro missione pubblica, quanto un titolo che appartiene loro in proprio e che definisce la loro prerogativa agli occhi dei credenti”.

Far sedere la folla a gruppi di cinquanta è una norma mutuata da Esodo, poiché Mosè aveva ordinato ai giudici di far sedere le folle a gruppi di cinquanta.

Il richiamo della moltiplicazione è paragonabile alla manna distribuita da Dio stesso nel deserto, figura della realtà più grande, l’eucarestia.

Alla fine il miracolo stupisce e fa esultare la folla.

 

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Dupont J. (1968-69), Le salut des Gentils et le significations theologique du Livre de Actes, in N.T. St. 6, pp. 132-155

  • Ghidelli C. (1978), Nuovissima versione della Bibbia, Luca, Edizioni Paoline

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

Il Malato

Ero stanco, sfiduciato,
vedevo le tenebre;
un giorno mi hanno chiamato,
così ero vocato,
a servire il prossimo,
in un reparto ospedaliero,
trattava tanti mali e tante patologie,
curava il sangue, le reni,la psiche...ho visto la luce,
gli ammalati ho aituato,solo con mansioni semplici, solo con un sorriso e una parola,la luce ha distrutto le mie tenebre,
ogni volta che l'avete fatto a uno solo di questi piccoli
l'avete fatto a me,

 

 

 

 

 

 

30. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 29 maggio 2016 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DÌ CRISTO (SOLENNITÀ) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Luca 9,11-17 (I lettura Genesi 14,18-20 ; II lettura Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi 11,23-26).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Oggi, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, si parla della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non si sa se avvenuta a Betsaida, o tra Betsaida e il deserto o altrove. Gesù dunque moltiplica i pani e i pesci, utilizzando un vero e proprio “rito di consacrazione”. Il richiamo è all’eucarestia (il rendere grazie, lo spezzare il pane) e alla Chiesa apostolica.

La solennità di oggi è tardiva, poiché l’eucarestia si ricorda il giovedì santo, durante la Santa Messa in Cena Domini; il giovedì santo è però inserito nel triduo pasquale e non è soltanto l’ultima cena! In essa si sviluppa il tradimento di Giuda; era necessario che la Chiesa istituisse una solennità apposita, in cui si celebrasse l’adunanza “festosa” del popolo di Dio.

Il memoriale eucaristico non è semplice ricordo ma attualità di Cristo che muore e risorge durante la consacrazione (meglio la transustanziazione) del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Dio. Il "Corpus Domini" richiama la Pasqua per due aspetti: la Pasqua vera e propria giacché passaggio (passaggio anche da pane e vino a corpo e sangue di Cristo) e la Pentecoste poiché si invoca lo Spirito Santo sulle specie eucaristiche. Eucarestia, peraltro, deriva del verbo greco eucaristo e significa azione di grazie.

Venendo ai simboli, prendendo ad esempio il vino, in conformità a studi esegetici si può affermare che esso rappresenta la gioia di vivere, in conformità a Cantico dei Cantici l’amore tra un uomo e la donna, la sapienza, la responsabilità, il dolore e la sofferenza (se riferito direttamente al sangue di Cristo), il sangue dell’alleanza (sulla base di Mosè che benedisse il popolo con il sangue dell’aspersione), ecc.

La prima lettura riferita alla solennità odierna è una pericope di Genesi; viene narrato l’incontro tra Abram e Melchisedek, re di Salem, al quale viene offerto pane e vino. Melchisedek è un personaggio complesso da spiegare, in estrema sintesi è l’immagine del vero Sommo Sacerdote, Cristo. Nella breve narrazione Dio viene tradotto da El Elion, il vero Dio di Abramo. Melkisedek è qui rappresentato come Messia, Re (di Gerusalemme) e Sacerdote. L’augurio finale è la benedizione (irrevocabile anche secondo il Vecchio Testamento), conclusione di ogni eucarestia e/o azione liturgica.

J. Dupont, a riguardo del brano evangelico, ci dice che i Dodici (come del resto è risaputo) sono gli Apostoli; nella vicenda non hanno un ruolo marginale, a differenza del Vangelo di Giovanni (gli apostoli si confondono tra la folla, perché i protagonisti sono Gesù e le folle), anche se non capiscono la profonda intenzione di Gesù, che va valutata tramite la fede. Egli non vuole rimandare le folle digiune ma non vuole che i discepoli facciano provviste, provvede Lui stesso. Essi non sono designati con il titolo esatto  - oi apostoloi ma con  – oi dodeca; il primo titolo è ufficiale e “non è una semplice designazione che conveniva ai dodici nel momento esatto della loro missione pubblica, quanto un titolo che appartiene loro in proprio e che definisce la loro prerogativa agli occhi dei credenti”.

Far sedere la folla a gruppi di cinquanta è una norma mutuata da Esodo, poiché Mosè aveva ordinato ai giudici di far sedere le folle a gruppi di cinquanta.

Il richiamo della moltiplicazione è paragonabile alla manna distribuita da Dio stesso nel deserto, figura della realtà più grande, l’eucarestia.

Alla fine il miracolo stupisce e fa esultare la folla.

 

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Dupont J. (1968-69), Le salut des Gentils et le significations theologique du Livre de Actes, in N.T. St. 6, pp. 132-155

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 - 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

28. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 15 maggio 2016 PENTECOSTE - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

1) Santa Messa vigilare - Vangelo: Giovanni 7,37-39 (I e II lettura non riportate, poiché ivi proposta varietà di testi biblici);

2) Vangelo: Giovanni 14,15-16.23-26 (I lettura Atti degli Apostoli 2,1-11 ; II lettura Romani 8,8-17).

 

 

A cura di Massimiliano Lanza

Veni creator Spiritus, imple superna gratia!

Durante la solennità odierna, data la varietà di brani biblici proposti, mi orienterò a commentare le letture bibliche della Santa Messa del giorno, uguali (I lettura e salmo) per i tre anni liturgici, differenti II lettura e Vangelo. All’inizio commenterò comunque la pericope evangelica della Santa Messa vigilare.

Il brano evangelico tratto dal capitolo VII di Giovanni ci parla di “fiumi di acqua viva che sgorgheranno”: questa promessa messianica va riferita alla liturgia della festa ebraica delle capanne. Essa consisteva in una preghiera per richiedere la pioggia seguita da un ringraziamento per il miracolo dell’acqua.

La pericope evangelica proclamata durante il giorno dimostra che Gesù è Dio, è parte della Trinità, ha l’autorità di Dio stesso. Lo Spirito Santo “confonderà” il mondo, proprio perché non si osserva la Parola del Signore.

Oggi è ricordata l'effusione dello Spirito Santo, mistero teologico riguardante la Chiesa attuale e che originò la Chiesa nel post-risurrezione, cinquanta giorni dopo, anche se alcuni autori e alcune versioni bibliche collocano la Pentecoste lo stesso giorno della risurrezione. In effetti Pentecoste sta per Pasqua, oppure Pentecoste a compimento del mistero pasquale. Un autore del VI secolo, facendo l'esegesi della prima lettura, afferma che la Chiesa, essendo diffusa in tutto il mondo, parla tutte le lingue e ben sappiamo come la sede del Papa sia orientata alla mondialità. La prima lettura, tratta da Atti degli Apostoli, parla di persone che comprendevano l’esposizione di Pietro nella lingua natia. In realtà, non escludendo il verificarsi del miracolo, si può affermare (opinione anche diffusa tra i biblisti) che si trattasse di un evento al contrario di Babele, in cui, se ricordate il famoso episodio della confusione delle lingue, gli uomini non si comprendevano più. Nel tempo del Nuovo Testamento, lo Spirito Santo crea unione e sintonia tra le genti, le quali si comprendono. Lo Spirito, inoltre, non è evento nuovo: l’intera Bibbia parla dello Spirito. L’osservanza dei Comandamenti è possibile solo con l’ausilio dello Spirito Santo.

San Paolo ci dice che "Gesù è il Signore"! È lo Spirito che ha ispirato Paolo a scrivere delle epistole meravigliose, è lo Spirito che, nonostante tutti i limiti, fa parlare il magistero, ordinario e straordinario nella Chiesa, in una parola i diaconi, i presbiteri, gli episcopi (i vescovi) e il Papa sono e devono stare sotto lo Spirito Santo sovrano, Re dei Re, Signore dei Signori, nella Parola.

Lo Spirito è fuoco: nel Cantico dei Cantici è scritto che l'amore è fuoco e che i grandi fiumi non possono spegnerlo. Il fuoco, pauroso e affascinante al contempo, che tutto avvolge e diventa una cosa sola, come i credenti con il Signore.

Infine è lo Spirito Santo che agisce nei credenti, è il "pneuma", è il soffio vitale, è "Colui che è", come a Mosé la rivelazione del roveto ardente: "Io sono colui che sono". Lo Spirito è rappresentato dal verbo essere ebraico, il quale è vita, richiama all'esistenza, è fortezza e gloria sia dei progenitori sia dei credenti in Cristo!

Inoltre, lo Spirito Santo fornisce i doni di:

  1. Parlare ed esortare;

  2. È energia spirituale che zampilla, come una sorgente, dal cuore dell’uomo;

  3. È dono che Dio elargisce gratuitamente.

La mia personale esperienza, all'inizio dei miei studi teologici, durante le convocazioni del Rinnovamento nello Spirito Santo è stata l'esplosione dei carismi ma a volte il fanatismo a essi frammisto. Lo Spirito Santo, oltre a infonderci saggezza ed equilibrio, ci dia anche una vera guarigione. Nel passato fui testimone di un "miracolo" o "guarigione straordinaria" (tra l’altro il fatto fu studiato sul piano medico), frutto dell'invocazione continua dello Spirito (si trattava di una donna sofferente da una forma di sclerosi multipla, poi completamente sanata).

L'Effusione dello Spirito Santo, avviene sacramentalmente durante la Confermazione o Cresima ma è presente sostanzialmente in tutti gli altri sacramenti.

Gesù è mediatore tra Dio e il popolo, come Mosè. Il popolo non è ancora pronto a stare vicino a Dio e solo Mosè, l'eletto, è ammesso a stare alla presenza di Dio, colloquiando con lui come con un amico, come già era avvenuto in passato con Abramo. Ora, invece, grazie al Battesimo e alla figliolanza divina, tramite l'ausilio dello Spirito Santo, questa grazia è riservata a tutti, così da diventare altri Gesù. Noi formiamo l'umanità nuova rigenerata da Gesù morto in croce. Ognuno di noi può parlare con Dio nell'intimo del suo cuore. Noi siamo la Chiesa, siamo il luogo, dove Dio è vicino, è amico, è Padre! Man mano che diamo il nostro assenso, siamo un seme che deve germogliare e crescere. Il lavorio dello Spirito è lento perché si adatta alla nostra partecipazione sempre più consentita, con speranza, la quale ci porta in paradiso, nella realtà di Dio. Abbiamo tuttavia Maria, madre della Chiesa nascente, tramite il discepolo Giovanni sulla croce. La madre è presenza accogliente con il dono dello Spirito su tutta la Chiesa. Siamo partecipi e piccoli strumenti dello Spirito Santo, fonte zampillante per la vita eterna. Noi siamo occasione e strumento con il quale il Signore può servirsi, come Maria.

Preghiamo ogni giorno lo Spirito Santo, non solo a Pentecoste.

 

Massimiliano Lanza

 

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, anno pastorale 2012 – 2013 in Omelie anno C, ad uso privato per gli studenti

  • Lanza M. (2014), Commentari biblici, anno pastorale 2013 - 2014 in Omelie anno A, ad uso privato per gli studenti

 

 

 

 

 

 

 

 

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Massimiliano Lanza Assistente Amministrativo Presso Liceo "G. e Q. Sella" Biella - Via Addis Abeba, 20 - 13900 Biella (BI) Tel. 015/8409141 - Fax 015/8491797 Volontario presso Struttura Complessa di Oncologia Ospedale degli Infermi Ponderano Via del Ponderanesi, 2 Tel. 015 1515 3138

27. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 01 maggio 2016 VI DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 14,23-29 (I lettura Atti degli Apostoli 15,1-2.22-29 ; II lettura Apocalisse 21,10-14.22-23)

 

La domenica odierna ci insegna che la fede in Dio è la caratteristica del cristiano. È salutare sperare e avere fede. Oggi, troppe volte, assistiamo al dramma del suicidio, il quale è tragico e contagioso, dovuto a motivi psicologici e psichiatrici, alla depressione, alla crisi economica, ma anche alla mancanza di fede tra i cristiani e i cattolici; tale fenomeno non deve caratterizzarci! La nostra "ancora di salvezza " è Gesù Cristo, che ci aiuta a superare le nostre povertà e i mali che ci affliggono! È necessario anche che ci s’interroghi sul significato di peccato, giustizia e giudizio.

Verso la fine della prima lettura, pericope tratta da Atti degli Apostoli si legge. “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso...”. Il significato della frase estrapolata dall’ambiente è che le decisioni prese dallo Spirito Santo sono anche le nostre, perché a Esso siamo incorporati.

La preghiera di colletta (recitata subito dopo il Gloria) ci esorta a testimoniare il Vangelo di Cristo con le parole e con le opere.

Il brano evangelico ci trasmette le seguenti parole: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…

Queste cose vi ho detto quanto ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”.

Soggetto di questa pericope evangelica è lo Spirito Santo, il verbo è “mandare”. Egli vuole stabilire la dimora tra gli uomini e lo Spirito permise agli Apostoli di ricordare tutte le parole di Gesù nella sua vita terrena. In noi, discendenti dei testimoni oculari, si sviluppano tre aspetti spirituali:

  1. La presenza dello Spirito;

  2. La dimora divina in noi;

  3. L’insegnamento dello Spirito Santo.

I cristiani non sono panteisti ma hanno la garanzia di Dio che si è incarnato nell’uomo in Cristo, il quale ha sperimentato tutta la drammaticità della vita umana e l’ha redenta. Sempre l’evangelista Giovanni incalza: “Verrà lo spirito che vi difende. Io ve lo manderò. Egli verrà e mostrerà di fronte al mondo che cosa significano peccato, giustizia, giudizio”. In linguaggio accessibile significa (si confronti il brano evangelico a conferma):

  1. Peccato perché i conterranei di Gesù non gli credevano;

  2. Giustizia perché Gesù doveva ritornare al Padre;

  3. Giudizio perché il dominatore del mondo, Satana, è stato già condannato.

Noi tutti, anche chi scrive, ha bisogno di una guida, lo Spirito Santo che procede dal Padre, abbiamo bisogno di Gesù, e anche della Chiesa, la quale ci guida alla comprensione della Parola di Dio, la Bibbia. In ambiente protestante ciò non occorre poiché ognuno è autonomo nell’interpretazione, ma senza l’aiuto dello Spirito non siamo in grado di comprendere. Per terminare ho mutuato una frase di Yves Congar: “Il nostro modello sta nell’accettare la fede che nello studiarla”. Leggendo il Vangelo di Luca, secondo l’interpretazione del Beato John Enrich Newman, ci accorgiamo che Maria è modello di chi ha accettato la fede.

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

  • Congar Yves (1983), La tradizione e la vita della Chiesa, Roma, pag. 115

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti, Biella, pag. 25

 

 

 

 

 

 

Domenica dell'amore fraterno

To: Anna Maria Peterlini

26. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 24 aprile 2016 V DOMENICA DÌ PASQUA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 13,31-33.34-35 (I lettura Atti degli Apostoli 14,21-27 ; II lettura Apocalisse 21,1-5)

Il Vangelo di oggi ci parla di carità fraterna; l’amore (sinonimo di carità) ha una sua dimensione ontologica, cioè parte dall’essere, dal profondo dell’uomo. Bessone afferma che “prima di essere un dovere morale”, l’amore fraterno “è la presenza del Signore risuscitato dentro di noi”. Parafrasando un altro commento si può affermare che Gesù, nella sua vita, sperimentò il tradimento e lo sgomento. Il Figlio di Dio ci ha fatto conoscere il Padre e la sua misericordia senza limiti. I gesti: la lavanda dei piedi. Io dono lo Spirito, io sono la vite, voi i tralci. Gesù proclama la preghiera sacerdotale. Dio ci dà un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. L'amore reciproco si vive anche per chi ha il dono della fede: è la prova che tutti noi siamo legati a Gesù nella realizzazione delle promesse di Dio. Nuovi cieli e Nuova terra per una vera storia di salvezza! Viviamo come una sposa adorna per il suo sposo.

È necessario lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno. Il pane eucaristico ci fa vivere quanto ci è stato insegnato.

Amare il prossimo “significa prendere come misura non la ristrettezza del nostro cuore” ma la grandezza del cuore di Dio, il quale è più grande del cuore dell’uomo. Schnachenburg afferma che “nella misura dell’amore di Gesù nasce il dovere dei discepoli”. L’amore di Gesù riversato nei nostri cuori è l’origine del nostro amore verso il prossimo. L’amore è dono. Nell’Evangelo di Giovanni è contenuto il termine  - didomi, che significa dare. È Dio che ci ha messi al mondo e che ci ha amati per primo. La legge dell’amore è la vita nuova inaugurata dal Cristo Risorto e asceso al cielo, è l’amore che vige all’interno del Circolo Trinitario, in cui il Padre e il Figlio si amano con il legame indissolubile dello Spirito Santo. San Tommaso d’Acquino affermava che l’amore di Dio è la ricetta di ciò che dobbiamo fare. Per attualizzare quanto scritto l’affermazione corrispondente è “il sociale è l’alibi della carità”.

Per terminare mi soffermo sull'esegesi della Seconda lettura tratta da Apocalisse.

Nella pericope (brano biblico) di riferimento si parla di cieli e terra nuovi. Nuovo cielo, dal greco  – URANON CAINON, Nuova terra, dal greco  – GHEN CAINEN, perché i cieli e la terra di prima erano scomparsi. Riguardo a quest'ultima il termine scomparsi è  – APELZON: la traduzione autentica, letterale dal greco è allontanarsi, salpare alla volta di... Com’è stato affermato nella Chiesa Cattolica, con il contributo del Santo Papa Giovanni Paolo II, dobbiamo prendere il largo: la Chiesa è una barca che naviga, quindi significa prendere il largo dalle cose passate e protendersi per le future. La nave della Chiesa, a differenza dei giorni odierni, i cieli e terra nuovi non saranno più oppressi dai nemici. Ritornando a "Nuovo cielo/Nuova terra" la traduzione letterale rispetto a nuovo è recente, nel senso di: non ancora usato, non ancora conosciuto, nuova Gerusalemme, alleanza, creazione.

Nella pericope si parla di una "sposa adorna per il suo sposo"; il termine greco per indicare sposa è  – NUMFON: il vocabolo sta per sposa e anche fidanzata. Si parla anche, in gergo biblico, di "fidanzata dell'Agnello", ovvero Gesù": la fidanzata, la sposa dell'Agnello è la Chiesa.

Dio-con-loro, in greco è riportato nella seguente forma:

 O THEOS MET'AUTON ESTAI. Ed egli sarà il Dio-con-loro.

Il termine  – PENZOS sta per dolore, lutto e pianto. Parafrasando l'omelia riportata più sopra possiamo affermare di volere "lavorare con Dio per far scomparire il lutto, il lamento e l'affanno".

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

  • Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

  • Lanza M. (2013), Commentari biblici, Anno Pastorale 2012-13, in Omelie ed Esegesi, anno C – ad uso privato per gli studenti.

  • Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia

 

 

23. Commentari Biblici riferiti alle letture bibliche di domenica 03 aprile 2016 II DOMENICA DÌ PASQUA (FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA) - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

 Vangelo: Giovanni 20,19-31 (I lettura Atti degli Apostoli 5,12-16 ; II lettura Apocalisse 1,9-11a.17-19)

 A cura di Massimiliano Lanza

Il presente commento è stato già pubblicato lo scorso anno ma è stato riveduto e corretto.

La prima lettura ci dice che i primi doni che il Signore Risorto dà ai suoi discepoli sono l’unità e l’amore reciproco.

La seconda lettura, pericope tratta da Apocalisse, ci dice che Giovanni ebbe una visione di domenica (il giorno del Signore). La visione lo fa cadere a terra tramortito ma il Signore stesso lo desta, dicendo. “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo. Io ero morto ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi”.

La pericope evangelica di oggi si può dividere in tre paragrafi: 1) Il Signore dà la Pace; 2) Gesù Effonde lo Spirito Santo; 3) Il Signore si manifesta a Tommaso.

Qualunque possa essere lo spunto che ha indotto l’evangelista a raccontare l’incontro di Tommaso con il Risorto, ha comunque un eminente significato teologico e pastorale. Secondo Rudolf Schnackenburg “esso mira a guidare i credenti allo stesso Risorto, che per Giovanni è realtà perennemente viva”.

La domenica di oggi termina l'ottavario pasquale e il tema è pressoché identico, salvo variazioni, alla Pasqua di Risurrezione. Ricordiamo che con la Pasqua la croce non è dimenticata ma trasfigurata!

Tommaso detto Didimo (gemello) era assente la sera di Pasqua. Il santo "epistemologo" emette la famosissima professione di fede: Mio Signore, mio Dio! Tommaso non è in torto perché cerca le prove ma perché le cerca a sproposito, mettendo letteralmente “il carro davanti ai buoi”. Bessone afferma che “prima c’è la sapienza e dopo la logica formale; prima la scoperta poi la verifica, prima l’intuito della costruzione e poi il calcolo del cemento armato”.

Il fatto più importante della risurrezione è il passaggio (appunto la ‘Pasqua’) da questo mondo al Padre, non solamente un cadavere rianimato, come del resto era accaduto a Lazzaro. Purtroppo il razionalismo, nemico di Dio e dell’Intelletto non comprende la logica della vita divina. Tommaso avrebbe dovuto intuire la verità!

Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a porte chiuse si fermò in mezzo a loro”. Non sono le prove che creano la verità, ma in realtà è il contrario: Gesù fa vivere la Chiesa e la fa ardere d’amore.

Il Vangelo di oggi è famosissimo ed è comunemente letto tutti e tre gli anni del ciclo liturgico, la seconda domenica dopo Pasqua. Il brano ci parla dell'Incredulo Tommaso che poi, vedendo e toccando le piaghe di Cristo, si "ri-crede". Tommaso è l'immagine del positivista, cioè di chi deve verificare empiricamente gli avvenimenti affinché siano veritieri. Egli è l'immagine di noi tutti, a volte siamo dubbiosi; un padre della Chiesa diceva che anche se ai nostri sensi quello che vediamo è pane e vino, quello che gustiamo al palato è pane e vino, per fede è indispensabile credere che si tratti del Corpo e Sangue di Cristo; sono simboli, appunto sacramento, di realtà superiori ma, termina il Santo, realmente sono Corpo e Sangue di Gesù. E' necessaria la fede per credere!

Tommaso non è né un positivista né un epistemologo e Gesù non è un facilone che ci dice che si crede solo e sempre senza vedere. Tommaso ha bisogno di sicurezza (come noi tutti) e Gesù invece richiede una fede la quale è come l'amore, cieca!

Il rimprovero a Tommaso (“Perché mi hai veduto, hai creduto”) è introduzione alla successiva beatitudine (“Beati coloro che crederanno senza aver visto”), forma stilistica (la beatitudine) usata sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento, singolarmente utilizzata nel vangelo giovanneo.

Gesù è tornato otto giorni dopo, come ogni domenica, da duemila anni e, fortunatamente, anche se chiudiamo le porte del nostro cuore, riesce ugualmente a entrare. È necessaria la fede! La nostra fede deve “avere come oggetto il Cristo Signore, cioè il Figlio di Dio”. La conoscenza del Cristo storico aiuta a sviluppare meglio la fede nella sua divinità. A livello di cultura generale ricordo, tra le varie filmografie su Gesù, il film Il Vangelo di Matteo di Pier Paolo Pasolini. È la conoscenza di Gesù maestro e profeta a essere fondamentale: egli non dà norme di diritto ma d’amore, l’amore contro l’odio ad esempio, i doni della pace e del perdono!

La parola “fede” è tradotta dal greco pisteusanteV - PISTEUSANTES e il termine episteme deriva da fede e significa metodologia delle scienze: una volta che uno scienziato fa una scoperta, è necessario che i colleghi credano, abbiamo fede (in senso lato) affinché la ricerca dia i suoi frutti. Noi siamo credenti e dobbiamo avere una grande fede a capire che Gesù sia che vegliamo (siamo nella vita fisica) sia che dormiamo (siamo nella morte apparente e solamente fisica, siamo nella vita spirituale) siamo redenti, salvati e viviamo con Lui. Tommaso riscopre Gesù suo Signore e suo Dio, il quale è sempre vivo nella sua Chiesa!

Massimiliano Lanza

Bibliografia:

·         Bessone A.S. (1986), Prediche della domenica anno C, Biella

·         Caldelari C. (2003), Preghiere del dì di festa, Riflessioni domenicali per credenti e non credenti, Messaggero di Sant'Antonio - Editrice, Padova

·         Lanza M. (2015), Commentari biblici, Anno Pastorale 2014-15, in Omelie ed Esegesi, anno B – ad uso privato per gli studenti.

·         Schnackenburg R. (1981), Il Vangelo di Giovanni, Volume tre, Brescia

20. Commentari Evangelici riferiti al Vangelo di domenica 13 marzo 2016 – QUINTA DOMENICA DÌ QUARESIMA - ANNO C - A cura di Massimiliano Lanza

Vangelo: Giovanni 8,1-11 (I lettura Isaia 43,16-21 ; II lettura Lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi 3,8-14)

Il Vangelo di oggi ci parla nuovamente di misericordia.

Sant’Agostino, a proposito dell’episodio dell’adultera afferma che “la miseria si trovò, sola, davanti alla misericordia” a dire che la nostra miseria sta davanti a Cristo che è misericordia. Dio, infatti, ha condannato il peccato, non l’uomo!

La pericope evangelica di oggi è un testo bellissimo. Gesù sta insegnando nel tempio e giungono farisei e dottori della legge con una donna colta in flagrante adulterio. Il marito non fu catturato, probabilmente era riuscito a fuggire, ma la mentalità dei capi del popolo ebraico era misogina e sessuofoba, quindi il peccato era certamente più grave per la donna (oggi impensabile, anche se in certi casi tale mentalità non è stata ancora superata). La pena era capitale, per lapidazione.

Gesù predica non la vendetta ma il perdono, non il castigo ma la conversione! Tutto ciò era preso in odio dai capi religiosi di Israele. Essi, per metterlo alla prova, gli pongono una questione difficile e delicata, per poterlo trarre in inganno (poco prima era stato quasi arrestato, ma le guardie del sommo sacerdote non vi riuscirono perché la folla lo considerava un profeta e poi anche per l’arringa di difesa di alcuni membri del Sinedrio, tra cui Nicodemo). Gesù è “tra l’incudine e il martello”: se avesse risposto di applicare la legge di Mosè non sarebbe stato misericordioso; se avesse assolto la donna, si sarebbe dimostrato a suo favore, cioè adultero come lei. In realtà egli non risponde, scrive per terra. Alcuni esegeti sostengono che lo scrivere in terra significava che egli descriveva con degli aggettivi il peccato degli uomini che accusavano l’adultera, ma la questione è aperta a varie interpretazioni. Alcuni interpretano il fatto secondo il diritto Romano: i giudici, prima di emettere la sentenza, dovevano scrivere il verdetto di proprio pugno. Ma ai giudei sembra non importare e incalzano ad interrogarlo. Allora Gesù esprime la famosa frase “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, a dire “non voglio il sangue di questa donna!”. E scriveva di nuovo per terra al termine dell’affermazione. Egli, poco prima, non guardava in faccia gli accusatori, ma solo al momento della fatidica frase, alza la testa.

In realtà i capi religiosi di trovarono in una situazione imbarazzante: secondo la cultura ebraica chi aveva diritto a scagliare la prima pietra? Il testimone che aveva sorpreso la peccatrice e che aveva ingenerato la sentenza di morte. Gesù, in pratica, chiede chi fosse il testimone qualificato che per primo avrebbe dovuto scagliare la pietra. Il testimone doveva essere incensurato ma non penso che Gesù lo ritenesse tale.

Nella pericope odierna “si chiede il parere su una sentenza da dare o forse già data”. I farisei cercano di trarre in inganno un uomo considerato dal popolo un maestro e un nuovo Mosè. Il caso è chiaro: donna adultera. Pena: capitale. Fonte: la legge ebraica data da Mosè, scritta nel libro del Levitico: “L’uomo che commette adulterio con la donna del suo prossimo dovrà morire, lui e la sua complice” (Levitico 20,10). Gli Ebrei, ritornando all’accenno del diritto romano di cui si parla più sopra, non erano più abilitati a comminare sentenze di morte (causa la dittatura Romana che li sottoponeva allo Ius gladii) e si pensava che praticassero in moltissimi casi giustizia sommaria (un po’ come Comeini e prima Hitler, Stalin, Mao Tze Tung, per fare esempi calzanti) e quindi ignorando la legge dell’Impero.

Il teologo Rudolf Schnackenburg affermava: “Chi scrive sulla sabbia e in tutto ciò che non ha consistenza, è esente da colpa”. Diffusa è la semplice spiegazione che il gesto di Gesù significasse riflessione, il rinviare una decisione, la volontà di non intervenire sul caso (questa e altre di cui sopra sono tutte possibili interpretazioni), il non volere giudicare. Sant’Agostino affermava: “sarà scritto nella polvere chi si allontana da te; perché essi hanno abbandonato il Signore, la fonte dell’acqua zampillante”. A volte, ecco perché la condanna, si tende a fare paura alle persone perché non pecchino o commettano reati, come gli “spaventapasseri” negli orti, ma la giustizia di questo mondo è comunque miseria. San Giovanni Paolo II, nell’enciclica Dives in misericordia affermava: “L’esperienza del passato e del nostro tempo dimostra che la giustizia da sola non basta e che, anzi, può condurre alla negoziazione e all’annientamento di se stessa, se non consente a quella forza più profonda che è l’amore, di plasmare la vita umana nelle sue varie dimensioni” (Giovanni Paolo II, Dives in misericordia).

Il dialogo che intercorre tra Gesù e l’adultera è breve ma efficace. In realtà porta alla liberazione, è liberatorio. “Nemmeno io ti condanno”, dice, “va, e d’ora in poi non peccare più”. Egli salva la donna ma condanna chiaramente il peccato, suo e degli accusatori.

Non occorrono successivi commenti sulla misericordia. Per Israele gli adulteri, in realtà, erano chi tradiva i rapporti profondi, tra i molti i rapporti spirituali, i rapporti di fedeltà nei confronti di Dio, pensiamo alla contaminazione del culto idolatrico e negromantico.

Oggi Dio è stato un po’ dimenticato, è difficile considerare un adultero / un’adultera nei confronti di Dio. Il peccato di adulterio non è quasi più considerato, a volte anche la gerarchia ecclesiastica o i teologi ne mitigano notevolmente la colpevolezza; tutto ciò accade per una forte crisi di fede contemporanea. Chi crede poco in Dio non si considera né adultero né peccatore ma ognuno ha il libero arbitrio, pertanto è libero di compiere le proprie scelte. Siamo condizionati dai segni dei tempi: se uno compie un atto simile, è giustificato e scusato, dicendo che non ha compiuto nulla di scandaloso (anche quest’ultimo concetto sottoposto a varie interpretazioni).

La cosa più importante, come affermava Padre David Maria Turoldo, è essere consapevoli dei propri peccati e pensare che “Dio per noi ha fatto prodigi, abbiamo il cuore pieno di gioia”.

Massimiliano Lanza

 

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Bibliografia:

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